Caporalato

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CAPORALATO

«Quattro euro l’ora ma chi vuole lavorare deve cederne una parte

 

GIUSEPPE VESPO   25/1/2011

 

cos’è il caporalato in agricoltura?

 

Stefania Crogi,segretaria generale Flai-Cgil.

 

«È il mercato delle braccia, che ha sostituito il collocamento pubblico: quando un’azienda ha bisogno di raccogliere o stoccare prodotti agricoli si rivolge ai caporali.

Questi selezionano le persone da portare nei campi o nelle aziende agroalimentari».

 

Come avviene il reclutamento?

«Sia nel modo classico, la mattina presto nella piazza del paese, sia coi telefonini: si riuniscono le persone in un punto e le si carica sul camioncino per portarle nei campi».

 

Quanto guadagna chi lavora in questo modo?

 

«Circa quattro euro l’ora, per otto ore al giorno e nei periodi di maggior lavoro si arriva a dodici ore al giorno. Ma chi vuole lavorare è costretto a cedere parte del salario giornaliero al caporale».

Il caporale è, come lo si immagina, il signorotto di campagna?

 

«Nel meridione in parte sì. Al centro- nord, invece, dove il fenomeno si è esteso, il caporalato spesso è messo in atto dalla criminalità organizzata, che così entra nelle aziende sane, o dalle agenzie che forniscono manodopera.

In questo caso, si tratta di agenzie che operano formalmente nella legalità ma che spesso abusano della forma societaria della cooperativa:

prendono in subappalto un lavoro, per esempio la disossatura del prosciutto, e poi costringono i lavoratori in condizioni disumane, nella insicurezza e con salari da fame.

Non a caso sono frequenti gli incidenti. Quando si tratta di extracomunitari, poi, tutto questo è esasperato ».

Chi sono i caporali etnici?

 

«Sono stranieri che fanno arrivare i loro connazionali in Italia con la promessa di un lavoro e di un contratto. In realtà si tratta di ingaggi fasulli, contratti falsi o di pochi giorni. Ma una volta qui, l’extracomunitario è succube del suo caporale».

 

 

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«Si sfruttano le persone e si alimenta la criminalità»

G.VES.  25/1/2011

 

Si può quantificare il fenomeno del caporalato?

 

Walter Schiavella, segretario generale Fillea-Cgil,

 

«In edilizia dei circa 400mila lavoratori in nero almeno 150 mila sono intermediati, ovvero reclutati dai caporali. È un fenomeno in crescita negli ultimi tempi e si accompagna a quelli più tipici che si registrano nei momenti di crisi economica ».

 

Per esempio?

 

«Le false partite iva: edili costretti a figurare come liberi professionisti anche quando lavorano come dipendenti. Gli ultimi dati segnano una esplosione dei lavoratori autonomi del 41 per cento solo tra gli stranieri».

 

Dove è più diffuso il caporalato?

 

«In tutto il territorio nazionale. In particolare nelle grosse realtà urbane, come Roma o Milano, dove c’è più lavoro».

 

Come viene ingaggiato e quanto guadagna un intermediato?

 

«Il reclutamento avviene nella forma più classica, davanti ai cantieri o fuori dai depositi di materiale edile, ma anche con gli sms e sulla base di banche dati informatiche che raccolgono i contatti dei lavoratori.

La paga giornaliera oscilla fra i 30 e i 50 euro e capita anche che non venga corrisposta».

 

Cosa comporta il ricorso a questo tipo di reclutamento?

 

«È uno degli elementi che inquinano il mercato. Da una parte perché si sfruttano i lavoratori, dall’altra perché spesso dietro questo tipo di gestione del capitale lavoro si nasconde la criminalità organizzata».

 

Che risposte avete dalle istituzioni quando sollevate questi problemi?

 

«In Parlamento sono bloccate da tempo due proposte di legge del Pd. Oggi però non vediamo alcuna volontà politica. In Italia, per citare il procuratore Pier Luigi Vigna, puniamo chi traffica illecitamente con gli animali da compagnia, non è pensabile che gli uomini non abbiano pari dignità degli altri esseri viventi.

Caporalatoultima modifica: 2011-01-25T11:38:34+01:00da reterache
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