Rifiuti e tracciabilità

Rifiuti, Sistri e norme Ue quei regali alle ecomafie del governo Gattopardo

 

 

Abolizione della tracciabilità delle imprese e pessimo recepimento

della direttiva Ue sui reati ambientali: così si aiuta il business dell’illegalità

 

 

puzza di bruciato. Un’appalto, assegnato senza gara alla Selex, società di

Finmeccanica, e che presenta non pochi dubbi ed è finito anche nell’inchiesta sulla P4. Ombre sulle quali indaga la Procura di Napoli e che ha portato ad avvisi di garanzie e perquisizioni nelle sedi della Selex Management.

Al centro dell’attenzione degli inquirenti le modalità di aggiudicazione dell’appalto. Ora spetterà ai magistrati inquirenti fare luce sulla vicenda e sulle presunte irregolarità. Che, per gli inquirenti, non sono di poco conto: i reati contestati spaziano infatti dall’associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, all’abuso d’ufficio, passando per le fatturazioni inesistenti.

 

Ma l’abrogazione del “Sitri” non è solo che ultimo capitolo di un Governo che a parole dichiara di voler fare la lotta all’ecomafia, ma che nei fatti adottauna politica gattopardesca: cambiare tutto per non cambiare nulla. E in molti casi anche peggiorare. Basti pensare al pessimo recepimento della direttiva europea per introdurre i reati ambientali nel codice penale.

 

Nel paese dell’abusivismo edilizio e del saccheggio del territorio, delle

mozzarelle alla diossina e del business delle ecomafie, si è persa, ancora

una volta, l’occasione di intervenire adeguatamente e fornire una legge penale efficace a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

 

La questione fondamentale è che lo schema elude lo spirito e la lettera della Direttiva europea. Si rimane infatti nel solco delle fattispecie contravvenzionali, senza riuscire a individuare i delitti, con l’effetto di continuare a tenere con le armi spuntate le forze che devono indagare e reprimere: nessuna possibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali, impossibilità delle rogatorie internazionali, tempi brevissimi di prescrizione. Un esempio per tutti: chi «cagiona l’inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio (quindi sostanzialmente avvelena l’ambiente, ndr) rischia l’arresto da 6 mesi a un anno e l’ammenda da 2600 a 26000 euro, se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall’autorità competente».

 

Ed è chiaro che a chi inquina converrà pagare questa piccola sanzione pecuniaria, piuttosto che sostenere i costi altissimi – circa 200.000 euro a metro quadrato – per la bonifica del territorio.

 

E allora se due indizi fanno una prova, di fatto gli ecomafiosi continuano

a brindare. E ad avvelenare.

 

Al ministro Prestigiacomo più che alzare la voce contro i suoi colleghi, sarebbe utile riflettere e capire il suo ruolo e la sua capacità di incidere nelle scelte del Governo. Certo sopravvivere anonimamente è sempre una strada. Ma che certamente non aiuta a combattere e sconfiggere quello che da vent’anni è un vero e proprio furto di futuro ai danni dell’intera comunità.

 

Rifiuti e tracciabilitàultima modifica: 2011-08-18T13:54:26+02:00da reterache
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