Israele, scontro fondamentalisti e Istituzioni

Israele, scontro frontale tra i fondamentalisti e le Istituzioni

 

“Pronti a mettere lo Stato sionista a ferro e fuoco” 

 

Aldo Baquis La Stampa 20/6/10

 

«Ho nostalgia di mio padre, ma non sono triste. Lui è chiuso là per santificare il Nome del Signore».

Di fronte ai cancelli della prigione di Maassiahu, 20 chilometri da Tel Aviv, nel pomeriggio di venerdì, mingherlino ed occhialuto, il bambino ortodosso si accingeva ad intonare assieme ai compagni gli inni sabbatici nella speranza che i padri in cella riuscissero a sentirli.

Qualcuno aveva portato un organo con gli amplificatori, e c’era anche uno shofar, il corno rituale. Su un cartello, in idioma yiddish, era scritto: «Gute Shabbes, Abba».

Papà, passa un sabato sereno. E c’erano anche i grandi pani del sabato, destinati ai reclusi.

Ma il Servizio carcerario aveva ordini ferrei: niente cibo dall’esterno ai detenuti, né tantomeno giornali.

 

In questi giorni di scontro frontale fra il mondo rabbinico e le istituzioni laiche di Israele, i fogli ortodossi hanno assunto un tono quasi bolscevico.

Il settimanale Mishpaha titola: «Guerra culturale». E il tabloid rabbinico Hadashot-24 lo insegue: «Guerra civile».

Non proprio i testi che i guardiani desiderano siano divulgati fra i 35 ebrei ortodossi che da giovedì scontano due settimane di reclusione per essersi ribellati ai Giudici di Gerusalemme.

Fra i timorati la loro abnegazione desta già una ammirazione sconfinata: «Sono i nuovi Maccabei, i nuovi Asmonei», ossia ebrei tutti di un pezzo «di fronte ad un regime infame» (ossia lo stato laico di Israele): degni dunque di entrare nella mitologia.

Dalla loro cella comune – si afferma davanti ai cancelli di Maassiahu – si innalza ora «il ruggito di Emmanuel».

 

Pochi sono gli israeliani che, in assenza di una carta geografica precisa, saprebbero indicare con mano sicura la strada per Emmanuel, piccola colonia ortodossa in Cisgiordania guidata da rabbini che con il sionismo hanno poco o niente a che spartire.

La scuola da cui è iniziata la rivolta rientra nella corte rabbinica di Salonim, che affonda le sue radici nell’Europa settecentesca.

L’ortodossia, viene spiegato ad Emmanuel, è come l’erba inglese: necessita secoli per sedimentarsi, per crescere al meglio.

Allora gli ebrei ashkenaziti (europei) che sono ortodossi da secoli, hanno un raggiunto livello spirituale superiore a quello dei sefarditi (originari di Paesi arabi) che nel migliore dei casi sono approdati alla ortodossia alla fine degli Anni Ottanta.

Per questa ragione la direzione tiene classi separate per allieve ashkenazite e sefardite.

E se la Corte Suprema dice che questo «razzismo» deve essere abolito, gli insegnanti di Emmanuel, della corte di Salonim, non possono che rifiutarsi ed andare in carcere. A testa alta, e con lo «streimel» in testa.

 

C’era una volta un Gentile in Russia che voleva umiliare un ebreo e gli disse di mettersi in testa la coda di una volpe.

L’ebreo – racconta un timorato – «prese diverse code di volpi e si fece un bel colbacco circolare che da allora è il nostro copricapo nelle feste.

Così pure la Corte Suprema voleva umiliarci, e invece ci siamo riversati in 100 mila per strada».

 

Dalla Corte Suprema, scrive il foglio rabbinico Kav ha-Itonut, non si accettano peraltro lezioni di lotta alla discriminazione.

La maggioranza dei suoi giudici sono di estrazione ashkenazita, i sefarditi sono rari. Dunque non è quello il pulpito migliore.

Il giornale incalza: «I sefarditi hanno molto patito dallo Stato laico di Israele, quando sono immigrati.

Ben Gurion cercò di estirpare le loro radici religiose. Proprio grazie ai nostri istituti sono tornati sulla strada della fede».

 

A pochi passi dai cancelli della prigione «Ruggito di Emmanuel», Pinchas Saltzman, uno degli organizzatori della protesta, spiega che la guerra con lo stato laico di Israele è ormai aperta.

«Domenica la Corte Suprema deve decidere se insistere per arrestare anche 22 mogli degli ortodossi reclusi qua.

Fra loro ci sono donne incinte, madri di famiglie numerose… Se daranno loro la caccia, faremo scendere in strada migliaia di bambini, le proteste si estenderanno da Anversa a Strasburgo, da Basilea a Londra. Daremo fuoco a tutto».

 

Nel frattempo le 22 madri ricercate si sono date alla macchia, protette in un vasto «cantone» rabbinico che si estende da Bene’ Brak (Tel Aviv) a Beit Shemesh e a Gerusalemme, dalla colonia di Kiryat Sefer a quella di Betar Illit (Cisgiordania).

Secondo le radio una delle «ricercate» avrebbe partorito venerdì il suo ultimo figlio, il dodicesimo. Ma era solo una burla del «Dipartimento per la Disinformazione della Stampa Laica» firmato dalla Corte rabbinica di Salonim.

Israele, scontro fondamentalisti e Istituzioniultima modifica: 2010-06-20T11:35:13+02:00da reterache
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