I partiti non sono tutti uguali

 

Tutti i partiti sono uguali.

Da diverso tempo a questa parte i media della destra, non potendo difendere l’operato di Berlusconi e della sua corte, i cui comportamenti sono stati smascherati dalle indagini della Magistratura e resi noti alla cittadinanza dalle intercettazioni, cercano di convincere i cittadini che non c’è differenza fra un partito e l’altro e che tutti i politici sonouguali. Tutti ladri = nessun ladro. Così però non è ed è facile dimostrarlo.

·         I partiti differiscono sotto diversi profili, fra i tanti:

·         democraticità interna (modalità di scelta dei quadri e di coloro che debbono ricoprire cariche istituzionali;

·         elettorato di riferimento;

·         scelte politiche in campo economico, giuridico, istituzionale,ecc.

·         fedeltà ai principi costituzionali e difesa dell’unità dello Stato.

Abbiamo partiti il cui potere è in mano a un singolo individuo, che decide quali leggi debbono essere approvate, le cariche di partito, quelle istituzionali, le espulsioni, insomma tutto e guai a chi dissente. E non stiamo parlando solo del Pdl e di Berlusconi, c’è ad esempio la lega in cui Bossi esercita un potere analogo. Basta leggersi l’articolo di Libero del 13/10/2011 http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=15F73T per constatarlo, e abbiamo partiti i cui statuti prevedono regole democratiche per le elezioni interne o addirittura le primarie per scelte istituzionali.

Abbiamo partiti il cui elettorato di riferimento è in prevalenza formato da lavoratori autonomi, professionisti, imprenditori, titolari di rendite, ceti abbienti e partiti il cui elettorato di riferimento è formato prevalentemente da lavoratori dipendenti, pensionati, titolari di reddito fisso, piccoli imprenditori, ceto medio e proletario.

L’elettorato di riferimento e la concezione del ruolo dello Stato portano i singoli partiti a privilegiare politiche molto diverse: gli uni tutelano le rendite (e la finanza), gli altri i ceti produttivi (imprenditoria e lavoratori); gli uni hanno come stella polare il mercato e vorrebbero privatizzare tutto, gli altri ritengono che il ruolo della politica sia di regolazione del mercato e che  alcuni beni e servizi: sanità, energia, formazione, previdenza, ecc debbano essere garantiti a tutti.

Abbiamo partiti che chiedono la secessione, altri che sono nati per difendere gli interessi di alcune aree dello Stato in contrapposizione ad altre, altri ancora che si battono per l’unità della nazione senza distinzioni di alcun tipo.

I partiti sono quindi molto diversi gli uni dagli altri e i cittadini debbono imparare a distinguere per poter scegliere consapevolmente. Chi vuole convincerli che sono tutti uguali sta cercando di togliere loro il diritto di scegliere il proprio rappresentante e di indurli all’ astensione. L’obiettivo è una delega in bianco a pochi oligarchi.

 

Tutti i politici sono uguali

L’obiettivo è sempre lo stesso. Se tutti i politici sono uguali  (tutti ladri ecc) perché seguire le vicende politiche.

E’ facile dimostrare la falsità dell’affermazione secondo cui tutti i politici sarebbero uguali.

Infatti, chi potrebbe asserire che Moro è uguale ad Andreotti, De Gasperi a Forlani, Pertini a Craxi o Lombardi a Cicchitto (famoso lo schiaffo del primo al secondo).

Ci sono in tutti i partiti, attualmente molto più che in passato, persone che hanno intrapreso l’attività politica per interesse personale; alcuni di questi , pur perseguendo una carriera politica, rispettano le leggi, altri più interessati al denaro usano la loro carica per ottenere tangenti, ma sono una minoranza.

La maggior parte svolge un ruolo di servizio alla collettività spinta dall’etica del dovere civico o per difendere i più deboli. C’è insomma chi fa politica come lavoro e chi la fa come forma di volontariato.

In passato i partiti erano in grado di selezionare i propri rappresentanti, perché c’era una gavetta e anche perché si entrava in un partito sulla base di una visione ideale della società, oggi spesso le persone arrivano in politica per altre vie e hanno un potere autonomo rispetto al partito.

L’unico rimedio è più partecipazione e non meno. I cittadini possono cambiare i partiti e la politica solo se entrano in massa e dal di dentro li rendano effettivamente democratici.

Scritto da Reterache

 

I partiti non sono tutti ugualiultima modifica: 2011-12-23T11:25:00+01:00da reterache
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