Ballottaggi, la politica dell’arroganza

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Se l’arroganza umilia la politica

 

Nel dibattito in vista dei ballottaggi prevalgono arroganza e ridicolo. Ma con questi atteggiamenti si negano decenni di storia civile di Milano, città socialmente aperta e generosa.

 

Famiglia Cristiana 25/05/2011 Beppe Del Colle

 

Il clima politicamente molto caldo che ha caratterizzato le due settimane precedenti il ballottaggio per l’elezione di parecchi sindaci, soprattutto quelli di Milano e di Napoli, ha rivelato un aspetto finora inedito: l’arroganza delle forme, fino al ridicolo delle sostanze.

 

Sull’arroganza delle forme, più precisamente nelle (finte) interviste del presidente Berlusconi trasmesse quasi in contemporanea sui tre canali televisivi privati (i suoi) e sui due pubblici sotto il controllo del Governo (Tg1 e Tg2), molto è stato detto e scritto e con l’intervento dell’Autorità competente, e qui non c’é nulla da aggiungere.

Sulla sostanza che ha sfiorato in diverse occasioni il ridicolo per la totale irrilevanza politico-costituzionale di alcune prese di posizione di Berlusconi e di Bossi,

 

vale la pena di riflettere. Il premier ha denunciato in toni accorati il rischio che, se vincesse a Milano il candidato dell’opposizione Pisapia, in vantaggio al primo turno, la metropoli lombarda diventerebbe preda di zingari, rom, drogati, immigrati, musulmani, centri sociali, sinistra estrema: una vera “Stalingrado italiana”. Su un sito di area cattolica è apparsa per l’avvocato Pisapia l’accusa di “Anticristo”.

Con questi atteggiamenti si negano decenni di storia civile di Milano, una città socialmente aperta e generosa sia sul piano pubblico sia su quello religioso cattolico, governata a lungo da sindaci socialisti con l’appoggio del Pci.

 

Durante un’intervista corale in Tv all’allora presidente del Consiglio Craxi, gli domandammo come giustificasse che il suo Psi governasse a Roma con la Dc e a Milano con il Pci, ed egli ci rispose: «Non mi occupo di beghe locali».

Resta il fatto che Milano non rischia nulla di terribile, anzi può darsi che si realizzi, nel caso che vinca Pisapia, qualcosa di quanto propone da anni la Chiesa ambrosiana,

operando attraverso la sua Caritas entro i limiti delle sue possibilità e competenze, in difesa degli ultimi arrivati, in particolare proprio quei rom così trasformati in incubo.

E che dire della proposta leghista di spostare alcuni ministeri da Roma a Milano, con Berlusconi che rispondendo impacciato allude ad analoghe iniziative per il Sud, provocando l’immediata reazione del sindaco di Roma e della parte non padana del Pdl?

 

Su questa idea, come sulla legislazione riguardante gli immigrati, le moschee, il controllo dei consumi di droga, e così via, la competenza legislativa non spetta agli enti locali, ma al Parlamento, e dunque non ha senso discuterne in occasioni che presentano ben altre questioni di interesse generale immediato.

Ma se la polemica elettorale resta ferma all’anticomunismo, al taglio delle tasse (promesso da 17 anni), fino all’assurdo della cancellazione delle multe stradali, anche se domenica vincesse la Moratti quale riforma si potrebbe attendere per una politica così desolante come quella di oggi in Italia?

Ballottaggi, la politica dell’arroganzaultima modifica: 2011-05-27T17:25:00+02:00da reterache
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