Agcom

Il  Commissario-garante che disse:

“il Capo vuole una spallata”

 

Giancarlo Innocenzi e il triangolo dell’Autorità delle Comunicazioni: il braccio armato della guerra all’informazione

 

Almeno stavolta nessuno potrà dire: non sapevo. Che Giancarlo Innocenzi fosse lo scherano di Silvio Berlusconi nell’Agcom e che la presunta “Autorità indipendente” delle comunicazioni fosse il braccio armato del premier sulle tv non è una novità.

 

Sul libro “Papi” avevamo già pubblicato le telefonate intercettate nel caso Saccà nelle quali il commissario dell’Agcom chiamava Silvio Berlusconi “Il Capo” e si dava da fare in tutti i modi per eseguire i suoi ordini. Già allora la magistratura e l’Agcom avrebbe dovuto debellare questo virus del sistema.

 

E invece la Procura di Roma ha ritenuto irrilevanti le intercettazioni mentre il Comitato “etico” (che parola grossa) dell’Agcom ha statuito che Innocenzi non ha fatto nulla di male. Così, assolvendo Innocenzi, l’Autorità ha condannato sé stessa alla perdita di ogni credibilità.

 

Gli otto commissari dell’Agcom sono nominati dal Presidente della Repubblica su indicazione del Parlamento tra personalità competenti e autonome. In realtà su otto componenti, cinque sono ex parlamentari: Roberto Napoli (Udeur); Michele Lauria (Margherita); Gianluigi Magri (Udc); Enzo Savarese (An); Giancarlo Innocenzi (Forza Italia). Poi ci sono due personalità competenti ma “di area” come Stefano Mannoni (costituzionalista ed editorialista de “Il Foglio” e de “Il Giornale”) e Nicola D’Angelo (già capo dell’ufficio legislativo dei ministri di centrosinistra Maccanico e Fassino).

 

L’unico commissario competente ma anche indipendente è Sebastiano Sortino, già direttore generale della Fieg, la federazione degli editori dei giornali. I commissari sono ipergarantiti, quasi come un Governatore di Bankitalia.

 

Proprio per preservare un’autonomia che spesso non hanno restano in carica sette anni e sono pagati 397 mila euro all’anno ciascuno.

 

Compensi stratosferici ma in linea con un Autorità che costa 66 milioni di euro all’anno. Soldi gettati al vento.

 

Nell’indagine di Trani è evidente che l’Agcom è un finto giudice che serve a esaudire i desiderata di Berlusconi triangolando sull’altrettanto asservito direttore generale della Rai. Questo schema triangolare è stato usato contro Michele Santoro e Marco Travaglio.

 

Prima l’Agcom ha multato la RAI per la trasmissione “Annozero” nella quale è stato trasmesso il filmato di Grillo che ironizzava sul presidente Napolitano e per la celebre frase sul presidente Schifani, pronunciata da Travaglio allo show di Fazio.

 

Poi, ecco la seconda mossa, è entrato in gioco il dg Rai Mauro Masi per paventare lo stop alla trasmissione e di Travaglio.

 

Non per via di una censura politica. Non sia mai. Ma per una mera tutela economica dell’azienda che altrimenti avrebbe rischiato le multe miliardarie dell’Agcom.

 

Ecco, grazie all’inchiesta di Trani, si scopre finalmente quello che tutti immaginavamo.

 

Questa finta dialettica Agcom-Rai a danno della libera informazione è un gioco delle parti con un solo regista: Silvio Berlusconi. Le intercettazioni di Saccà già avevano svelato il lato B del commissario dell’Agcom che è stato prima manager del gruppo Fininvest e poi sottosegretario alle comunicazioni di Forza Italia.

 

Il 2 agosto del 2007 Innocenzi chiamava Saccà e cercava di concordare con lui, dopo un incontro con Berlusconi, le mosse per far cadere il governo Prodi: “Sono reduce da un incontro con il grande Capo (così il “Garante Indipendente” appella il suo controllato, cioé il padrone della Fininvest ndr) e abbiamo fatto un po’ di ragionamento di politica.

 

Si è deciso di dare una spallata a questi qua (il governo Prodi ndr) .

 

A un certo punto gli ho detto: tra le varie cose che abbiamo, questo signore (Bordon, ndr) ha una moglie che fa quel mestiere (l’attrice, ndr) e attraverso Guido (De Angelis, produttore della fiction “Incantesimo”) l’avevamo messa anche su quella produzione (“Incantesimo”, ndr).

 

Solo che quel pirla di Fabrizio (Del Noce, direttore di Rai1, ndr) l’ha stoppata.

 

L’altro (Berlusconi, ndr) neanche ci ha pensato un secondo, non mi ha dato neanche il tempo di finire e ha preso il telefono e ha chiamato Fabrizio. Dicendogli: cazzo, scusa, mi serve per…la moglie di…”.

 

Effettivamente poi la parte sarà offerta a Rosa Ferraiolo, moglie di Bordon, che alla fine rifiuterà.

 

E poi sarà organizzata una cena a casa Bordon alla presenza di Innocenzi, del produttore e delle rispettive.

 

Mentre raggiungeva casa Bordon in auto, Innocenzi chiama De Angelis e gli dice che Berlusconi si è arrabbiato perché Bordon tentenna e non molla Prodi.

 

A un certo punto Innocenzi spiega anche perché il senatore del Pd si ostina a votare per il Governo: “Se lo sono ricomprato”.

 

E poi aggiunge: “Non può solo avere, deve anche dare”.

 

Non basta. Innocenzi aggiunge anche quello che lui aveva fatto avere a Bordon: interviste a Rete 4, “Il Giornale”, Tg1 e “Panorama”. Tutto ottenuto grazie a lui. Il Garante.

 

Marco Lillo – L’antefatto  12/3/2010

Agcomultima modifica: 2010-03-12T15:12:06+01:00da reterache
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