Precarietà e flessibilità

 

Precarietà e flessibilità

Serve in primo luogo chiarire il significato di questi due termini. 

Flessibilità : che si adatta facilmente al variare delle situazioni.

Precarietà : incertezza, instabilità, provvisorietà.

E’ evidente che ci troviamo di fronte a termini che hanno un significato del tutto diverso, il primo esprime una capacità positiva, il secondo una condizione negativa.

Dovremmo verificare quali tipologie di lavoro consentono ad un’azienda di adattarsi al variare delle situazioni (flessibilità) 

e quali invece non rispondono a questa finalità, ma consentono ad un’azienda un potere assoluto sul singolo lavoratore privando il lavoratore di qualsiasi diritto (precarietà)

Dovremmo poi distinguere il giudizio sulla Legge da quello sul modo con cui  viene applicata.

Prima di procedere diciamo che la Legge è stata emanata quando il professor Biagi era già morto e non vi è nessuna certezza che egli l’avrebbe redatta esattamente come è stata votata.

La definizione di Legge Biagi appare del tutto strumentale.

Un esame puntuale dell’infinita serie di modalità di lavoro “atipiche” comporterebbe un lavoro enorme, appare più utile in questa sede chiarire i presupposti condivisibili e quelli non condivisibili e denunciare l’uso improprio della, talvolta necessaria, flessibilità.

Nessun contratto di lavoro deve determinare un rapporto di “sudditanza” da parte del lavoratore.

E’ evidente infatti che, allorché l’azienda ha la facoltà di non rinnovare un contratto temporaneo senza dover motivare, in alcun modo, la sua decisione, la stessa  acquisisce un potere di condizionamento nei confronti del lavoratore stesso tale da non consentire a quest’ultimo di far valere compiutamente i propri diritti.

In tale situazione non esiste un orario di lavoro effettivo, una retribuzione certa, e  il lavoratore è costretto, talvolta, a subire   soprusi e angherie sotto la minaccia del mancato rinnovo( licenziamento). Le donne spesso sono costrette a subire molestie e non solo.

Una situazione intollerabile. Non ci può essere ragione economica che giustifichi tali situazioni.

Pertanto,

L’assunzione a tempo determinato deve essere legata a situazioni oggettive e quindi non può essere “discrezionale”

Le assunzioni a tempo determinato possono essere effettuate solo in relazione a fattori che determinano oggettivamente una necessità temporanea (es. stagionalità, lavorazioni straordinarie a carattere temporaneo di significativa entità). Fattori noti e dichiarati all’atto dell’assunzione.

La flessibilità non deve essere un modo per aggirare lo statuto dei diritti dei lavoratori

Il susseguirsi di contratti temporanei concernenti la stessa attività debbono essere considerati effettuati al fine di aggirare tale legge

Il lavoratore a tempo determinato deve godere di tutti i diritti previsti per gli altri lavoratori, compatibili con la temporaneità del lavoro svolto.

Al lavoratore assunto con contratto a tempo determinato deve essere riconosciuta una retribuzione maggiorata a compensazione della temporaneità del lavoro svolto.

Al lavoratore assunto a tempo determinato deve essere riconosciuto il diritto di prelazione nell’assunzione a tempo indeterminato da parte dell’azienda in cui ha prestato la sua opera,  allorchè l’assunzione riguardi  attività uguali o similari a quelle svolte.

Le agevolazioni contributive e fiscali debbono favorire i contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Gli “stage” o corsi presso aziende debbono essere remunerati seppure in misura ridotta e si deve evitare che tale modalità risulti un “escamotage” per ottenere prestazioni lavorative senza dover sostenere la relativa remunerazione.

Normative peculiari possono essere definite per alcuni particolari settori di attività, nei quali la frammentarietà della prestazioni è oggettivamente connessa al tipo di attività (ad esempio alcune attività presenti nel settore dello spettacolo).

Scritto da Reterache

 

 

 

Precarietà e flessibilitàultima modifica: 2011-12-23T11:36:00+01:00da reterache
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