Se la ricchezza è un fantasma

 

SONO DOLORI SE LA RICCHEZZA È UN FANTASMA

 

Il capitalismo finanziario, generando un’inflazione finanziaria, introduce nell’economia un potente fattore di instabilità e di iniquità. La crisi nasce da qui: la globalizzazione non è un male, ma va regolata

 

Il ruolo fondamentale della finanza nell’economia è stato sottolineato ampiamente dagli economisti.

Braudel in particolare ha definito «autunno della finanza» quella fase, attraversata da tutti i cicli storici capitalistici nella quale, a causa del declino dei rendimenti delle attività economiche «reali» (agricole,commerciali, industriali) le risorse in esse impiegate vengono «ritirate» dai loro impieghi e rese disponibili per essere investite in nuovi impieghi: funzione preziosa per la circolazione e lo sviluppo delle attività economiche, ma per sua natura transitoria.

 

Una volta svolto il suo compito, la finanza esce di scena e le risorse sono reinvestite in attività produttive.

 

È avvenuto nel nostro tempo che, con l’enorme portata dei movimenti di capitale innescati dalla globalizzazione, le attività finanziarie abbiano assunto dimensioni e generato profitti eccezionali.

 

La finanza è diventata un settore permanente e sempre più importante dell’economia. Non è uscita più di scena ed ha assunto la forma di un indebitamento permanente, continuamente rinnovato.

 

L’economista Marc Bloch ha definito il capitalismo del nostro tempo come quel regime nel quale i debiti non si rimborsano mai.

 

Al tempo stesso la liberazione dei movimenti di capitale provocava un cambiamento dei rapporti tra capitale e lavoro a tutto vantaggio del primo.

 

Di qui un enorme aumento delle diseguaglianze tra redditi di capitale e di lavoro.

 

Questo squilibrio avrebbe generato fatalmente conseguenze recessive sulla domanda. Ma proprio qui è intervenuta la funzione di sostegno dell’indebitamento.

L’aumento di domanda necessario a sostenere l’economia è stato fornito non dall’aumento dei redditi di lavoro ma dall’aumento di massa dei debiti: come dire, dai redditi del futuro.

 

Ciò avveniva attraverso la procrastinazione sistematica dei debiti-crediti promossa dalle banche tradizionali e sempre più dai nuovi intermediari finanziari; e incoraggiata da una politica monetaria largamente espansiva.

 

Era come se successive onde espansive dei crediti si accavallassero come le onde del mare. Prima o poi però le onde cessano dall’accavallarsi e si infrangono sulla riva.

 

La fiducia nel futuro per qualche ragione viene a mancare. Allora, come dice Galbraith, gli sciocchi sono separati dal loro denaro ma anche gli incolpevoli dal loro lavoro.

 

Proprio questo è avvenuto con la crisi dalla quale non siamo ancora usciti.

 

Essa è stata preceduta da una inflazione misurata dalla esplosione della liquidità.

 

Nel 2007, al colmo dell’espansione, la liquidità monetaria nelle più varie forme aveva raggiunto un livello dodici volte superiore al prodotto reale mondiale.

 

Nel 2008 scoppiò la crisi nel settore del credito immobiliare negli Stati Uniti, dilagando poi in tutta l’economia e in tutto il mondo.

 

Qui non interessa ripercorrere le vicende della crisi, e il modo iniquo nel quale è stata fronteggiata addossandone il costo allo Stato, per poi indicare nello Stato il colpevole dell’indebitamento pubblico che aveva sostituito l’indebitamento privato.

 

Qui interessa fare emergere il fenomeno della ricchezza fittizia cui il capitalismo finanziario ha dato luogo.

 

Quel fenomeno ha origini storiche remote rilevate a suo tempo da Karl Polanyi e cioè nella mercificazione della moneta realizzata dal capitalismo insieme alla mercificazione dei fattori produttivi naturali (terra e lavoro).

 

La moneta è una istituzione che consente di misurare e di scambiare le merci, Quando, usata come merce essa stessa, diventa oggetto di accumulazione, genera processi di arricchimento (di capacità di acquisire merci) ai quali non corrisponde alcuna produzione di merci reale: una ricchezza fittizia, costituita da «titoli» che svolgono nell’economia reale la funzione svolta nel gioco della roulette dai gettoni.

I gettoni della roulette però non hanno alcun valore. Sono indicatori

di ricchezza,non ricchezza. Se fossero accumulati come ricchezza, distruggerebbero il gioco.

La differenza tra beni reali e titoli finanziari si coglie nella differenza tra la regolazione esercitata nello scambio di beni e la sregolatezza consentita dallo scambio di titoli.

 

Un aumento della domanda di caffè comporta un aumento di prezzo del caffè che ristabilisce l’equilibrio attraverso una contrazione della domanda o un aumento dell’offerta.

 

Un aumento della domanda di titoli del caffè ne aumenta il «valore» e può quindi provocare un ulteriore aumento di domanda.

 

È così che si formano le «bolle » speculative. Nel primo caso siamo di fronte al bene caffè, oggettivo e reale, nel secondo di fronte a una opinione soggettiva del suo valore.

 

L’aumento di valore dovuto a opinioni soggettive non dovrebbe dar luogo a creazione di moneta, cioè a un titolo che dà diritto all’acquisizione di beni reali.

 

La liquidità che ne risulta non è ricchezza vera, è ricchezza fittizia. Tuttavia essa dà ai suoi detentori il diritto di impossessarsi di ricchezza reale.

 

La base di quella ricchezza fittizia non è una produzione di ricchezza ma una fiducia nella produzione di ricchezza.

 

Se la fiducia viene meno, sfuma anche la ricchezza. L’accumulazione

di moneta non dovrebbe comportare dunque accumulazione di ricchezza.

 

Questa è la ragione che ha suggerito a un noto provocatore, Silvio

Gesell, l’introduzione di una tassa di decumulo della moneta non spesa (un interesse negativo) e ad economisti sani di mente, come il

progressista Keynes e il conservatore Fisher, di approvarla.

 

In conclusione: il capitalismo finanziario, generando un’inflazione finanziaria, introduce nell’economia un potente fattore di instabilità e di iniquità.

 

La crisi che attraversiamo nasce da qui. Ed è destinata a rinnovarsi come si stanno rinnovando i fenomeni di perturbazione della ricchezza reale e di introduzione di ricchezza fittizia cui dà luogo l’accumulazione della moneta.

Questo è il primo fattore di instabilità e di iniquità che il capitalismo finanziario ha introdotto nel rapporto fondamentale tra i

due protagonisti della modernità, il capitalismo e lo Stato nazionale.

Il secondo, altrettanto fondamentale, è la scomparsa dello Stato come

regolatore del processo di globalizzazione.

 

Contrariamente a quanto sostengono i suoi oppositori, la globalizzazione è un processo fondamentale per il progresso umano.

 

Tale era considerato da Marx. Ma non può essere lasciato a sé stesso,

perché totalmente privo di autoregolazione.

 

È l’assenza di regolazione che lo rende distruttivo e caotico.

 

Questi due temi dovrebbero costituire questioni centrali per gli economisti: una moneta che sia ricondotta alla funzione di arbitro e non di giocatore.

Un governo mondiale che ricostituisca il necessario interlocutore del capitalismo dopo il venir meno della funzione svolta dagli Stati nazionali

Se la ricchezza è un fantasmaultima modifica: 2011-09-23T18:25:05+02:00da reterache
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