Berlusconismo? Settarismo

Come il berlusconismo  è diventato settarismo

di Filippo Rossi  15/10/2010

 

Ecco cosa succede a fare propaganda. Si comincia a credere alla propaganda. Ecco cosa succede a considerare la politica una scatola vuota. Si svuota anche il cervello. È così che è potuto accadere il più grande suicidio di massa mai avvenuto nella storia. A furia di farsi setta, di sprangare le porte del pensiero e del dialogo, gli uomini del Pdl hanno creduto veramente ai sondaggi di regime, hanno preso per vera la favola del grande consenso popolare. Andando così verso il precipizio, mentre pensavano di fare un’allegra scampagnata. A furia di pensar bene si finisce male. A furia di autoconvinzione plebiscitaria (gli italiani stanno con noi, noi stiamo con gli italiani, noi siamo gli italiani) si perde il contatto col mondo vero, quello che sta là fuori. Si dimentica che Silvio Berlusconi, così tanto per dire, non è mai stato maggioranza nel paese. Al massimo, maggioranza relativa.

È come con la chirurgia plastica, in fondo. Si inizia con un ritocchino, con un botulino, con una tiratina. Convinti di diventare più belli, convinti di farsi del bene, convinti di piacere di più. E poi ci si ritrova sfigurati, irriconoscibili, nel peggiore dei casi mostruosi. Incapaci di guardarsi allo specchio, ma ancora convinti di essere più belli, di piacere di più.

E allora ci si dice, per esempio, che Fini non conta niente, che i finiani sono quattro gatti, che “la destra siamo noi”, che il paese saprà giudicare i “traditori”. Che il dissenso è “un tumore”. Che il controcanto deve essere imbavagliato così, senza tante storie e senza tanti problemi. Magari mettendo in piedi qualche processo sommario contro chi ha alzato la voce. Magari sputtanandolo. Come si fa nelle sette, d’altronde. Come è successo a Dino Boffo prima e a Emma Marcegaglia poi, giusto per fare qualche esempio.

Si va avanti così, senza guardare negli occhi il paese, senza vedere le cose come stanno. Senza vedere la crisi di una leadership, l’invecchiamento di un sogno, l’ineluttabile fine dello “spirito del ’94”, il triste fallimento della “rivoluzione liberale”. Senza accorgersi che con la paura non si costruisce il futuro, che l’Italia non può e non vuole reggersi sulle barricate, sulle trincee.

Settarismo del pensiero: noi siamo i buoni e chi sta con noi è buono; noi siamo noi e loro sono gli altri; noi siamo giusti, e gli altri sbagliano sempre. A prescindere. Autoreferenzialità all’ennesima potenza. Narcisismo da chirurgia plastica, appunto. Autoconvinzione. Autoflagellazione. Onanismo intellettuale. Chiusura stagna. Ecco il male che divora, da dentro, il berlusconismo.

E allora il vecchio diventa il giovane, l’ingiusto diventa giusto, il cattivo diventa buono. I fatti non importano, le idee nemmeno. Conta solo la favola che ci si racconta. E che si spera di raccontare al paese. Senza accorgersi che il mondo cambia, che il paese si muove, che l’Italia ha fame di futuro. Chiusi nel castello, arroccati lì sopra. E se per un attimo ci si rende conto della realtà, di come va il mondo per davvero, allora ci si incazza con il mondo. Ci si incupisce, ci si incattivisce. Perché il mondo ha torto e noi abbiamo ragione.

C’è una setta berlusconiana incapace di vedersi per quello che è e di vedere il paese, incapace di giudicarsi e di giudicare, incapace di trovare una strada. Mentre il pensiero si semplifica e diventa dogma, la propaganda regna sovrana, l’insofferenza verso “gli altri” assume quasi i toni del razzismo, l’individuazione di un nemico diventa obiettivo prioritario e vitale.

È così che muore un progetto politico. Con i protagonisti che, senza accorgersene, si ritrovano a essere fantasmi. Convinti, ancora, di essere vivi tra i vivi.

Berlusconismo? Settarismoultima modifica: 2010-10-15T19:44:00+02:00da reterache
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento