Rapporto Censis

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Censis: società senza regole e sogni che non crede più nel carisma del capo

“Berlusconi è l’icona del soggettivismo, un ciclo che si è esaurito”. Gli italiani vorrebbero maggiore onestà nella vita pubblica, ma la volontà è fiaccata, e non solo dalla crisi. Viviamo in una società “appiattita”. De Rita: “Bisogna rilanciare la legge, e ridare fiato al desiderio” di ROSARIA AMATO

 

Non è stata affondata dalla crisi, anche se l’economia stenta a ripartire 1, ma la società italiana non può certo dirsi sana. “Si sono

appiattiti i nostri riferimenti alti e nobili”, rileva il Censis nel 44° Rapporto Annuale sulla situazione sociale del Paese, ma anche

quelli venuti dopo, dal “primato del mercato” alla “verticalizzazione e personalizzazione del potere”, si sono lasciati dietro solo una scia di delusione.

 

Chi doveva decidere alla fine non ha deciso, e il ‘carisma’ del leader di turno si è rivelato solo un bluff, le promesse non sono state mantenute.  “Silvio Berlusconi è l’icona del soggettivismo”, un ciclo “cominciato 50 anni fa e che ora ha esaurito la sua potenza”, ha detto De Rita.

 

Il mercato vacilla, le specializzazioni un tempo vincenti contano sempre meno. Cosa rimane? Solo “un’onda di pulsioni sregolate”: “Non riusciamo più a individuare un dispositivo di fondo (centrale o periferico, morale o giuridico) che disciplini comportamenti, atteggiamenti, valori”.

 

Non c’è legge che tenga, ma non c’è neanche un’aspirazione autentica al meglio: rimane “il desiderio esangue”, che appiattisce la società. E’ l’Italia 2010 per il Censis: un paese dominato da “un inconscio collettivo, senza più legge, né desiderio”.

 

Un paese che, se vuole rinascere, spiega il direttore del Censis Giuseppe Roma, deve “ripartire dal singolo”: “Bisogna ritrovare gli impulsi vitali, ritrovare le energie. Chiunque si ponga come leader non dovrebbe presentarsi come un’offerta proliferante su tutto, ma dovrebbe avere la forza e il coraggio di ridare agli italiani il senso della loro responsabilità e della loro voglia.

 

Dobbiamo passare dalla grande illusione degli ultimi anni alla grande passione, rimettere in campo energie positive”.

 

“Stiamo diventando una società con poco vigore perché abbiamo poco spessore”, rileva il presidente del Censis, Giuseppe De Rita.

L’analisi di De Rita. “Non abbiamo spessore perché non funziona più il nostro inconscio. – spiega il presidente del Censis, confessando un po’ d’imbarazzo per un’analisi del Paese che quest’anno non parte da considerazioni di ordine economico, ma piuttosto sociale e psicologico – L’inconscio non è il posto dove si formano i sogni e l’irrazionalità, ma il luogo dove c’è una modulazione costante tra legge e desideri.

 

Abbiamo una legge che conta sempre di meno, e un desiderio che svanisce. Il rapporto tra queste due potenze che fanno l’uomo da 3000 anni, è in crisi.

 

La legge è in declino, dall’auctoritas che nessuno rispetta più al padre che evapora. La stessa magistratura non ha più quella logica della rappresentanza della legge. E anche la verticalizzazione del potere, la personalizzazione ha distrutto quello che rimaneva dell’autorità.

 

Ma arretra anche il desiderio: l’offerta lo ha neutralizzato. Pensate quanti bambini giocano con giocattoli che non hanno mai desiderato.. o a un ragazzo che entra all’università e si ritrova con 3200 corsi di laurea.. “La strategia del tardo capitalismo sarà quella di moltiplicare l’offerta”, diceva Marcuse.

 

Siccome la società non ha più desideri da coltivare, e non ha più leggi con cui scontrarsi, declina”.

 

La soluzione? 

 

Per De Rita abbiamo “un bisogno assoluto o di rilanciare la legge, ridare senso allo Stato, alla figura paterna, alla dimensione sociale del peccato, ma anche di ridare fiato al desiderio.

 

Solo il desiderio ti fa ripartire da te stesso, altrimenti si cade nel narcisismo. Il desiderio può in qualche modo ricomporre un’unità di noi stessi. Ma per desiderare bisogna pensare, il desiderio nasce dalla solitudine della mancanza.

 

Mentre la mia generazione ha molto giocato sul riarmo morale, qui bisogna puntare sul riarmo mentale”, conclude il presidente del Censis.

Nessuna regola, solo ‘pulsioni’. I sempre maggiori episodi di violenza familiare, il “bullismo gratuito”, il “gusto apatico di compiere delitti comuni”, persino “la tendenza a facili godimenti sessuali” (il Censis non teme di apparire moralista): cos’altro sono se non il sintomo di una “diffusa e inquietante sregolazione pulsionale”?

 

In definitiva, ognuno agisce in base all’istinto del momento, a frenare o perlomeno a regolare le azioni non ci sono più “l’eredità risorgimentale, il laico primato dello Stato, la cultura del riformismo, la fede in uno sviluppo continuato e progressivo”.

 

L’Italia è a pieno titolo parte del mondo globalizzato, inteso come “un campo di calcio senza neppure il rilievo delle porte dove indirizzare la palla”. “Siamo una società in cui gli individui vengono sempre più lasciati a se stessi, liberi di perseguire ciò che più aggrada loro senza più il quotidiano controllo di norme di tipo generale o dettate dalle diverse appartenenze a sistemi intermedi”.

Oltre alla legge, declina anche il desiderio. Ma gli italiani, oltre a non riconoscere più alcun sistema di regole, non sanno neanche più desiderare. Un po’ è il frutto dell’eccesso di consumismo degli anni passati.

 

Due esempi per tutti: “Bambini obbligati a godere giocattoli mai chiesti” e “adulti coatti, più che desideranti, al sesto tipo di telefono cellulare”. Possibilità ampliate anche dalla maggiore facilità di accesso al credito al consumo, cresciuto persino negli anni della crisi: +5,6 per cento nel 2008 e +4,7 per cento nel 2009, “mentre il valore delle operazioni con carte di pagamento ha raggiunto complessivamente i 252 miliardi di euro nel 2009”.

 

“Forse aveva ragione chi profetizzava che il capitalismo avrebbe trionfato con la strategia del rinforzo continuato dell’offerta – osservano i ricercatori Censis – strumento invincibile nel non dare spazio ai desideri”.

 

Ma il desiderio inappagato è una spinta formidabile, che invece in Italia adesso manca, o meglio, c’è ancora, ma è “diventato esangue, senza forza”.

Leaderismo e carisma non seducono più. Calma piatta anche sul fronte della politica. Gli italiani esprimono “stanchezza verso la personalizzazione della politica”, e riversano le energie residue verso l’associazionismo e il volontariato.

 

“Leaderismo e carisma – gran parte del lessico politico di questi anni – non seducono più: quasi il 71% degli italiani ritiene che nell’attuale situazione socio-economica la scelta di dare più poteri al governo e/o al capo del governo non sia adeguata per risolvere i problemi del Paese.

 

Il distacco è più marcato tra i giovani (75%), le donne (76,9%), le persone con titolo di studio elevato (quasi il 74% dei diplomati e oltre il 73% dei laureati) e tra i residenti del Nord-Ovest (73,6%) e del Nord-Est (73,7%)”, si legge nel Rapporto.

3/12/2010

Rapporto Censisultima modifica: 2010-12-05T10:58:51+01:00da reterache
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