Sud e Fas (Fondi per aree sottosviluppate)

BRUTTE SORPRESE PER IL SUD

Luca Bianchi

 

Se ripassiamo velocemente i diversi interventi di politica economica varati negli ultimi mesi e la difficoltà di tenere insieme misure di risanamento e rilancio della crescita ci viene in mente la frase che Lyndon Johnson, con una certa perfidia, aveva coniato riferendosi al presidente americano Ford: «Non è capace di camminare e masticare una

gomma contemporaneamente».

 

È proprio in questa carenza nel tenere insieme i due obiettivi del risanamento e dello sviluppo che risiede agli occhi di quasi tutti gli osservatori il maggiore difetto della strategia portata avanti dal Governo in questa difficile fase.

 

Se poi aggiungiamo il terzo obiettivo, che un intervento così rilevante non può trascurare, che è quello dell’equità nella distribuzione dei costi, la manovra appare complessivamente insufficiente.

 

Assodato che il risanamento è necessario, non si può non rilevare che un simile intervento che deprime la crescita, tagliando gli investimenti, che penalizza i redditi da lavoro e taglia le risorse

trasferite agli Enti locali, ma salva le pensioni di anzianità e i patrimoni finisce inevitabilmente per penalizzare in maniera più

accentuata le aree più deboli del Paese che proprio da queste risorse dipendono maggiormente.

 

E proprio sull’impatto territoriale di questa manovra appare utile soffermarsi con maggiore attenzione. Basta arrivare al secondo articolo del decreto per trovare la prima butta sorpresa per il Mezzogiorno e per tutte le aree in ritardo di sviluppo.

 

Esso, infatti, modifica il decreto 98 di appena un mese fa, prevedendo la possibilità di utilizzare anche il Fas (il Fondo Aree Sottoutilizzate) per compensare i tagli ai ministeri.

 

Una possibilità troppo ghiotta di evitare tagli drastici alle spese correnti dei dicasteri, utilizzando risorse che sarebbe dovute servire a finanziare spesa per investimenti.

 

Proprio l’esclusione del Fas, insieme al Fondo per il finanziamento

ordinario delle università e le risorse destinate alla ricerca, all’istruzione scolastica, aveva costituito un importante segnale di voler salvaguardare componenti della crescita essenziali per la ripresa dello sviluppo economico nazionale.

 

Una decisione cancellata dopo appena un mese dall’ultimo decreto, almeno per quanto riguardando il Fas, e che rischia di prosciugare completamente un salvadanaio già fortemente ridottosi nel corso degli ultimi due anni.

 

Parliamo di risorse che avrebbero dovuto finanziare in particolare investimenti per la banda larga (del ministero dello Sviluppo economico) e per la prevenzione del rischio di dissesto idrogeologico (da parte del ministero dell’Ambiente).

 

Due ambiti di cui appare quasi superfluo sottolineare la rilevanza in termini di adeguamento delle infrastrutture digitali, indispensabili per le imprese innovative che operano nel Sud, e nell’assicurare condizione di sicurezza alle coste meridionali e non solo, periodicamente colpite da disastri ambientali, spesso anche con conseguenze pesantissime anche in termini di vite umane.

 

Solo pochi giorni fa, lo sblocco di alcune risorse del Fas sembrava aver riproposto all’attenzione del governo le

esigenze del Sud ma dopo appena una settimana di quei soldi non se parla più e sono all’ordine del giorno nuovi tagli.

 

Nonostante una politica di rigore che penalizzerà fortemente cittadini ed Enti locali (Reterache: cioè ancora i cittadini meno abbienti), proprio ai Ministeri viene offerta una più «facile» via d’uscita per conseguire gli obiettivi di risanamento contraendo ulteriormente le spese per investimento nelle aree deboli.

 

Una decisione che suscita perplessità e nasconde ulteriori rischi per le regioni meridionali. Le regioni del Sud, infatti, oltre a dover far fronte con minore risorse alla crescente domanda di servizi di una popolazione che si sta sempre più impoverendo, dovranno nei prossimi due anni vincere un’altra sfida, quella di riuscire a spendere le risorse comunitarie previste dal ciclo di

programmazione 2007-2013.

 

Per spendere le risorse europee, senza sprecarle come spesso è accaduto in questi ultimi decenni, sono necessarie due condizioni: la

disponibilità di risorse per il cofinziamento nazionale (due terzi a carico dello Stato e un terzo a carico delle regioni stesse) e un quadro di programmazione coerente.

 

Su questi due fronti, in questa fase convulsa di crisi, non esistono al momento sufficiente garanzie.

 

In assenza di modifiche al patto si stabilità, sarà assai difficile trovare spazi sufficiente di spesa; e, in un ordine di priorità alterato dalla crisi, come faranno gli Enti locali a mettere da parte

sufficienti soldi per cofinanziare la spesa europea?

 

Il rischio è che accada, con un effetto a cascata, anche negli Enti locali ciò che avviene al livello centrale, contrazione di tutte le spese in conto capitale, con conseguenza perdita di risorse comunitarie e ulteriore indebolimento delle condizioni di contesto produttivo.

 

Proprio per avere queste garanzie occorrerebbe subito aprire un tavolo con il ministro Fitto, le Regioni e le parti sociali, dando vita a quella cabina di regia più volte annunciata.

 

In un Paese che non cresce, sarà ancora una volta il Sud a profondare in una crisi economica che rischia di determinare effetti pesanti in termini di tenuta sociale in molte aree.

 

Occorre chiedersi come mai, neanche in una fase così difficile non si è riusciti a incidere significativamente sulle pensioni di anzianità (concentrate per due terzi nelle regioni più ricche del Nord a guida leghista) mentre si rinuncia a investimenti decisivi per la crescita come quelli per le infrastrutture digitali.

 

La lettura della situazione economica del Sud, dove vive oltre un terzo della popolazione italiana, anche questa volta ci aiuta a capire i rischi di un impianto di politica economica che non riesce a tenere insieme, in quadro di equità, l’obiettivo di riduzione del deficit con quello di rilanciare la crescita. Forse con un approccio più strategico si sarebbe potuto riuscire a fare due cose insieme e

permettere al Paese tutto insieme di affrontare i costi del risanamento con l’ossigeno di una maggiore crescita, camminando e masticando la gomma contemporaneamente.

Sud e Fas (Fondi per aree sottosviluppate)ultima modifica: 2011-08-18T13:57:10+02:00da reterache
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