Politica al femminile

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Provvedimenti pro o contro le donne

 

Il Governo Prodi aveva stanziato, con la finanziaria 2007, ben 727 milioni di euro in 3 anni per la costruzione di muovi asili nido;

 

nel 2009 il Fondo si è ridotto a 100 milioni mentre nel 2010 e ancora, per quest’anno, il governo Berlusconi non ha previsto neanche un euro per i servizi all’infanzia

 

Il Fondo per le politiche sociali, può contare quest’anno solo su 273 milioni contro i 929 del 2008,

 

per non parlare delle politiche per la famiglia i cui stanziamenti sono ridotti a 52 milioni contri i 346 di tre anni fa.

 

Zero euro quest’anno per i non autosufficienti che solo l’anno scorso potevano contare su 400 milioni,

 mentre il Fondo per le politiche giovanili è passato dai 94 milioni del 2008 ai 32 per il 2011.

Il Ministro Sacconi, rispondendo ad una interrogazione del PD, ha dichiarato che nel 2009 sono state 18.000 le donne che hanno lasciato volontariamente il lavoro nel primo anno di vita del bambino.

Non sappiamo quante delle 18.000 lavoratrici sono state costrette a firmare le dimissioni, ma tra le motivazioni principali il  mancato accoglimento al nido del neonato e la incompatibilità tra orario di lavoro e cura del bambino in assenza di parenti di supporto, testimoniano la difficoltà delle lavoratrici a conciliare tempi di cura e tempi di lavoro.

La detassazione degli straordinari, prevista dal D.L. 27 maggio 2008, n. 93, per il quale sono stati stanziati 650 mln di euro, non favorisce le donne sulle quali solitamente grava il lavoro di cura domestico: in una famiglia di solito è l’uomo a trattenersi al lavoro per gli straordinari, mentre spetta alla donna tornare a casa per occuparsi dei figli, dei familiari anziani o del lavoro domestico.

Uno dei primi atti del Governo Berlusconi è stato quello di sopprimere la legge 17 ottobre 2007, n.188, sulle dimissioni in bianco, voluta dal Governo Prodi a tutela delle fasce più deboli del mercato del lavoro, in particolare le donne.

 

Il fenomeno delle dimissioni in bianco è molto diffuso soprattutto tra le piccole e medie imprese, dove, alle donne, al momento dell’assunzione vengono fatte firmare le dimissioni, che il datore di lavoro può utilizzare in caso di eventuale maternità della lavoratrice.

Il part time nelle Pubbliche Amministrazioni è stato fortemente penalizzato con una forte riduzione della possibilità di convertire il rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale.

Il Collegato lavoro (L.183/2010) ha disposto che le P.A., possano sottoporre a nuova valutazione i part-time già concessi; dunque chi ha già il part-time non è detto che lo mantenga in futuro.

Il Collegato lavoro, all’art. 24, ridefinisce il diritto ad usufruire dei permessi retribuiti, previsti dalla legge 104 del 1992.

Ancora una volta i diritti – in questo caso proprio dei più deboli – vengono visti come un vincolo e un costo da eliminare

La legge finanziaria 2008, del Governo Prodi, aveva previsto uno specifico intervento fiscale in favore delle donne del Mezzogiorno, concedendo ai datori di lavoro che incrementavano il numero dei lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato nelle regioni del sud, un credito d’imposta di 333 euro per ciascun lavoratore assunto, che sale a 416 euro per ciascuna lavoratrice. Non un euro è stato previsto per questa importante misura in nessun provvedimento finanziario del Governo Berlusconi.

 

Con il decreto 78/2010 e l’ultima legge finanziaria (Stabilità 2011), il Governo è intervenuto sulle pensioni, prevedendo, tra l’altro, l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne da 60 a 65 anni, che poi diventano 66, con l’introduzione della cosiddetta finestra scorrevole

Politica al femminileultima modifica: 2011-03-10T18:28:30+01:00da reterache
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