Il pericolo viene dal debito

IL PERICOLO VIENE DAL DEBITO

La politica non può riprendere il controllo dei processi economici senza ridurre drasticamente il ruolo dei mercati finanziari

Silvano Andriani20/7/2011

 La caratteristica principale dell’attuale crisi è nella formazione di un eccesso di debito. Il grafico la mostra plasticamente . La linea indica il livello del debito totale – somma dei debiti dello Stato, delle famiglie e delle imprese – rispetto al prodotto lordo degli Usa dal 1870 al 2010.

Esso per circa mezzo secolo oscilla intorno ad una volta e mezzo il Pil; negli anni’20 si impenna sino a diventare nel 1929 tre volte il Pil e generare la crisi degli anni ’30; nel 1955 ritorna al livello precedente lì resta fino all’affermarsi del neo-liberismo negli anni ‘80, allora ricomincia a salire con moto accelerato sino a stabilire il nuovo record pari a tre volte e mezzo il Pil nel 2007 e generare una nuova crisi finanziaria ed economica.

 

La situazione dell’Europa non è diversa: il debito totale medio nell’Unione nel 2010 era pari a due volte e mezzo il Pil, un record storico, ma variava dalle due volte della Germania alle quattro dell’Irlanda, mentre Inghilterra, Spagna, Portogallo e Grecia si avvicinano a quel massimo. Ulteriore riprova degli squilibri europei. Il debito italiano era 2,4 volte, inferiore alla media, giacché il maggiore debito pubblico era più che bilanciato dal più basso debito privato.Proviamo innanzitutto a trarre qualche lezione da questa storia, aggiungendo informazioni che rafforzano l’analogia fra la crisi degli anni ’30 e quella attuale. Anche negli anni ’20 vi fu un rapido aumento delle disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza; anche allora la prima diffusione dei consumi di massa fu finanziata col debito delle famiglie.La prima lezione è che se è vero che un eccesso di debito pubblico è una cosa cattiva, un eccesso del debito privato può essere anche più pericoloso: entrambe le più micidiali crisi del capitalismo hanno avuto origine dal debito privato.

Questo rende ancora più sorprendente l’inerzia del ceto politico italiano che ha disertato il confronto contro il senso comune ancora imperante nei mercati e nelle istituzioni comunitarie che considera destabilizzante solo il livello del debito pubblico. Un cambiamento del patto di stabilità che assumesse a riferimento invece del debito pubblico il debito totale lo avrebbe reso più realistico ed anche più favorevole all’Italia.L’altra, più importante lezione, è che in una crescita trainata dai mercati la distribuzione del reddito risulta non solo sempre più iniqua, ma, di conseguenza, anche inefficiente, nel senso che essa non è in grado di alimentare un adeguato livello della domanda senza una crescita dell’indebitamento. Nei “ trenta anni gloriosi”successivi alla seconda guerra mondiale, invece, mentre i consumi di massa si diffondevano in tutti i paesi avanzati e venivano sviluppate le strutture dello Stato Sociale, il livello del debito totale non aumentò. Ciò fu il frutto di un modello distributivo determinato e gestito politicamenteche fu lo strumento principale di una visione riformista dello sviluppo.Ora la domanda chiave è: dopo quattro anni di crisi il livello del debito sta diminuendo? No, sta aumentando, in quanto la modesta riduzione del debito privato è più che bilanciata dalla crescita del debito pubblico. Il grafico ci dice che qui è una grande differenza rispetto agli anni ’30. La rapida riduzione del livello del debito fu allora conseguito facendo fallire migliaia di banche.Le scelte finora fatte tendono invece a preservare il valore dei crediti si cerca solo di frenarne l’aumento del debito operando sulla componente pubblica, sulle pensioni, sulle retribuzioni, cioè con l’austerità.Il permanere di un’enorme massa di debiti comprimerà le capacità di crescita per molti anni a venire e destabilizza i sistemi economici.Proprio considerando questi rischi in sede Fondo Monetario Internazionale è stata condotta una ricerca da parte di Rheinard eSbrancia per analizzare i diversi modi con i quali nell’ultimo secolo si è proceduto ad una riduzione del valore del debito e i loro effetti sulla crescita: default delle banche, ristrutturazione dei debiti degli Stati, periodi prolungati di tassi di interesse negativi, scoppi improvvisi di inflazione e, meglio, un’inflazione controllata abbinata ad una forte crescita economica:così fu drasticamente ridotto l’enorme debito accumulato durante la seconda guerra mondiale e rilanciata l’economia mondiale.Questo complesso di misure viene definito “ financial repression” e considerato l’alternativa all’austerità.Oggi assistiamo impotenti al fatto che mercati finanziari, che hanno provocato la crisie sono stati salvati da interventi statali, attaccano gli Stati che li hanno salvati e anche altre componenti della stessa finanza, le banche per imporre i propri interessi.

La politica non ha nessuna speranza di riprendere il controllo dei processi economici per ridurne l’instabilità ed orientarli alla soddisfazione dei bisogni prioritari senza ridurre drasticamente il ruolo dei mercati finanziari.

 

Il pericolo viene dal debitoultima modifica: 2011-08-18T14:07:44+02:00da reterache
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