Grande cocomero, rischio chiusura

Se sei interessato  a ricevere la selezione “giornaliera”di articoli invia la tua richiesta a “reterache@alice.it”

Roma, «Il grande cocomero» ora rischia la chiusura

Lu.Ci. – L’Unità 18/1/2011

C’è un’eccellenza tutta italiana a Roma che lo spietato piano di rientro della sanità della Polverini, fortemente voluto dal ministro Tremonti, rischia di sopprimere.

Si tratta dell’Istituto Neuropsichiatrico infantile di via dei Sabelli, nel quartiere universitario di San Lorenzo.

Un centro, fondato 40 anni fa dal professor Giovanni Bollea, considerato il padre della moderna neuropsichiatria, all’avanguardia non solo nel nostro Paese ma anche a livello internazionale.

 
Peraltro uno dei unici due istituti del genere (l’altro è quello dell’Ospedale Bambin Gesù, di proprietà della Santa Sede, che però non ha subito alcun taglio) a Roma e nel Lazio che serve un’utenza proveniente da tutto il centro-sud.

I più lo ricorderanno per l’arcinoto film di Francesca Archibugi, “Il grande cocomero”, centrato proprio sulla complessità dell’assistenza a minori con disagi psichici.

Ora il piano della Governatrice del Lazio prevede la riduzione dei posti per le degenze da 32 a 12 ma è il servizio diurno, il fiore all’occhiello della struttura, a patire di più passando da 21 posti a due.

Il tutto su una situazione già compromessa: sono infatti 15 anni che non viene effettuato un turn over di medici e operatori, i professori andati in pensione non sono stati sostituiti, a fronte di un incremento dell’attività nell’ultimo periodo di oltre il 50%.

L’istituto recepisce infatti una media di 4000 presenze l’anno, pazienti dagli zero ai 18 anni, con patologie neurologiche e psichiatriche come per esempio l’autismo, disturbi motori o del linguaggio, dislessia, ansia, depressione.

«La nostra regione è già penalizzata nell’assistenza agli adolescenti con problemi psichici – denuncia Vincenzo Leuzzi, primario dei reparti psichiatrico e neurologico e professore di neuropsichiatria – una riduzione di posti letto e di risorse avrà delle conseguenze assistenziali per tutta l’Italia meridionale».

Da ottobre è partita una forte mobilitazione che ha coinvolto non solo medici, infermieri e ricercatori, ma anche genitori di pazienti ed ex degenti dell’Istituto.

Sul piatto, spiegano, ci sono due questioni fondamentali: «questo piano di fatto obbliga le famiglie più abbienti a rivolgersi ai privati, quelle più disagiate a non curare il disagio psichico dei bambini che qui veniva trattato in maniera totalmente gratuita», spiega Gianluca Diana, infermiere.

E aggiunge un operatore: «per esempio se un adolescente si taglia le vene e questo reparto non è più in grado di ospitarlo o viene rimandato a casa o viene ricoverato in un reparto per adulti con gravissime conseguenze sulla sua terapia».

«Difatti – dice ancora il dottor Leuzzi – la patologia dell’adulto è completamente differente da quella dell’adolescente che è una caso specifico e va curata a parte.

Il nostro è un centro d’eccellenza già sofferente, stiamo aspettando di sapere dalla Regione qual è il nostro ridimensionamento e valuteremo se questo è compatibile con il mantenimento dell’attività della struttura.

Siamo a un punto di non ritorno». Il rettore della Sapienza Luigi Frati, da cui l’istituto Bollea dipende, ha inviato tempo fa una lettera di solidarietà al centro.

A giorni si vedrà con la Polverini per discutere del destino della struttura. «Bene che ci sia finalmente quest’incontro – commenta Diana – ma avverrà tutto in una logica mercantile: taglio due posti di qua, due di la, la verità è che si nasconde un attacco alla sanità pubblica.

Noi siamo l’unico ente del Policlinico che rispetto ai tagli si è mobilitato, stiamo soprattutto facendo girare l’informazione: i cittadini devono essere consapevoli di quello che sta succedendo».

Grande cocomero, rischio chiusuraultima modifica: 2011-01-19T12:05:09+01:00da reterache
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento