Patrimoniale per l’equità

PATRIMONIALE SCELTA OBBLIGATA PER L’EQUITÀ

Nicola Cacace 17/8/2011

 

Ora che il prelievo di “solidarietà” della Manovra per i redditi da lavoro oltre 90 mila euro è stato bocciato da destra e da sinistra come «iniquo perché spreme i soliti noti, quelli che le tasse le pagano», aumentano i fans della Patrimoniale.

 

Al banchiere cattolico Pellegrino Capaldo, che per primo ha proposto una patrimoniale sulla rendita fondiaria (il Sole 24 Ore,

marzo 2008) «che ha raggiunto livelli scandalosi…gli strumenti per contrastare questa rendita ci sono, occorre solo il coraggio politico di utilizzarli», sono seguiti tra gli altri, Carlo De Benedetti, il presidente dei commercialisti Claudio Siciliotti, Susanna Camusso della Cgil e Giuliano Amato, che hanno proposto una patrimoniale sulla ricchezza complessiva.

 

Poi sono intervenuti Luigi Abete, presidente di Assonime per una

patrimoniale “componente essenziale della necessaria riforma tributaria” (Il Sole 24 ore del 22 giugno) e Luca Cordero di Montezemolo (Corsera del 14 agosto) a proporre una patrimoniale per le ricchezze da 5-10 milioni di euro in su, «per evitare che a

pagare siano i soliti noti».

 

Anche Bersani, senza entrare in particolari, ha chiesto che «siano i più ricchi a pagare, non i soliti noti» Si sta infrangendo il tabù Patrimoniale, condiviso anche da Abete quando dice: «Non la si deve chiamare patrimoniale, bensì Ctc, contributo per trasparenza e crescita», definizione irrisa da Perotti che scrive il giorno dopo (il Sole 24 ore, 23 giugno): «Alcuni vogliono finanziare la riforma con una patrimoniale, anche se si illudono di chiamarla con altro nome»

 

Nell’alternativa tra prelievo sui redditi e prelievo sulla ricchezza i fautori del secondo partono da alcune constatazioni di buon senso,

a)      l’Italia è l’unico grande paese europeo senza una imposta sui patrimoni,

b)      i dati sulla ricchezza sono più certi diquelli sui redditi,

c)      «se il convento è povero i frati sono ricchi», avendo l’Italia col terzo debito pubblico del mondo, anche una delle più grandi ricchezze private delle famiglie, stimata da B.d’I. in 8.400 miliardi, 6 volte il Pil, anche se è fortemente concentrata, quasi metà essendo posseduta dal 10% delle famiglie,

d)      anche agendo sui patrimoni da 2 milioni in su è possibile contare su una base imponibile di almeno 2500 miliardi –su una ricchezza totale di 8.284 miliardi ed una ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie più ricche di 3.680 miliardi- che con una aliquota dello 0,5% frutterebbe 12 miliardi, molto più del previsto prelievo sui dirigenti.

 

Si tratterebbe di una imposta di 5000 euro per una famiglia che possiede un patrimonio di 2 milioni, che non impoverirebbe nessuno e avrebbe il merito di chiamare a dare un contributo al risanamento del paese anche cittadini che non sempre pagano in tasse sino all’ultimo centesimo come dirigenti e manager, colpiti dalla Manovra.

Patrimoniale per l’equitàultima modifica: 2011-08-18T13:50:39+02:00da reterache
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