A scuola di emancipazione

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A scuola di emancipazione

Cinzia Sciuto  4/3/2011

 

Di tanto in tanto a Berlusconi capita di dire, senza volerlo, delle cristalline verità. È stato così quando, in campagna elettorale, disse su Raiuno che quelli di sinistra «propongono di rendere uguali il figlio del professionista e il figlio dell’operaio». Un’affermazione che rese così lampante – anche per la sinistra, che troppo spesso smarrisce il suo senso – la differenza tra la destra e la sinistra.

 
Ed è anche il caso delle recenti affermazioni sulla scuola pubblica in cui, secondo il presidente del Consiglio, gli insegnanti «vogliono inculcare princìpi diversi da quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli».

 

Ebbene sì, detto un po’ rozzamente, ma è proprio (anche) quello il compito della scuola pubblica: affrancare gli individui dai vincoli e dai limiti delle singole famiglie, metterli al mondo, immetterli nel mondo, creare cittadini laddove le famiglie possono crescere solo, e inevitabilmente, membri di clan, più o meno illuminati, ma sempre clan, tribù, gruppi di appartenenza. Nella scuola pubblica i bambini, i ragazzi incontrano l’altro, talvolta il radicalmente altro, e con lui devono fare i conti.


I figli non sono proprietà privata dei genitori che li plasmano a loro immagine e somiglianza, la scuola pubblica serve a creare (o almeno ci prova) individui autonomi, liberi, dotati di spirito critico in grado di mettere in discussione persino la propria stessa famiglia.

E quella platea di sedicenti cristiano riformisti davanti alla quale Berlusconi ha denigrato (perché questa era la sua intenzione) la scuola pubblica a tutto vantaggio di quella privata (leggi cattolica) è consapevole del fatto che stabilire che l’educazione dei figli sia esclusivo monopolio delle famiglie significa anche accettare tutte le condizioni che ogni famiglia, di qualunque cultura impone ai figli?

 
Una volta ammesso questo principio, con quali argomenti potremmo mai opporci alla segregazione delle ragazze in alcune famiglie musulmane? O in nome di quali princìpi potremmo costringere (sì, costringere) i figli di camorristi e mafiosi a frequentare la scuola invece di andare ad ingrossare fin da giovanissimi le fila della criminalità organizzata?


Ogni giorno, in molti quartieri del Sud del nostro paese insegnanti con la Costituzione nel cuore vanno di casa in casa a recuperare i loro studenti proprio per strapparli all’abbraccio, spesso asfissiante, della famiglia e per «inculcare» loro dei princìpi diversi, anzi opposti, a quelli che questi ragazzi trovano in casa.


Il caso determina in quale famiglia debba nascere un bambino. Allo Stato democratico il compito di emanciparlo dai vincoli che la sorte gli ha assegnato e consentirgli di sviluppare tutte le sue potenzialità

A scuola di emancipazioneultima modifica: 2011-03-04T17:37:27+01:00da reterache
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