IL diritto al lavoro

Il lavoro, un diritto

Luigi De Magistris

Anche al Parlamento europeo discutiamo di diritto al lavoro e di lotta alla disoccupazione.

I fondi europei per la coesione – quelli che in parte sono depredati dai ladroni della spesa pubblica – servono proprio a realizzare politiche di piena occupazione.

Lavoro vuol dire anche lotta alla crisi economico-finanziaria e realizzazione di politiche industriali innovative.

Lavoro significa optare – nel terzo millennio – per uno sviluppo economico compatibile con l’ambiente.

La green economy è un grande progetto economico e politico che punta anche a garantire livelli ottimali di qualità della vita.

La mobilità della forza lavoro può essere anche accettabile se condotta nell’interesse non solo dell’impresa ma anche del lavoratore.

È inutile, difatti, preservare realtà industriali ormai decotte e fallimentari, dai costi economici, sociali e umani intollerabili.

La riqualificazione può essere un valore aggiunto.

Il lavoro precario, invece, non è mai un valore.

Il diritto al lavoro stabile deve essere irrinunciabile.

La precarizzazione selvaggia è anche immorale perché mantiene in una situazione di ricatto il lavoratore, lo umilia nella lotta per i suoi diritti perché condiziona, di volta in volta, il rinnovo del contratto ad un atteggiamento servile rispetto al capitale.

Rompe l’unità sindacale in quanto favorisce trattative sottobanco con il datore di lavoro.

Mantenere l’art. 18 dello statuto dei lavoratori – una delle principali conquiste democratiche della lotta sociale – significa preservare il lavoro come diritto e non come concessione.

La politica castale e la parte dominante delle forze capitaliste intende il lavoro come privilegio che viene accordato in cambio del consolidamento di vincoli di appartenenza.

Offrire un posto di lavoro – pubblico e/o privato e revocabile – in cambio di denaro o voti .

Spezzare, quindi, il legame tra lavoro come raccomandazione e rafforzare il lavoro come diritto significa mettere in moto economia e sviluppo, nonchè garantire diritti ripristinando anche la legalità formale.

Il lavoro è uno dei principali antidoti alla corruzione ed alle mafie. Il lavoro come diritto e non come privilegio.

La dignità del lavoro passa anche attraverso la garanzia di una equa retribuzione.

In Italia – contrariamente a quello che accade nel resto d’Europa – si procede spediti, invece, verso lo smantellamento dello stato sociale di diritto in maniera tale che il lavoro sia sempre meno un diritto e sempre più un favore.

I sistemi corrotti e le mafie godono di parte significativa del loro consenso attraverso la concessione del lavoro che viene elargito grazie al rapporto illecito tra politica ed impresa e grazie alle mafie che condizionano, con il loro controllo, territorio, istituzioni ed economia.

Il lavoro come diritto significa anche ritorno alla meritocrazia e, quindi, anche il dovere di lavorare con serietà e correttezza.

Il diritto al lavoro vuol dire anche realizzare una rivoluzione culturale che porti alla difesa dell’art. 1 della Costituzione: l’Italia è una repubblica democratica che si fonda sul lavoro.

In realtà stiamo perdendo la democrazia ed anche il lavoro.

05 aprile 2010

 

IL diritto al lavoroultima modifica: 2010-04-26T11:56:00+02:00da reterache
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “IL diritto al lavoro

  1. Lettera aperta
    Trovare le parole per descrivere la vita di un precario nel nostro caso di lavoratore socialmente utile, non è semplice; tale è il disagio in cui si vive e tali le ingiustizie perpetrate che spesso evitiamo di parlarne anche se le urla di rabbia escono silenziose e ci fanno male. Siamo definiti precari storici, anzi potremo definirci preistorici; la nostra vita di precario inizia tramite una selezione dell’ufficio di collocamento e dal 1997 prestiamo servizio presso Ente Provincia di Frosinone con rinnovo ogni sei mesi senza mai aver avuto un contratto di lavoro, ma rispettando ogni obbligo come un dipendente effettivo (con la differenza che il nostro compenso è un misero sussidio di poco più di 500 euro mensili erogato dall’INPS); oggi, dopo 14 anni siamo rimasti in circa 90 poiché molti di noi sono fuoriusciti dal bacino chi arrendendosi, chi trovando altra sistemazione, chi andando in pensione (si fa per dire); tra noi in molti hanno una formazione professionale superiore alla figura lavorativa ricoperta ma mai riconosciuta tale, molti di noi sono preparati e competenti in materia da svolgere mansioni molto superiori e molti di noi coprono carenza di organico. Siamo una realtà scomoda che da molto all’Ente a costo zero. Anche se esiste una normativa prevede una serie di incentivi per favorire la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, dopo innumerevoli promesse mai mantenute come il miraggio della stabilizzazione di 100 lsu che doveva avvenire nei primi mesi del 2004 in seguito ad una Delibera di Giunta e che non si è verificata per decisione della nuova amministrazione che decise di annullare l’atto per poi nei cinque anni a seguire pensare solo alla sistemazione dei propri pupilli dando a noi lsu solo piccoli contentini, quali: un’assunzione di soli 4 lsu o una striminzita integrazione oraria oggi sospesa, noi siamo molto delusi, avviliti, sconcertati, abbiamo tanta rabbia dentro che sta esplodendo. Vorrei ricordare che il nostro Paese è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro, come cita il primo articolo della Costituzione ed il lavoro va garantito ad ogni cittadino poichè è un suo sacrosanto diritto, come cita l’articolo 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Siamo stanchi di non avere un Lavoro, stanchi da una vita precaria e vittime di continui soprusi, stanchi di essere sfruttati in nero e di mansioni superiori spesso svolte nell’ombra, stanchi di non veder riconosciuto ciò che veramente facciamo, stanchi di aver visto ingiustizie e sprechi, stanchi di non avere un contratto di lavoro. Non siamo rimasti in molti però siamo ora più che mai uniti e cercheremo di farci sentire ovunque anche organizzando altre pacifiche proteste. Stiamo uniti perché l’unione fa la forza e noi abbiamo bisogno di essere forti soprattutto in un periodo di crisi come questo. E’ difficile, ne siamo consapevoli, perchè ci troviamo in un marasma generale anche per colpa di politici che nulla o poco hanno fatto per risolvere seriamente il nostro problema lavorativo privilegiando invece altri a loro piacere attraverso assunzioni poco limpide. Ed oggi, anche se siamo stanchi di tutto ciò, dobbiamo lottare contro quei politici che ancora adottano sistemi clientelari e di protezione con la complicità della triplice sindacale, per non restare ancora dei fantasmi, l’ultima ruota del carro, dei lavoratori senza diritti e senza quella dignità che ci spetta dopo che per anni, con totale dedizione, abbiamo svolto il nostro dovere e fatto il nostro lavoro al servizio dell’ ente. Per la nostra dignità e per il rispetto di coloro che si sono arresi e non ce l’hanno fatta, uniti dobbiamo continuare a lottare. Diamoci da fare, scendiamo in piazza, lamentiamo la situazione di precariato, facciamo parlare di noi, ma soprattutto non continuiamo a vivere nel silenzio. Siamo persone che hanno una dignità e dei diritti che vanno rispettati,diamoci da fare tutti insieme.
    maggio 2010 – Paola B. lsu del. rdb della Provincia i Frosinone
    Inoltre: La nostra voce vuole farsi sentire anche in rete, il nostro neonato gruppo di face book “Noi lsusb di Frosinone” è in crescita e sta avendo contatti anche fuori regione, condividendo testimonianze di tanti altri precari come noi.

Lascia un commento