Ripresa

Ripresa debole, è allarme lavoro”

La Stampa  15/1/2010

 

Bankitalia: l’incertezza resta elevata. Il Pil 2010 a +0,7%. E il debito corre Sacconi attacca: “Sono dati scorretti”

 

Polemica fra Banca d’Italia e governo, dopo i dati forniti da via Nazionale secondo i quali l’Italia sta uscendo dalla recessione ma la ripresa dell’economia nel prossimo biennio sarà debole, con una forte incertezza legata all’andamento della domanda mondiale e alla debolezza del mercato del lavoro. Nel bollettino economico si legge che il Pil – dopo un drastico calo del 4,8% l’anno scorso – aumenterà dello 0,7% quest’anno e accelererà all’1% nel 2011.

2008

2009%

2010%

2011%

pil

decrem %

pil

increm %

Pil

decrem %

increm %

Pil

decrem %

 

su A.P.

 

su A.P.

 

su 2008

su A.P.

 

su 2008

100

-4,80%

95,2

0,70%

95,87

-4,13%

1,00%

96,83

3,17%

 

Reterache:

“La tabella inserita chiarisce che quando si parla di incrementi del P.I.L. negli anni 2010 e 2011, questi si riferiscono all’anno precedente, rispettivamente 2009 e 2010. Questi incrementi derivano dalla forte diminuzione del Pil nel 2009 e non rappresentano un miglioramento rispetto al 2008, peraltro già penalizzato dalla crisi.

Infatti rispetto al 2008 il pil si assesterebbe (nelle previsioni) ad un

meno 4,13% nel 2010 e

meno 3,17% nel 2011.

 

Pertanto, in termini di occupazione, ci si deve attendere  una situazione di peggioramento con la fine della Cassa Integrazione.

 

Inoltre, buona parte dell’aumento deriva dall’andamento del settore auto, attualmente incentivato”.

 

 

Previsioni che per il 2010 sono in linea con quelle indicate dal governo a settembre (+0,7%), mentre per il prossimo anno sono più pessimistiche rispetto alle stime dell’esecutivo (+2%).

 

La crisi colpisce pesantemente il mercato del lavoro, in cui circa 2,6 milioni di persone sono «non impiegate», tra disoccupati, lavoratori in cassa integrazione (Cig) e ’scoraggiatì, afferma la Banca d’Italia secondo cui nel secondo trimestre del 2009, «sommando i lavoratori in Cig e gli scoraggiati ai disoccupati, il numero di persone non impiegate, ma potenzialmente impiegabili, nel processo produttivo» raggiunge quota 2,6 milioni circa. E solo nel secondo trimestre 2008, subito prima del crack di Lehman Brothers, questa cifra era pari a 2 milioni.

 

A novembre, spiega Via Nazionale, «il tasso di disoccupazione è salito all’8,3%, 2,4 punti in più rispetto al minimo dell’aprile del 2007».

 

Ma «per valutare compiutamente il grado di utilizzo della forza lavoro disponibile, ai disoccupati vanno aggiunti i lavoratori in cassa integrazione guadagni e le persone “scoraggiate”, ovvero coloro che non cercano attivamente un impiego e sono quindi esclusi dal conteggio ufficiale dei disoccupati, pur avendo una probabilità di trovarlo analoga a quella di questi ultimi».

 

Proprio questo passaggio fa scattare la reazione del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. «Sommare, come fanno solo la Cgil e il servizio studi della Banca d’Italia – dice – i disoccupati veri e propri con i cassintegrati (che sono e restano legati alle rispettive aziende da un rapporto di lavoro solo temporaneamente sospeso) e addirittura con i cosiddetti “scoraggiati” è un’operazione scientificamente scorretta e senza confronto con gli altri paesi dove ci si attiene all’autorità statistica».

 

«Ciò – prosegue Sacconi – significa peraltro negare quell’effetto della politica di governo, concertata con le parti sociali, per cui in una crisi globale della domanda si è voluta conservare la base produttiva e occupazionale, attraverso la cassa integrazione e i contratti di solidarietà, rispetto a possibili processi di deindustrializzazione o frettolose espulsioni della manodopera».

 

Sacconi aggiunge che «è stato lo stesso governatore della Banca d’Italia peraltro ad apprezzare questa scelta in più occasioni». «Porre una questione così artificiosa alimenta solo la sfiducia, l’incertezza e la confusione nel momento in cui è essenziale garantire la corretta percezione della dimensione della crisi a partire da quella sociale. Istituzioni e attori sociali dovrebbero fare riferimento ai dati dell’istituto a ciò preposto, l’Istat, le cui statistiche sono parte integrante del sistema europeo Eurostat, che permette il raffronto con i numeri degli altri paesi.

 

Questi numeri – conclude – dicono che il tasso di disoccupazione in Italia era al 7,4% nel secondo trimestre e all’8,3% nel mese di novembre, ben al di sotto delle percentuali due cifre della media europea.

 

Reterache: “ La presa di posizione del ministro dimostra come questo governo intenda l’informazione. Secondo il ministro fornire all’opinione pubblica un dato relativo alla stato di “inoccupato” è condannabile anziché doveroso.

 

Per intenderci il dato della Banca d’Italia ci dice quanto lavoro effettivamente è stato perso.

 

Ognuno può comprendere che una situazione di perdita di posti di lavoro pari ad esempio a 400.000 addetti in presenza di una cassa integrazione per 100.000 addetti e cosa ben diversa da una perdita di posti di lavoro della stessa entità in presenza di Cassa Integrazione, magari in deroga, per 600.000 addetti.

Nel primo caso per ripristinare la situazione di partenza si deve recuperare lavoro per 500 mila addetti , nel secondo caso per un milione di addetti”, ovvero il doppio.

  

Ripresaultima modifica: 2010-01-21T14:09:00+01:00da reterache
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