Cooperazione, ricchi e poveri

Ricchi e poveri

Nuovo Consumo 12/5/2010

 

Un altro tipo di cooperazione è possibile, parola di Michele Nardelli, presidente del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani.

 

«L’idea che i cosiddetti paesi sottosviluppati debbano diventare come noi è un’idea coloniale, come se noi in questo momento non ci stessimo interrogando sul nostro modello.

 

Si parte dal principio che da una parte ci sia un paese povero e dall’altra un paese ricco, invece tutti siamo ricchi di storia, di risorse naturali e umane, che diventano spesso motivo di impoverimento perché oggetto di rapine.

 

Il problema è proprio alla radice e la cooperazione dovrebbe aiutare la comunità delle aree impoverite, non povere, a riappropriarsi delle proprie risorse».

 

Michele Nardelli ne è sicuro. Lui ha passato gran parte della sua vita in mezzo alle disgrazie dei Balcani e in Medioriente.

 

Ora presiede il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, e parla di un altro tipo di cooperazione.

 

Una cooperazione che faccia emergere le ricchezze peculiari dei territori che, a suo dire, hanno a che vedere con le culture prima ancora che con le risorse materiali. «Ma siamo certi che Sud e Nord siano ancora categorie da utilizzare?».

 

Me lo dica lei. Perché non dovremmo utilizzarle? «Perché oggi bisogna utilizzare le categorie dell’inclusione e dell’esclusione che sono ageografiche, perché non c’è un Sud sottosviluppato e un Nord sviluppato.

 

A Nairobi ci sono i grattacieli delle multinazionali di tutto il mondo.

 

tra le donne afroamericane degli Stati Uniti si registra un tasso di mortalità quasi quattro volte superiore a quello delle donne caucasiche».

 

E allora? «Allora, per poter fare buona cooperazione, bisogna partire dalla conoscenza. Occorre stabilire una relazione tra comunità per rianimare i territori che si intende aiutare».

Rianimare? «Rianimare il territorio significa interrogarsi su dov’è il bandolo della matassa. Se ogni territorio è ricco di suo e se la cooperazione dovrebbe portare a riappropriarsi della ricchezza e dell’elemento che fa la diversità, la rianimazione aiuta a costruire rapporti fra comunità che devono essere protagoniste e devono stabilire relazioni destinate a durare nel tempo in maniera condivisa perché costruite insieme, a partire dalle esigenze dei territori e delle persone».

Per esempio? «Quando vado in un territorio cerco di capire quale è lo spirito del luogo. A volte basta farsi raccontare una leggenda, una storia, ed è da lì che inizia la relazione che ci aiuta a riflettere e a trovare le modalità per stabilire una cooperazione di comunità, una relazione dalla quale tutti ne ricavano dei benefici dato che siamo in un contesto interdipendente. Ed è così che la cooperazione diventa un modo di stare al mondo non un modo di aiutare qualcuno, un modo per prevenire e non per rincorrere i problemi».

Cooperazione, ricchi e poveriultima modifica: 2010-05-12T14:39:54+02:00da reterache
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