Sardegna, affari con il Sant’Elia

I dubbi affari con il Sant’Elia «Lo stadio è dell’Isola una vergogna darlo ai privati

Conversando con Gigi Riva

 

una vergogna». Parla chiaro Gigi Riva per definire la gigantesca speculazione edilizia che si sta realizzando intorno allo stadio di Sant’Elia di Cagliari.

 

I signori del mattone hanno deciso di mettere le mani su quest’area enorme a due passi dal mare, ceduta con vincolo nel 1961 al Comune di Cagliari dalla Regione per costruire uno stadio pubblico.

 

Peccato che quel vincolo sia stato rimosso dalla Regione stessa guidata da Cappellacci con la delibera 51/37 del 17 novembre 2009.

 

Mentre nel programma triennale delle opere pubbliche approvato dal Comune di Cagliari il28 aprile si stanziano per la «realizzazione del nuovo stadio Sant’Elia» 40 milioni di euro.

 

Nello stato patrimoniale del Comune ne vale 50.

 

Il progetto è semplice: lo stadio in vista degli europei del 2016 non va più bene

 

e così verrà spazzato via per far posto ad una struttura bonsai da 23.000 posti,

 

ma circondata da hotel, appartamenti, ristoranti e quant’altro.

 

E pazienza se è costruito con soldi pubblici per regalare a tutta la Sardegna una struttura sportiva seria.

 

Meglio il cemento per far guadagnare i privati, amici e buoni elettori.

 

Ma a «Rombo di tuono» tutta questa storia non va proprio giù.

 

Non è un problema «né di destra o di sinistra, ma parlo come cittadino sardo» – precisa con il suo accento lombardo, ancora forte nonostante la lunga permanenza nell’isola .

 

«Perché è veramente assurdo », continua «che si voglia demolire un bene pubblico per far spazio ad un privato, dimenticando che il proprietario dello stadio non è la società Cagliari Calcio, ma tutta l’isola.

 

Per realizzare poi una struttura da 23 mila posti che esclude di fatto la città dalle partite più importanti.

 

Non capisco poi, perché non si pensi piuttosto ad una ristrutturazione: diversi ingegneri hanno sostenuto che non ci sono danni strutturali ed inoltre, costerebbe senz’altro di meno.

 

Spesso i politici dimenticano che hanno il dovere di amministrare la cosa pubblica nell’interesse comune.

 

Poi loro se ne vanno e il danno resta a noi. Demolire lo stadio significa privare i sardi di una struttura pubblica importante, costruita tra l’altro con i soldi di tutti.

 

Se il privato vuole lo stadio con ristoranti e hotel lo può fare da un’altra parte, non lì.È questione di buon senso».

 

L’abbraccio mortale tra politica e affari spesso fa a pugni con il bene comune.

 

E la travagliata storia del Sant’Elia sembra dimostrarlo. «Venne progettato nel ’68 – racconta ancora Riva – proprio per dotare l’isola di un grande punto di riferimento e quindi sin dall’inizio non c’entrava nulla con la società Cagliari Calcio», precisa.

 

Nel 1970 vide la luce, 70 mila i posti previsti.

 

Durante i mondiali del ’90, subì una profonda ristrutturazione: 35 miliardi di vecchie lire, «soldi pubblici – rimarca Riva – che fecero del Sant’Elia una struttura praticamente perfetta ».

 

Il 12 luglio 1996 il presidente del Cagliari Calcio Spa Massimo Cellino ottiene la concessione esclusiva dello stadio con la delibera comunale n. 1794.

 

In cambio si sarebbe occupato della «manutenzione delle opere edili ed affini dello stadio».

 

Nel 2002 venne rinnovata per altri undici, sempre in cambio delle manutenzioni e di un canone annuo di 50 mila euro.

 

L’affitto, secondo il Comune, non fu mai pagato mentre per le manutenzioni, secondo Gigi Riva, «esistono gravi responsabilità per mancati adempimenti contrattuali».

 

Insomma quello che si doveva fare non si è fatto e a 10 anni dalla ristrutturazione il Sant’Elia «è una porcheria », nonostante imponenti lavori di sicurezza nel 2004 pagati dal Comune per la modifica cifra di un milione di euro.

 

L’Unità 6/5/2010

Sardegna, affari con il Sant’Eliaultima modifica: 2010-05-07T11:00:00+02:00da reterache
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