Scuola privata

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Scuola privata

 

Niente sindacati, niente scioperi. Benvenuti nella scuola privata. Cattolica in questo caso. «Con il contratto firmi anche una clausola in cui dici che sei consapevole dell’ indirizzo educativo del tuo istituto… »,

 

spiega Bartolomeo, che ha 36 anni, una laurea, un dottorato, la specializzazione alla Siss.

Anche così nella scuola pubblica «smantellata » non ha trovato lavoro. Quindi la scelta di insegnare nella scuola che gli dà da mangiare, un liceo della Roma bene. Perché lo stato dovrebbe finanziarla?, si chiede.

 

«Le scuole cattoliche oltretutto non pagano nemmeno l’Ici e spesso sono in luoghi di pregio, mentre i lavoratori vengono pagati meno che nella pubblica».

 

Francesca, 36 anni, maglione rosso di lana grossa, basco alla francese, guadagna 1200 euro al mese. E insegna 20 ore alla settimana. Poi ci sono i laboratori teatrali, il cineforum, le supplenze: «E non ti pagano mai ma lo fai gratis, anche perché sei ricattabile ». In cambio, nel frattempo però Francesca può accumulare punteggio per insegnare come vorrebbe nella scuola pubblica. «Lì c’è la pluralità che manca nella privata. È una contraddizione, lo so. Mi dico sempre: me ne vado. Però poi non ce la faccio: so che nella pubblica ogni anno dovrei ricominciare da zero, senza vedere i progressi che fanno i ragazzi nel tempo. La precarizzazione della scuola pubblica è quella la vera

contraddizione».

 

Le scuole cattoliche almeno però ti fanno un contratto. La versione «hard» del ricatto la sperimenta Michele, 32 anni, insegnante di italiano a 10 euro l’ora.

Stipendio: poco più di 600 euro al mese per 13 ore la settimana. E ora va anche meglio: è assunto a tempo determinato. Nella scuola dove lavorava

prima, invece, un esamificio, aveva un contratto a progetto: 180 euro al mese per 4 ore di insegnamento a settimana. E quando ha avuto un incidente, lo hanno licenziato: «La malattia non è prevista ».

«I contratti a progetto non dovrebbero esistere ma molti miei colleghi lavorano addirittura gratis».

Perché lo fanno? «Per accumulare punteggio in graduatoria».Un ricatto.

«Prof ma chi te lo fa fare? Apri una pizzeria?», gli dicono gli studenti.

«Nipoti della Roma pasoliniana, figli di arricchiti, cresciuti con l’idea che la cultura non serve mentre i soldi possono comprare tutto anche un titolo di studio».

La risposta – spiega Michele – è in quel faccia- a-faccia con i ragazzi. «Sono la

parte migliore di questa società». Sprecata

Scuola privataultima modifica: 2011-03-14T19:33:22+01:00da reterache
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