Il berlusconismo

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Il berlusconismo che divora se stesso

di Alessandro Campi  are Futuro 18/1/2011

 

L’operazione è vecchia come il cucco e consiste nel costruire a tavolino una relazione sentimentale stabile all’uomo di successo del quale si vogliano coprire, a beneficio del pubblico, le dissolutezze private e le turbolenze dell’animo. I vecchi marpioni del marketing hollywoodiano, quando il divo era troppo chiacchierato o a rischio di popolarità, vuoi per le sue tendenze sessuali giudicate contrarie alla pubblica morale vuoi perché gli spettatori amano sempre le belle storie d’amore e molto meno le esistenze sofferenti e solitarie, provvedevano a inventargli una fidanzata procace e giuliva e se necessario, se il problema era accontentare i benpensanti, persino una moglie affettuosa e servizievole. Al carrozzone mediatico, ben oliato dagli uffici stampa delle majors, il compito poi di diffondere le foto meglio riuscite della nuova coppia e i particolari più edificanti della loro relazione.
 
E dunque non meraviglia che anche per Silvio Berlusconi – uomo arrivato alla politica dallo spettacolo imponendole le regole dell’intrattenimento di massa – si sia ricorso, nell’ora per lui più buia e difficile, al trucco di costruirgli una fidanzata, o come lui ha detto – col suo parlare un po’ anni Cinquanta, elegante e pudico – «un rapporto d’affetto con una persona». Già il solo annuncio l’altro ieri di questa «stabile relazione» ha scatenato una spasmodica caccia alla dama misteriosa, che ha coinvolto dal Corriere della Sera a Dagospia e che per un istante ha fatto dimenticare le brutte storie di prostituzione. Chi mai sarà costei? Una delle giovanissime cortigiane salite agli onori della cronaca per i festini ad Arcore o, come logica di marketing vorrebbe, una solida e matura signora, ovviamente ancora piacente, che possa dare agli italiani l’impressione che il Silvio, già incontenibile tombeur des femmes, sia finalmente rinsavito a causa dell’età? Sarà insomma una squinzia scosciata, di quelle che attizzano i berlusconiani maschi, o una signora con qualche ruga, un giro collo di perle e un filo di trucco, di quelle che rassicurano l’elettorato berlusconiano femminile? Vedremo nelle prossime ore.

Nel frattempo, l’entourage e i fedelissimi si sono mossi all’unisono: da Carlo Rossella a Daniela Santanché, tutti pronti a giurare che loro certo sapevano di questa bella storia d’amore, sapevano che il Cavaliere aveva ritrovato la felicità dopo la brutta separazione da Veronica, ma non avevano sinora parlato per spirito di amicizia, per rispetto alla persona e perché, si sa, lo sanno tutti tranne i giudici, la vita privata e affettiva è sacra.

Di sicuro verrà nei prossimi giorni, dopo le prime confessioni degli amici, il rinforzo dei giornali di famiglia e di tutta la galassia mediatica che gira intorno a Berlusconi. Vedremo dunque servizi fotografici a colori e qualche tenero bacio segretamente ripreso dalle telecamere, leggeremo interviste a cuore aperto e  confessioni languide. Si tratta solo di capire – quando la nuova first lady si sarà materializzata e intorno a lei si saranno aperti tutti i riflettori del circo politico-mediatico nazionale – se gli italiani si berranno anche questa bufala, se faranno finta di crederci giusto per educazione o se, giunto ormai il bicchiere della manipolazione al colmo, accenneranno ad una qualche reazione infastidita.

E comunque non è lo svelamento di un’identità segreta il problema vero che abbiamo dinnanzi. Il problema è ciò che ha spinto Berlusconi e i suoi consiglieri ad un simile espediente grossolano, che da solo spiega la gravità della situazione nella quale lo hanno cacciato le accuse, invero degradanti e gravissime, rivoltegli dalla procura milanese.

