Il debito dei Comuni

I comuni con il buco dentro

Dal  Blog di Beppe Grillo  marzo 2010

 

Alviano (1554 ab.), Baschi (2742 ab.), Guardea (1883 ab.), Lugnano in Teverina (1593 ab.), Polino (284 ab.) Stroncone (4815 ab.) non sono Comuni, ma banche di investimento.

 

Insieme ad altri Comuni umbri hanno sottoscritto swap, strumenti di finanziamento “derivati“, per 466 milioni di euro.

 

Anche i piccoli Comuni, in cui la parola swap, ha un significato mistico, metafisico, allucinogeno si sono indebitati improvvisandosi esperti finanziari.

Gli swap permettono di ottenere anticipi dalle banche in previsione di consistenti guadagni.

 

I Comuni si ritrovano oggi, dopo la crisi, con i soldi da restituire e il capitale iniziale azzerato. Gli swap sono una alternativa legale allo strozzinaggio, una roulette russa in cui manca una sola pallottola.

 

Si incassa oggi e si spera in Dio, nel frattempo si pagano laute commissioni alle banche d’affari.

 

Nel caso il Comune non riesca a ripianare il debito accumulato, può rifinanziarlo con un’altra scommessa, con un altro swap fino al crack.

 

Si nascondono così i buchi di bilancio con investimenti ad alto rischio che sottraggono risorse ai prossimi esercizi comunali.

I sindaci che investono in swap di solito non ne rispondono, la perdita ricade sui loro successori e sui cittadini. Le amministrazioni locali hanno investito in swap per 35 miliardi di euro, un terzo del loro intero debito (fonte Financial Times).

I derivati sono un moderno campo dei miracoli di Pinocchio situato nei pressi della città Acchiappacitrulli, nel Paese dei Barbagianni.

 

Il campo miracoloso dove si seppellivano gli zecchini d’oro e in una sola notte cresceva un albero capace di farli fruttare.

 

Come fa un Comune a uscire da un debito insostenibile dovuto ai derivati? Denuncia le banche che, a suo dire, lo hanno truffato.

 

Milano ha tracciato la via denunciando JP Morgan, Depfa, Deutsche Bank e UBS. I “derivati alla milanese” sono stati sottoscritti nel 2005 da Albertini, il re dei parcheggi, che si gode la sua vecchiaia a Bruxelles come eurodeputato.

 

Un investimento su base trentennale degno di una finanziaria, pari a 1,7 miliardi di euro.

 

Il Comune non vuole addossarsi le perdite di 100 milioni di euro (accumulato fino ad ora) e ha avviato una causa di risarcimento di 239 milioni di euro.

 

Il Comune si è accorto solo dopo quattro anni di aver firmato un contratto capestro che gli ha consentito però di fare subito cassa.

 

Si è dichiarato così incapace di intendere e di volere. Il processo inizierà a maggio. Il blog lo seguirà.

Chi ha consentito ai Comuni di dilapidare le casse in derivati?

 

L’inarrestabile Tremonti, l’indebitatore d’Italia, con la legge Finanziaria del 2002.

 

Visto il disastro, nel 2009 li ha proibiti, un vero creativo.

 

 

Il commento di reterache.

 

Berlusconi ha sempre cercato di convincere gli italiani che con lui si pagano meno tasse.

 

Lo slogan ripetuto è “Non abbiamo messo le mani nelle tasche degli italiani”.

 

Il suo vero contratto con le categorie che lo sostengono è : “ Io vi faccio pagare meno tasse,  favorisco i vs. affari  e voi mi votate

 

Le categorie di riferimento sono prevalentemente le categorie del lavoro autonomo, quelle professionali e quelle imprenditoriali e in genere i ceti abbienti.

 

L’incremento delle partite IVA, determinato principalmente dall’introduzione nel mercato del lavoro dei contratti atipici, che hanno trasformato rapporti effettivi di dipendenza in rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e altre figure similari, ha aumentato il suo elettorato di riferimento, riducendo contemporaneamente il bacino di lavoro dipendente, che si riconosce prevalentemente nella sinistra.

 

Berlusconi osserva la sua parte di contratto:

·         riducendo le aliquote dei ceti più abbienti,

·         favorendo l’evasione fiscale (vedi ad esempio l’abolizione immediata della tracciabilità dei pagamenti disposta dal Governo Prodi 2006/2008),

·         abolendo l’ICI sulla prima casa per tutti, indipendentemente dal reddito e dai patrimoni posseduti (per cui i Comuni hanno perso l’introito fondamentale per la finanza locale,

·         abolendo le imposte sulla successione anche  per i ricchi,

·         picconando tutto ciò che è pubblico: scuola, sanità, previdenza, gestione servizi pubblici (da ultimo l’acqua). Quest’ultima azione ha un duplice vantaggio perché riduce la spesa dello Stato e quindi riduce l’indebitamento e favorisce i ceti di riferimento, aprendo loro nuovi terreni in cui fare profitto,

·         favorendo piccole e grandi illegalità:

o        con sistematici condoni fiscali, previdenziali, edilizi,

o        abolendo il falso in bilancio

o        riducendo i tempi di prescrizione, ecc

 

Naturalmente questa politica riduce le entrate dello Stato e espone l’Italia ad indebitarsi ulteriormente (cosa sempre avvenuta con i Governi Berlusconi, nonostante privatizzazioni, vendita beni pubblici, sanatorie giustificate dalla necessità di trovare risorse).

Ciò è avvenuto  anche quando non c’era una crisi economica internazionale.

 

Esistono, però,  dei limiti all’indebitamento oltre i quali i mercati finanziari, prima ancora che i vincoli di stabilità europei, metterebbero l’Italia nella stessa situazione in cui si trova attualmente la Grecia.

 

La crisi greca

La crisi economica e finanziaria della Grecia è stata causata dal  Governo Karamanlis (centrodestra) che  ha truccato il bilancio dello stato proprio attraverso la sottoscrizione di un derivato di svariati miliardi.

 

Il derivato per sua natura non figurava nel Bilancio dello Stato della Grecia(vedi la coincidenza). Ciò ha provocato la caduta del Governo di centrodestra.

 

Attualmente è il governo Papandreu(centrosinistra) che si trova a gestire la necessaria opera di risanamento, con gravi ripercussioni sociali.

 

L’Italia

Tremonti è stato più accorto, per evitare che il Bilancio dello Stato risultasse troppo indebitato, ha scaricato sulle amministrazioni locali il problema riducendo fortemente i trasferimenti dello Stato a favore degi Enti Locali.

 

Ciò ha provocato l’incremento delle imposte locali, che formalmente non riguardano il governo, per cui si può continuare ad affermare di non aver messo le mani nelle tasche degli italiani.

 

Molti comuni, non volendo perdere il consenso popolare, hanno seguito il suggerimento, più o meno esplicito, di Tremonti di indebitarsi con le banche attraverso i derivati, naturalmente di nascosto dai cittadini elettori.

 

Si badi il meccanismo, concepito dalle banche e accettato con gioia dai Comuni, consisteva nel mettere a disposizione dei Comuni somme che questi potevano utilizzare per attività volte ad accrescere il consenso, talvolta per finanziare opere, più spesso per foraggiare clientele, celando però ai cittadini che questi si stavano indebitando per 20/30 anni.

 

I contratti, frutto di complesse formule finanziarie gestite da programmi costosissimi, in possesso di poche grandi banche internazionali, erano, fin dall’inizio, fortemente penalizzanti per i Comuni  (x i cittadini) tanto da poter essere considerati delle vere e proprie truffe (vedi azione del Comune di Milano contro le banche).

 

I debiti  per i Comuni venivano concentrati negli anni futuri, i crediti nei primi anni.

 

Poi quando arrivava il momento di pagare veniva sottoscritto un nuovo derivato, ancora più penalizzante, al fine di procrastinare il redde-rationem.

 

Tutto ciò nella piena consapevolezza del Governo, ad iniziare da Tremonti, e di gran parte delle amministrazioni locali, ivi comprese quelle di centrosinistra.

 

Chi volesse approfondire il tema della politica economica berlusconiana clicchi sull’indirizzo seguente

 

 http://rassegnastampapersonale.myblog.it/archive/2009/10/12/governo-berlusconi-2001-2005.html

Il debito dei Comuniultima modifica: 2010-03-21T16:42:00+01:00da reterache
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