Atac , troppo personale

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Atac, l’azienda è sull’orlo del default
I revisori dei conti: “Troppo personale”

Nel 2009, anno del riassetto e della fusione con altre società, la carica delle assunzioni. L’ex ad Bertucci si era fatto autorizzare dal cda una maxi-consulenza triennale da 660mila euro  

di GIOVANNA VITALE   11/12/2010

 

Tutto è accaduto nel 2009, anno del maxi-riordino organizzativo e societario del sistema del Trasporto Pubblico Locale. Un’operazione ambiziosissima. La delibera di giunta, approvata in consiglio comunale a marzo di quell’anno, prevedeva la fusione per incorporazione delle tre aziende del trasporto romano in una sola: Metro (gestione della rete ferroviaria sotterranea) e Trambus (mezzi di superficie) sarebbero confluite, a partire da gennaio 2010, in un’unica colossale Atac.

È a cavallo del riassetto che si consuma la grande imbarcata, quando ciascuna delle tre aziende comincia a spendere e assumere come se nulla dovesse succedere, contando sul fatto che ogni eccesso o strana manovra sarebbe finito annacquato, confuso, perduto nella grande unificazione. E ciò a dispetto di una situazione finanziaria non certo florida: è vero che due delle tre società avevano chiuso l’esercizio 2008 in pareggio o con un piccolo utile, ma l’Atac perdeva già allora. Circa 40 milioni di euro. Lievitati però l’anno successivo, primo dell’era Alemanno, a 92. Un profondo rosso che a fine dicembre, come confermato ieri dal nuovo ad Maurizio Basile, arriverà a 120 milioni, “superando un terzo del capitale sociale”. Tant’è che “il presidente ha avuto mandato di convocare senza indugio l’assemblea degli azionisti per i provvedimenti del caso”. Al di là del burocratese, significa che senza un’iniezione di capitali freschi l’azienda sarà costretta a portare i libri in tribunale.

Come peraltro aveva già previsto Standard & Poor’s, che in aprile aveva cambiato la valutazione sulle prospettive dell’azienda da stabili a negative.

 

Il primo a mettere nero su bianco che il management designato dall’azionista Campidoglio si stava comportando come l’orchestrina del Titanic è stato il collegio dei sindaci nella relazione al bilancio consolidato 2009, approvato dal cda di Atac il 30 luglio scorso. Dove si legge che “nonostante la direttiva di blocco”, impartita dal socio unico Comune di Roma, “le tre società hanno eseguito assunzioni di personale di vario genere”. Un j’accuse pesantissimo: “Al 31 dicembre”, scrivono i sindaci, “il personale in servizio risultava essere complessivamente di 12.957 unità, delle quali 94 dirigenti, 230 quadri, 1.739 impiegati e 10.894 operai, autisti e altre categorie. Non sembra che si sia verificato alcun effetto di sinergia, come auspicato nella delibera di riassetto, ed il personale appare sovrabbondante in tutti i settori, specie in quello dirigenziale”. Numeri che ovviamente non tengono conto dell’ulteriore, massiccio reclutamento avvenuto nel corso di quest’anno: dai 576 milioni spesi per il personale nel 2009, si è passati infatti ai 625 del 2010 (previsioni di budget).

Ancora: riguardo al proliferare delle consulenze esterne, costate ben 20 milioni, il collegio sindacale si raccomandava non solo di ridurle “allo stretto necessario”, ma pure di acquisire “al termine di ciascun incarico documentate relazioni attestanti l’attività svolta”. Come dargli torto? Ad aprile, non contento di percepire 180mila euro per il suo lavoro ai vertici di Atac, l’ex ad Adalberto Bertucci si era fatto autorizzare dal cda una maxi-consulenza triennale per complessivi 660mila euro, diventando in pratica consulente di sé stesso. Non solo. Aveva pure pensato di sostituire “le vetture assegnate ai dirigenti con altre di fabbricazione straniera e di marca pregiata”: decisione tuttavia bloccata per tempo da un’eccezione dei sindaci in quanto “ritenuta non confacente a una società in costante perdita di esercizio”.

La prova del disastro è tutta contenuta in un report riservato inviato al sindaco dal nuovo ad Basile un ventina di giorni fa. Nel quale si dice che Atac ha un fabbisogno finanziario netto di 50 milioni mensili e che in cassa, al 26 ottobre, dei 397 milioni di fidi accordati dalle banche ne restano appena 48: perciò a fine novembre l’azienda sarebbe stata “tecnicamente in default”. Un disastro che si ripercuote sui cittadini. “A fine anno Atac avrà garantito 4 milioni di km/vettura in meno rispetto al contratto di servizio stipulato con il Comune” denuncia il consigliere pd Massimiliano Valeriani. E poi dicono che i bus non passano mai.

 

Atac , troppo personaleultima modifica: 2010-12-12T10:28:15+01:00da reterache
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