Libia, Complici e colpevoli

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Becchi e bastonati

di Concita De Gregorio   22/2/2011

 

Purtroppo o per fortuna poi arriva sempre un giorno in cui ci si volta indietro e si fa la conta di chi stava con chi, chi ha detto cos/a a proposito di chi: la storia è fatta di questo, di fatti e di documenti che li attestano. Spiace (relativ/amente) per il povero Frattini, maestro di sci dei figli di Silvio B. costretto qui a recitare una parte che obiettivamente esorbita dalle sue misurate capacità.

 

Spiace molto di più per il popolo italiano, ma alla fine chi è causa del suo mal pianga se stesso: i governanti democraticamente eletti sono questi, la responsabilità delle loro gesta va equamente distribuita tra ciascuno di coloro che gli ha consegnato la delega a rappresentarlo.

I “migliori amici” di Silvio B., i suoi alleati internazionali nonché compagni di dacia di tenda e di bisboccia, sono Putin e Gheddafi (anche Ben Alì e Mubarak, ha detto di recente, ma quelli ormai ex migliori amici). Lasciamo da parte un momento Putin. Gheddafi, con tutta evidenza, è un pazzo pericoloso.

 

Alcuni di noi, in eccellente compagnia, lo sostengono inascoltati da tempo. Subiscono le pagliacciate in nome di interessi superiori, naturalmente interessi economici, ovviamente interessi privati del leader perché si sa che l’Italia è roba sua, ne dispone come della dispensa di cucina.

 

Gheddafi è un dittatore pazzo, chi abbia ancora un dubbio può ascoltare e vedere il suo intervento di ieri. Quello dove dice che i manifestanti sono “ratti” – ratti, da quanto tempo non sentivamo questo vocabolo applicato al dissenso, e quando è stata l’ultima volta: lo rammentate? – “ratti sotto l’effetto di droghe allucinogene”.

 

Un’ora e mezza di discorso in cui ha ripetuto come un malato di mente gli stessi concetti all’infinito, dicendo cose come “la Libia guiderà l’America del Sud”, “non ho ancora fatto ricorso alla forza” (i morti ammazzati sono migliaia, un genocidio), “sono l’eroe della Rivoluzione”, i ratti sono armati “di razzi forniti dall’America e dall’Italia”.

 

Becchi e bastonati, quindi. Saremmo noi, gli italiani, ad armare i rivoltosi. Chi, esattamente? Tutto questo mentre le opposizioni, in Libia, promettono ove mai andassero al potere di annullare tutti gli accordi diplomatici ed economici col nostro paese, colpevole di intelligenza col nemico.

 

Un risultato storico. Ricordo in estrema ed incompleta sintesi in quali società sono investiti i fondi sovrani della Libia: Unicredit, Fiat, Finmeccanica, Eni, Mediobanca, Juventus, Olcese, Retelit. Questo a tacere dell’affare del gas, del business tv e dei molti altri interessi economici del Nostro, interessi privati. Abbiamo importato anche il bunga bunga, per sovrapprezzo.


Vorrei lasciare lo spazio che resta ad uno scritto di Benedetto Croce che mi ricordava ieri una cara amica. È tratto dai Diari, 2 dicembre 1943.

 

 «Anche a me di rado sale dal petto un impeto contro di lui al pensiero della rovina a cui ha portato l’Italia e della corrutela profonda che lascia nella vita pubblica (…) Ma pure rifletto talvolta che ben potrà darsi il caso che i miei colleghi in istoriografia… fors’anche lo esalteranno. Perciò mentalmente m’indirizzo a loro, colà, in quel futuro mondo che sarà il loro, per avvertirli che lascino stare, che resistano alla seduzione delle tesi paradossali e ingegnose e ‘brillanti’.


Perché l’uomo, nella sua realtà, era di corta intelligenza, correlativa alla sua radicale deficienza di sensibilità morale, ignorante, di quella ignoranza sostanziale che è nel non intendere e non conoscere gli elementari rapporti della vita umana e civile, incapace di autocritica al pari che di scrupoli di coscienza, vanitosissimo, privo di ogni gusto in ogni sua parola e gesto, sempre tra il pacchiano e l’arrogante. Chiamato a rispondere del danno e dell’onta in cui ha gettato l’Italia, con le sue parole e la sua azione e con tutte le sue arti di sopraffazione e di corruzione, potrebbe rispondere agli italiani come quello sciagurato capopolo di Firenze, di cui ci parla Giovanni Villani, rispose ai suoi compagni di esilio che gli rinfacciavano di averli condotti al disastro di Montaperti: «E voi, perché mi avete creduto

Libia, Complici e colpevoliultima modifica: 2011-02-23T11:50:00+01:00da reterache
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