Spagna, indignati

Se sei interessato  a ricevere la selezione “giornaliera”di articoli invia la tua richiesta a “reterache@alice.it”

«Nessuno ci rappresenta» Proteste in tutta la Spagna

 

Uomini e donne in piazza a Madrid, Barcellona, Valencia, Saragozza e in tutte le grandi città

«Non ci schieriamo con nessun partito, noi con le elezioni non c’entriamo. Vogliamo

solo far capire che gli interessi del popolo non si decidono nelle stanze della politica»

 

Alle ore 20 sorge il sole a Madrid». È l’ora delle assemblee, l’ora punta, quella in cui si ritrovano tutti in piazza, discutono, alzano le mani, applaudono.

 

Scrivono bigliettini con proposte da depositare in urne di cartone, come quelle in cui si vota. Ma non chiedono nessun voto, anzi.

 

Twittano a tempo di musica, rilanciano foto, idee, comunicazioni di servizio. Diffondono in rete comunicati pieni di proposte e di proteste, dove l’unica cosa che manca è una firma unica.

 

Sono una piattaforma multiforme, un corpo con centinaia di migliaia di teste. Teste con i rasta, ma anche brizzolate, bianchissime, con la messa in piega.

 

C’è il barista, l’impiegato, la commessa licenziata. Lo studente che scende dal treno e monta la sua tenda.

 

«Cosa sta succedendo?» chiede un turista a una ragazza con un A4

sulla schiena “Meno banchieri, più giardinieri”. «È una protesta nazionale, per una partecipazione diretta nelle decisioni che ci riguardano, per il diritto alla casa, al lavoro, a servizi pubblici di qualità», risponde Noelia.

 

I cartelli spiegano: «Non ci rappresentano né i partiti né i sindacati».

Ci sono anche gli avvocati,a turno, studiano il veto posto dalla Giunta Elettorale Centrale alla loro volontà di rimanere in piazza, nonostante tutto.

 

Sono sempre più numerosi. E più sono, più difficile sarà farli sloggiare: a Puerta del Sol, in Plaça Catalunya a Barcellona, nella Plaza del Auyntamiento di Valencia, davanti

alla Virgen del Pilar a Saragozza…

 

Sono la piazza della «Sol-uzione», come recita un enorme striscione nel “chilometro zero” di Madrid. «Lottiamo contro la legge dell’immigrazione, contro la legge elettorale e anche contro la legge di parità di genere», urla al megafono Geronimo, uno dei moderatori dei dibattiti a Puerta del Sol.

 

C’è anche Pablo, sulla maglietta ha appiccicato con lo scotch il cartellino “portavoce”: «Rispettiamo il diritto al giorno di riflessione (fissato per oggi, ndr) , ma noi qui stiamo riflettendo da quasi una settimana e non stiamo disturbando nessuno.

 

Non è una campagna elettorale, non ci schieriamo con nessun partito, vogliamo solo far presente che gli interessi della popolazione non si decidono nelle stanze chiuse della politica.

 

Ci dicono che viviamo in una democrazia, ma non è vero». Polizia, candidati e partiti impegnati in una campagna elettorale mai così poco presente nell’agenda dei media, speravano in un lento riflusso dell’onda.

 

Speravano che rinunciassero, che il veto della Giunta Elettorale e del Tribunale Costituzionale li convincesse a smontare le tende, a staccare le pancartas e tornare a casa. Ma loro non hanno nessuna intenzione di mollare.

 

Stanotte hanno inaugurato la giornata di riflessione con un urlo muto: cinque minuti con il nastro adesivo sulla bocca. Rimarranno al loro posto fino a domani, giornata di elezioni amministrative. E probabilmente per qualche altro giorno.

 

«Queste elezioni sono importanti per loro, ma per noi sono secondarie», diceva Josè, da Siviglia, intervistato all’inizio del tg della televisione pubblica.

 

Gli «indignati» che da domenica occupano pacificamente più di 100 piazze sono diventati i veri protagonisti della settimana politica spagnola.

 

Ma la rivolta non si è fermata qui. Centinaia di connazionali e cittadini di altri paesi europei si sono sommati alla manifestazione per una «Democrazia Reale Subito ». Ieri sera presidi simili a quelli di Madrid e Barcellona si sono visti anche a Ginevra, Londra, Parigi, e in molte città italiane come Milano,

Roma (davanti all’ambasciata spagnola), Firenze, Bologna… «Siamo entusiasti per l’effetto chiamata a livello internazionale», spiegava ieri Jordi, seduto in mezzo alla piazza a forma di stella a pochi passi dalle Ramblas barcellonesi.

 

Non è l’unico ad essere contento, con lui si sono riuniti anche molti scrittori, musicisti, attori più o meno famosi che fino a ieri guardavano di sbieco queste riunioni estemporanee, ma che pian piano si sono fatti contagiare dall’entusiasmo pacifico che l’«agorà» e la Rete emanano.

 

Pochi sono però quelli che sanno dire la vera ragione per cui ogni giorno si recano in piazza, riempiendola e svuotandola come una fisarmonica.

 

Sono già in circolazione alcuni manifesti, con proposte e idee per il dibattito. Solo da lunedì si potrà capire se l’onda nata in concomitanza con un appuntamento elettorale particolarmente importante per la politica spagnola avrà la forza per mantenersi in testa alle preoccupazioni di media e politici. Anche, come si si aspetta, in altri paesi.

Spagna, indignatiultima modifica: 2011-05-27T17:15:00+02:00da reterache
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento