Sentenza Cassazione Mills

La Cassazione fa il processo parallelo al Cav

Da il Giornale.it

Luca Fazzo 22/4/2010

 

Milano Per almeno un anno il processo a Silvio Berlusconi per l’affare Mills è ufficialmente congelato, in attesa che la Corte costituzionale si pronunci sulla nuova norma sul «legittimo impedimento» approvata dal Parlamento e invocata dal premier nell’aula del tribunale milanese.

 

Ma ieri si è compiuta ugualmente l’ultima puntata del «processo parallelo» al Cavaliere, quello che secondo i suoi legali aveva come unico obiettivo arrivare a una sorta di condanna in effigie del capo del governo, bastonando l’avvocato inglese David Mills e di rimbalzo anche l’immagine pubblica di Berlusconi.

Sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui la Cassazione ha prosciolto per prescrizione Mills, lo scorso 25 febbraio.

 

E si apprende così che la Cassazione non si è discostata granché dal percorso già seguito dai giudici di primo grado e d’appello: Mills era colpevole di corruzione in atti giudiziari, scrivono i giudici della Cassazione.

 

Aggiungono: incassò soldi per avere mentito davanti ai giudici, e mentì per proteggere Silvio Berlusconi, nascondendone il ruolo nel sistema di conti esteri della Fininvest.

 

Una chiamata in causa quasi diretta per il premier.

Comprensibile, quindi, che la Procura generale di Milano festeggi: «La sentenza della Cassazione dà atto delle menzogne dette da Mills» dice il capo dell’ufficio, Laura Bertolè Viale.

 

E ancora più comprensibile che la decisione dei supremi giudici non piaccia per niente a Niccolò Ghedini, legale di fiducia del Cavaliere: «La sentenza depositata quest’oggi non appare affatto condivisibile».

 

La Cassazione, secondo Ghedini, avrebbe liquidato con «argomentazioni assai fragili» i complessi temi procedurali che stavano al centro del processo: primo tra tutti, la violazione al codice che la Procura milanese avrebbe commesso fin dagli esordi della vicenda, quando Mills venne interrogato come testimone, senza assistenza legale, quando era evidente che proprio lui era stato il creatore del «comparto B» dei conti Fininvest, e che quindi avrebbe dovuto essere sentito come indagato, dandogli la possibilità di tacere ed evitandogli di andare a infilarsi in un mare di guai.

Alla fine, come si ricorderà, Mills se la cava con la prescrizione: perché la Cassazione (ed è l’unico punto sul quale dà torto ai giudici milanesi) data la corruzione dell’avvocato all’11 novembre 1999, quando prese materialmente possesso dei 600mila dollari. Quindi il reato è ormai cancellato dallo scorrere del tempo.

 

Ma i giudici lasciano capire chiaramente che se avessero potuto, avrebbero confermato la condanna di Mills (anche se il difensore dell’inglese, Federico Cecconi, rimarca che «si sono limitati a non ritenere evidente la sua innocenza»). E lasciano supporre che avrebbero condannato probabilmente anche Berlusconi, di cui chiamano in causa anche i due figli maggiori: «Il fulcro della reticenza di David Mills si incentra nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti, posto che

 

si era reso necessario distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero e la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Pier Silvio Berlusconi».

 

Si tratta – ricordano per buona misura – degli stessi fondi che Berlusconi utilizzò nel 1992 per finanziare il Psi di Bettino Craxi.

 

Il commento di RETERACHE

 

L’articolo precedente è stato pubblicato sul “Giornale”, quotidiano della famiglia Berlusconi.

 

Tale circostanza rende particolarmente rilevanti quanto è stato riportato nell’articolo in merito alle motivazioni della sentenza emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione .

 

L’articolista non ha potuto evitare di riportare le conclusioni delle Sezioni Unite che affermano:

·        la colpevolezza di Mills;

·        in cosa consista il reato;

·        che lo stesso è stato commesso a favore di Berlusconi;

·        che tale comportamento ha consentito a quest’ultimo di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, nonché di mantenere la proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero;

·        che tali profitti sono confluiti in fondi da cui sono stati prelevate le somme utilizzate per finanziare il Psi di Bettino Craxi;

·        che per tale comportamento è stato pagato dalla Fininvest (attualmente Mediaset, che è di Berlusconi).

 

Naturalmente, non potendo modificare quanto affermato dalle Sezioni Unite delle Corte di Cassazione, l’articolista ha cercato di svalutarne il significato riconducendo l’operato della Corte alla contrapposizione della Magistratura nei confronti di Berlusconi.

 

L’intento è facilmente riscontrabile a partire dal Titolo con il quale si vuol far credere che i Giudici abbiano condannato Mills per colpire Berlusconi.

Le stesse motivazioni a sostegno della condanna, che non potevano non fare chiaro riferimento alla vicenda corruttiva e ai suoi protagonisti, vengono fatte apparire come espressamente volte a coinvolgere Berlusconi, mentre è evidente che i giudici non potevano fare altrimenti in quanto è lo stesso Mills che nella sua lettera al suo fiscalista indica in Berlusconi il fruitore della sua reticenza in tribunale.

 

Inoltre:

·        l’utilizzo improprio dell’espressione “prosciolto per prescrizione”, mentre Mills è stato condannato al pagamento di un risarcimento allo Stato Italiano per aver commesso il fatto e si è preso atto che non si poteva condannarlo al carcere per prescrizione, prescrizione dovuta alla legge Cirielli voluta da Berlusconi,

·        il parlare genericamente di Cassazione evitando di sottolineare che si trattava delle Sezioni Unite della Corte, circostanza che fa assumere alla sentenza di condanna e alle sue motivazioni una rilevanza particolare.

 

Ciò che va invece sottolineato, per dimostrare l’assoluta falsità della tesi secondo cui sarebbero alcuni magistrati, in particolare quelli della procura di Milano, ad utilizzare la giustizia per colpire Berlusconi, è che Mills è stato giudicato colpevole in tutti e tre i gradi di giudizio e quindi da un numero molto elevato di giudici, ivi compresi i magistrati di Cassazione.

 

Che se esiste un corrotto deve esistere necessariamente un corruttore.

 

Sentenza Cassazione Millsultima modifica: 2010-04-22T14:55:00+02:00da reterache
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