Rispetto ad altre inchieste, che riguardavamo reati di corruzione e maneggi finanziari, la novità di quest’ultima – ciò che la rende particolarmente insidiosa – è che punta al cuore simbolico e per così dire culturale del berlusconismo. In un duplice senso. Da un lato ne coglie e ne svela, nel momento terminale della sua parabola, lo spirito essenziale che a suo tempo ne ha favorito la nascita e l’affermazione sul piano dell’immaginario sociale prima ancora che sul terreno politico-elettorale. Ci si riferisce alla dimensione ludico-erotica e licenziosa che è fondante della visione del mondo berlusconiana, tutta giocata sulla mercificazione dei corpi e sul potere del denaro, su un maschilismo sboccato e sulla complicità da “camaraderie”, sull’evasione degli adulti dalla realtà e dalle responsabilità, sulla cosmesi di massa.

Quello che oggi si scopre, dopo vent’anni trascorsi in politica e che avrebbero dovuto farne qualcosa di simile ad uno statista, è che Berlusconi è rimasto quello del Drive In: un goliarda che ama le donne pettorute e che se la gode dopocena con gli amici del cuore, un miliardario munifico che si commuove se una ventenne non può permettersi la Kelly o un appartamento in centro, un capobranco eccentrico ed egotico alle cui barzellette da caserma la compagnia raccolta intorno al tavolo deve ridere per forza. Con tali stimmate è nato questo curioso fenomeno, in virtù di esse rischia oggi di finire. Il che significa che il berlusconismo sta per divorare se stesso.

Dall’altro quest’inchiesta ne distrugge alla radice la doppiezza e l’ipocrisia, mostrando – di là da ogni rilevanza penale degli addebiti – cosa si nasconda davvero dietro l’immagine edificante ed esemplare, da genitore premuroso e da nonno amorevole, pazientemente costruita da Berlusconi nel corso degli anni e sulla quale ha sempre lucrato consensi e appoggi. Un buon padre di famiglia, che sia anche un imprenditore di successo, può ben incappare in un incidente giudiziario legato ai suoi affari: tasse non pagate, una mazzetta di troppo, qualche scorta all’estero di fondi neri. Tutte colpe che fanno parte dei rischi del mestiere e che non incidono, stando almeno al giudizio della maggioranza degli italiani, sulla moralità o credibilità del diretto interessato.

Ma farsela con una minorenne, anche solo pagarla per goderne a cena le forme procaci o i sorrisi languidi, insomma predicare i valori sacri della famiglia in pubblico per poi circondarsi in privato di sventole d’ogni tipo, ragazze senza freni inibitori e interessate solo ai soldi e al successo, foss’anche solo per rifarsi gli occhi dopo una giornata di lavoro, è una contraddizione talmente palese da mettere in difficoltà persino la cinica e secolare realpolitik vaticana.
 
Ancora qualche settimana fa, sulla copertina di Chi, Berlusconi era stato immortalato nei panni di un patriarca che onora le feste comandate con i suoi cari. Ciò che emerge dalle carte milanesi è invece il ritratto di un gaudente a capo di un’allegra e disinibita combriccola, che se non fosse per la scocciatura di dover governare ogni tanto un Paese tirerebbe l’alba, suonando il piano e raccontando storielle spinte, tutti i giorni dell’anno.

In tutto ciò – nel godersi i soldi con gli amici, nell’amare le donne belle e giovani, nel darsi ai bagordi serali a casa propria – non c’è reato dicono i suoi uomini. E dunque i giudici milanesi con quest’inchiesta rischiano l’ennesimo fallimento. Può darsi. Ma una cosa è ormai assodata: un uomo fatto così può restare al potere anche altri dieci anni, dal momento che molti italiani ancora lo apprezzano e lo votano, dal momento che è ricco e può permettersi di tutto, ma cosa possa venirne di buono e utile per l’Italia bisogna che qualcuno per favore ce lo spieghi.

Il berlusconismoultima modifica: 2011-01-18T14:25:39+01:00da reterache
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