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Ecco il testo del decreto: per gli esperti è a rischio di inconstituzionalità

Il testo del decreto Il decreto legge, pubblicato oggi sulla Gazzetta ufficiale si compone di quattro soli articoli.

Al primo punto si prevede che «il rispetto dei termini orari di presentazione delle liste si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale».

La presenza entro il termine di legge nei locali del Tribunale dei delegati, specifica il decreto, «può essere provata con ogni mezzo idoneo».

Il secondo articolo dispone che le firme si considerano valide anche se l’autenticazione non risulti corredata da tutti gli elementi richiesti, «purchè tali dati siano comunque desumibili in modo univoco da altri elementi presenti nella documentazione prodotta.

In particolare, la regolarità della autenticazione delle firme non è comunque inficiata dalla presenza di una irregolarità meramente formale quale la mancanza o la non leggibilità del timbro della autorità autenticante, dell’indicazione del luogo di autenticazione, nonchè dell’indicazione della qualificazione dell’autorità autenticante, purchè autorizzata»            .

Le decisioni di ammissione di liste di candidati o di singoli candidati da parte dell’Ufficio centrale regionale sono – si legge nel terzo articolo del provvedimento – «definitive, non revocabili o modificabili dallo stesso Ufficio.

Contro le decisioni di ammissione può essere proposto esclusivamente ricorso al Giudice amministrativo soltanto da chi vi abbia interesse.

Contro le decisioni di eliminazione di liste di candidati oppure di singoli candidati è ammesso ricorso all’Ufficio centrale regionale, che può essere presentato, entro ventiquattro ore dalla comunicazione, soltanto dai delegati della lista alla quale la decisione si riferisce. Avverso la decisione dell’Ufficio centrale regionale è ammesso immediatamente ricorso al Giudice amministrativo».

Le disposizioni si applicano anche «alle operazioni e ad ogni altra attività relative alle elezioni regionali, in corso alla data di entrata in vigore del decreto. Per le elezioni regionali, i delegati possono effettuare la presentazione delle liste dalle ore otto alle ore venti di lunedì 8 marzo».

Il parere degli esperti

Un decreto legge «fortemente a rischio di incostituzionalità», quello cosiddetto «salva liste», almeno secondo diversi costituzionalisti, per i quali non si tratterebbe di un intervento «interpretativo», ma un vero e proprio cambio delle norme a procedura avviata, violando il principio di uguaglianza e introducendo una retroattività vietata.

E che potrebbe portare addirittura ad un successivo annullamento delle elezioni.

Per i “tecnici” della materia la questione non è così pacifica. Era stato il prof. Valerio Onida, presidente dei costituzionalisti, in una intervista a sollevare forti dubbi: «È un’altra legge ad personam che discrimina le regioni con norme incostituzionali.

È inammissibile che il governo intervenga per favorire qualcuno dei contendenti».

«È forte il rischio che questo decreto sia dichiarato anticostituzionale con l’effetto di inficiare anche il risultato delle imminenti elezioni amministrative – sostiene Stefano Ceccanti, professore di diritto costituzionale e senatore del Pd –alcuni commi sono disegnati su misura per consentire la presentazione fuori tempo della lista del Pdl del Lazio: si tratta, dunque, di una norma ‘ad hoc’ che non può essere veicolata con lo strumento del decreto».

Dello stesso parere il prof. Tommaso Giupponi:«Questo decreto sembra andare oltre il limite dell’interpretazione della legge e si attesta, piuttosto, ad innovare il significato delle norme facendo una “operazionè non consentita”.

È legittima una norma quando è veramente interpretativa mentre quando produce un significato estraneo alla legge che si intende interpretare diventa solo un modo per aggirare il divieto di leggi retroattive.

Non si era mai verificato un intervento “interpretativo” del governo».

Giupponi segnala inoltre che «se il parlamento non dovesse convertire questo decreto si creerebbe un problema per la validità del risultato delle elezioni».

Tranchant il giudizio del presidente emerito della Consulta, Mauro Ferri:«Mi sembra che serva molta buona volontà, troppa buona volontà, per considerare interpretativo questo decreto legge».

Da L’Unità 6 marzo 2010

decreto salvaliste commentiultima modifica: 2010-03-07T09:40:00+01:00da reterache
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