Scajola e gli assegni

“Così Scajola mi diede quegli assegni

 

L’interrogatorio di una delle due sorelle che hanno venduto l’appartamento vista Colosseo

PAOLO FESTUCCIA e FRANCESCO GRIGNETTI  – La Stampa 4/5/2010

 

Il ministro Claudio Scajola nega tutto. Lo stesso dal carcere fa sapere il costruttore Diego Anemone. Ma agli investigatori che stanno passando al microscopio gli affari di Diego Anemone risultano comportamenti bizzarri e ben poco spiegabili.

 

E’ noto che l’architetto Angelo Zampolini è accusato di riciclaggio: la Guardia di Finanza ha documentato oltre 2 milioni e ottocentomila euro trasformati in assegni circolari per poi acquistare appartamenti intestati a «figli di».

 

L’architetto spiega così tanta disponibilità di soldi, per come racconta l’ordinanza firmata dai pm di Perugia Sergio Sottani e Alessia Tavernesi: «Un lascito d’oro da parte di suo padre (in vita era coltivatore diretto) la cui vendita, a un iraniano del quale non ricordava il nome, gli avrebbe fruttato 1.500 mila euro.

 

Per tale transazione non è stato in grado di esibire alcuna documentazione»                               .

Il raccconto di Beatrice Papa


Interrogata dalla Polizia tributaria di Roma, innanzitutto la proprietaria dell’alloggio riconosce i 40 assegni circolari. «Mi sono stati consegnati all’atto della vendita di un appartamento a Roma in via Fagutale 2.

 

Tale atto si è concretizzato presso un ufficio a Roma, credo di ricordare nei pressi di piazza San Silvestro. L’immobile che era in comproprietà con mia sorella Barbara, è stato venduto al ministro Claudio Scajola, per un importo complessivo pari a 1 milione 700 mila euro.

 

Il ministro, nell’occasione della stipula, davanti al notaio Napoleone, mi ha consegnato gli assegni che mi avete mostrato e non so se altri, mentre la restante parte mi è stata data in contanti. Preciso che la stessa quantità di assegni e contanti è stata consegnata a mia sorella. Inoltre, un acconto, se non ricordo male, di circa 200 mila euro in contanti, ci era stato dato in precedenza». La signora Papa ha anche sostenuto durante l’interrogatorio che «non era a conoscenza della effettiva provenienza del denaro e di non conoscere l’architetto Zampolini»                             .

Il commercialista indietreggia


Stefano Gazzani, il fiscalista che cura sia gli interessi di Anemone che quelli di Balducci, interrogato, nega o minimizza il più possibile. In un caso, però, scarica Zampolini: «Filippo Balducci ha un appartamento in via dei Cartari, so che è stato pagato in parte con assegni del padre e il resto con assegni di Zampolini. Fu comprato prima che io fossi interessato alla gestione delle loro società per cui non so perché Zampolini abbia versato assegni per quell’acquisto»                                                 .

L’autista tunisino


C’è poi chi collabora. Il tunisino Hidri Fathi, ex autista tuttofare di Angelo Balducci e remunerato da imprese che lavoravano sugli appalti concessi dal dirigente pubblico(ma che nel 2004 viene denunciato da Anemone perché si è impossessato di 200mila euro dai conti della società), ha raccontato: «Anemone si fidava così tanto di me che mi ha autorizzato a operare su conti correnti riferibili ad alcune sue società. Su incarico di Anemone mi sono recato molte volte ad effettuare operazioni bancarie. Ricordo che in una occasione portai 500 mila euro in contanti all’architetto Zampolini. Questo denaro serviva per l’acquisto di un immobile dietro al Colosseo. Zampolini mi aveva segnalato la necessità che quel giorno fossi puntuale perché si doveva stipulare un atto»                                                    .

La casa a Parigi


Fathi è perfettamente a conoscenza dell’intreccio tra dirigente pubblico e costruttore: «Balducci aveva un appartamento a Parigi, in quanto in un’occasione, su incarico di Diego Anemone, mi sono recato in tale città per pagare una tassa di poche centinaia di euro che mi furono dati dallo stesso Diego.

 

Balducci era in contatto con molte persone importanti, tra cui il ministro Lunardi. Su incarico di Balducci ho portato nello studio di Lunardi in via Parigi della documentazione. Ricordo che in un’occasione mi sono recato presso lo studio di Lunardi per portargli il catalogo della tappezzeria che poi fu realizzata da Diego Anemone, tramite un’impresa.

 

Ho conosciuto anche la figlia di Lunardi e ricordo che in due occasioni ho viaggiato da Roma a Milano per portarle delle buste, che le ho consegnato direttamente in aeroporto; in una di tali occasioni, Anemome mi disse di fare attenzione: dentro la busta c’era un assegno.

 

So che Anemone ha svolto, tramite le sue imprese, lavori edili presso le abitazioni di persone importanti, tra cui certamente l’attuale ministro Scajola».

 

Commentano i pm: «Appare invero anche prima di ulteriori riscontri che la deposizione resa da Hidri Fathi provenga da un soggetto che ha conosciuto dal di dentro la realtà dei rapporti tra il gruppo Anemone, Balducci e molti altri soggetti vicini al mondo della gestione degli appalti pubblici, tra cui alcune importanti personalità, rapporti su cui sono necessari ulteriori accertamenti»                               .

La lettera per Gianni Letta


A maggio, esploso scandalo Mondiali Nuoto, Balducci e Rinaldi si vedono per coordinarsi. Balducci alla segretaria: «Senti una cosa.. adesso sta venendo Vittorio (l’autista ndr) con una lettera… allora bisogna preparare due buste… una dentro con l’indirizzo della lettera e fuori un’altra busta… “All’onorevole dottor Gianni Letta sottosegretario alla presidenza… Così, eccetera eccetera… senti una cosa… non ce l’abbiamo un timbro “presidenza del Consiglio dei Ministri”?»                                                .

Mazzette per l’esame di guida


Il commercialista Gazzani, visti i problemi incontrati dal figlio per il conseguimento della patente, paga una mazzetta da 1500 euro e risolve il problema. Lo aiuta Arnaldo Pascucci, cognato di Diegno Anemone, già appartenente alla Polizia di Stato, poi passato tra gli 007 dell’Aisi. Telefonata tra padre e figlio: «Mo’ vedo se la trovo da pigliarla». «Zitto, zitto che stiamo al telefono! Deficiente».

Scajola e gli assegniultima modifica: 2010-05-04T13:58:36+02:00da reterache
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