Tassa sui capitali nascosti, l’esempio della Germania

SVIZZERA E GERMANIA: UNA TASSA SUI CAPITALI NASCOSTI

Yoda e Oreste Saccone

WWW.FISCOEQUO.IT   23/8/2011

 

 

Pochi giorni prima che il governo italiano varasse la tanto discussa manovra bis, il 10 agosto Germania e Svizzera siglavano un accordo bilaterale destinato ad entrare in vigore all’inizio del 2013.

 

In cambio del mantenimento del segreto bancario e di importanti facilitazioni per l’accesso delle banche svizzere in territorio tedesco, la Svizzera si impegna ad applicare, a vantaggio dell’erario tedesco, un’imposta annuale – anonima – del 26,375% sui redditi finanziari prodotti dai patrimoni dei cittadini tedeschi.

 

Il prelievo copre interamente le imposte che si sarebbero applicate in Germania sui medesimi redditi e si applica anche sui redditi finanziari dei contribuenti tedeschi beneficiari di particolari enti e strumenti contrattuali come fondazioni o società di sede offshore; è in grado, quindi, di garantire incassi notevolmente superiori a quelli dell’euroritenuta della direttiva risparmio.

 

Per il passato, l’accordo prevede un prelievo forfettario una tantum – una vera e propria imposta patrimoniale – che inciderà pesantemente sullo stock dei depositi (e non sui soli flussi) con aliquote che, in ragione degli anni di deposito e dell’ammontare delle consistenze, oscillano tra il 19 e il 34 per cento. L’incasso è stimato in circa 4 miliardi di franchi svizzeri (ossia, ai cambi attuali, poco meno di 4 miliardi di euro), due dei quali saranno immediatamente anticipati dalle banche svizzere quando l’accordo entrerà in vigore.

 

È dunque un compromesso che reca importanti vantaggi ad entrambi gli Stati contraenti e che, a breve, dovrebbe essere concluso anche tra Svizzera e Regno Unito.

 

Grande assente, ancora una volta, l’Italia. Il nostro Paese non è riuscito a concludere nessun accordo sullo scambio di informazioni (TIEAs) che invece gli altri grandi partner Ocse hanno stipulato, negli ultimi due anni, con decine di paesi (anche a fiscalità privilegiata); inoltre, il ministro Tremonti si è fatto promotore di una linea di difesa della “trasparenza” tanto intransigente quanto del tutto inefficace.

 

In particolare con la Svizzera sono stati pubblicamente usati toni da

crociata, della serie “o tutto o nulla”.

E, puntualmente, non abbiamo ottenuto nulla. C’è da credere, del resto, che fosse proprio questo il reale obiettivo di tanta “agitazione”, un obiettivo del tutto coerente con l’indirizzo di un governo che, in epoca non lontana, ha giustificato l’evasione – davanti allo stato maggiore della Guardia di Finanza – come strumento di legittima difesa contro un livello impositivo troppo alto.

 

Ora che le aliquote massime sono state portate, proprio da questo governo dal 45 per cento (addizionali comprese) a oltre il 50 per cento, il mancato accordo con la Svizzera garantirà un utile salvacondotto ai capitali di nuovo prepotentemente in uscita dall’Italia.

 

Angela Merkel ha “sacrificato” in parte la “trasparenza” ma ha ottenuto una patrimoniale – anonima – che, mediamente, abbatterà di un quarto lo stock del capitale esportato, e un prelievo ordinario, annuo, sui redditi finanziari all’aliquota del 26,375 per cento.

 

Tassa sui capitali nascosti, l’esempio della Germaniaultima modifica: 2011-08-24T11:36:27+02:00da reterache
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