mandato arresto internazionale, manca norma

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Piove sul bagnato: esilio italiano per Gheddafi?

 

Non c’è solo il trattato di amicizia italo-libica a complicare la posizione del governo su Gheddafi.

 

C’è dell’altro. O meglio,manca all’ordinamento giuridico del nostro Paese una norma che ci consentirebbe di giocare un ruolo pari a quello di tanti altri Stati: la ratifica della corte penale internazionale.

 

In mancanza di quell’atto normativo, se Gheddafi, una volta incriminato, si trovasse sul nostro territorio, le autorità italiane non potrebbero eseguire nei suoi confronti alcun tipo di misura, come per esempio un mandato d’arresto.

 

Una situazione che, alla luce di quanto dichiarato ieri dall’amministrazione americana sull’esilio, potrebbe in teoria fare dell’Italia uno Stato in grado di ospitare «l’amico Muammar» senza che questi rischi di finire in galera per i crimini di guerra commessi dopo il 14 febbraio.

 

Non che siano mancate le iniziative volte a colmare questo gap. Se ne fece carico l’opposizione nel maggio 2010 con un appello, promosso dal deputato radicale Mecacci e sottoscritto da quasi

novanta parlamentari ( tra gli altri il segretario del Pd Bersani, il leader dell’Api Rutelli e l’ex presidente del Senato Marini), affinché il governo finalmente facesse uscire il Paese dall’inspiegabile empasse.

 

Era stato infatti l’esecutivo a chiedere alla commissione giustizia di Montecitorio di ritardare l’iter dei diversi progetti di legge perché era in arrivo il testo di ratifica elaborato dal ministro Alfano. E, in effetti, quattro mesi fa da via Arenula l’articolato è arrivato a Palazzo Chigi.

 

Dove si è però arenato. Difficile dire il perché. Se per la pendente incriminazione di un altro tagliagole, il presidente sudanese Bashir, o piuttosto al fine di non lasciare alla mercé di una giurisdizione non nazionale i tanti mercenari italiani operanti all’estero.

 

Mercenari che, secondo voci insistenti, in questi ultimi giorni si sarebbero distinti anche a difesa del colonnello Gheddafi. Quel che è certo è che ora, in presenza di un’inchiesta della Corte Penale internazionale, il dittatore libico potrebbe guardare anche al Bel paese come una delle nazioni meno ostili, sia in virtù degli ottimi rapporti con il nostro premier, sia per l’impossibilità di veder eseguite le misure che i giudici dell’Aja decideranno di adottare nei suoi confronti.

Un motivo in

più per accelerare quella ratifica. Oppure no?

L’Unità 1/3/2011

mandato arresto internazionale, manca normaultima modifica: 2011-03-01T10:55:02+01:00da reterache
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