Demolizione Scuola Pubblica

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UNITÀ D’ITALIA E DEMOLIZIONE DELLA SCUOLA

Nicola Tranfaglia 7/1/2011

Bisogna girare molte città (come capita a me

da anni) per rendersi conto dell’atmosfera, grigia e senza speranze, che domina nelle istituzioni fondamentali dell’educazione in Italia,in quelle scuole di ogni ordine e grado che hanno accompagnato, nei centocinquant’anni della nostra unità nazionale, le nuove generazioni e ne hanno deciso, in larga parte, il destino umano e professionale.

Le cause di una simile atmosfera sono chiare: con la legge 133 del 2008 sono stati sottratti dal governo Berlusconi otto miliardi al bilancio complessivo della scuola

, a un numero che oscilla tra i 140 mila i 180 mila insegnanti precari e impiegati amministrativi dell’Ata (impiegati per le attività amministrative nelle scuole) è stato tolto il posto di lavoro

e, di fatto, si è realizzato il blocco completo del rinnovo dei contratti e dei pensionamenti.

Le prospettive che la maggioranza parlamentare tuttora al potere indica agli italiani hanno una loro indubbia coerenza che diventa sempre più evidente col passare delle settimane: il mondo dell’istruzione, dalle scuole elementari all’università e alla ricerca scientifica, è stato individuato come il settore in cui realizzare i risparmi economici legati al deficit nazionale.

È importante in questo progetto assicurare uno standard universale di istruzione molto limitato alle masse popolari destinate secondo il governo ad esercitare funzioni subalterne.

 

Saranno le scuole e le università private, o quelle europee, a garantire la preparazione necessaria per i ruoli di comando alle èlites che fanno parte dei ceti dominanti.

 

Di qui il doppio vantaggio di manipolare più facilmente chi finisce per possedere scarsi strumenti di interpretazione della realtà

 

e

 

di destinare invece a obbiettivi di prestigio internazionale come quelli della preparazione militare le risorse, alcune decine di miliardi di euro, che si sottraggono al settore dell’istruzione.

 

Un disegno che ha caratterizzato nel ventesimo secolo tutti i regimi autoritari che si sono succeduti all’orizzonte ma di cui oggi nessuno sembra aver più memoria.

 

Del resto, se passiamo dalla politica scolastica alla situazione concreta delle scuole, è agevole verificare le conseguenze di un simile indirizzo politico e legislativo:

·         non si interviene più rispetto alla manutenzione degli edifici e delle attrezzature didattiche e informatiche,

·        non si provvede alle supplenze in casi pur necessari, si eliminano conoscenze pur indispensabili per una formazione adeguata ai tempi in cui viviamo.

 

Si torna indietro nel tempo fingendo di realizzare riforme,

 

nel frattempo

 

si dice alle nuove generazioni che i principi fondamentali della Costituzione (eguaglianza dei cittadini e diritto all’istruzione) non valgono più.

Demolizione Scuola Pubblicaultima modifica: 2011-01-08T15:35:41+01:00da reterache
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