La bufala del processo breve

La bufala del processo breve

di Cinzia Sciuto – Micromega 12 novembre 2009                                    .

Qualcuno, di grazia, ci spieghi in che cosa consista esattamente l’accordo sulla riforma della giustizia raggiunto da Fini e Berlusconi.

Perché, per quel che ne abbiamo capito, ci sembra una gran presa per i fondelli.

Pare – stando ai tg e giornali – che Fini abbia posto il suo veto sulla ‘prescrizione breve’ e abbia dato invece luce verde al ‘processo breve’.

La prescrizione è un istituto giuridico per il quale, passato un certo periodo di tempo determinato dalla legge di caso in caso, si estingue il reato perché viene meno l’interesse dello Stato ad accertarlo.

I tempi di prescrizione variano di reato in reato, perché

l’interesse dello Stato a trovare un boss mafioso è maggiore rispetto a quello che ha nel perseguire un ladro di merendine.

I tempi di prescrizione non hanno nulla a che fare con i tempi dei processi: che un reato cada in prescrizione – poniamo – dopo dieci anni, non significa che il processo durerà dieci anni, ma solo che si può perseguire quel reato fino a dieci anni dopo che è stato commesso.

 La prescrizione infatti inizia a decorrere dal giorno in cui si è commesso il reato (reato che, ovviamente, può anche essere scoperto molto tempo dopo, per esempio quando i termini di prescrizione sono già scaduti, per cui in questo caso il processo neanche comincia).

In linea di principio, dunque, quanto più un reato è considerato grave, tanto più la prescrizione deve essere lunga: è giusto, per esempio, che non si persegua il colpevole di una violenza sessuale su un bambino solo perché il fatto si scopre quindici anni dopo?                                                 .  

Ricordiamo peraltro che con la legge ex Cirielli, lo scorso governo Berlusconi aveva già ridotto indiscriminatamente i tempi di prescrizione di tutti i reati.

Torniamo al nostro accordo: a un’ulteriore riduzione dei tempi di prescrizione Fini dice di no, perché – afferma – «sarebbe stato un provvedimento indigeribile per i cittadini, un’amnistia mascherata».

Il ‘processo breve’, invece, dovrebbe essere digeribilissimo, anzi auspicabile. E certo, detto così, nessuno può non essere d’accordo.

Peccato che non basta dire «il processo deve essere breve», perché i processi siano effettivamente brevi.

A meno che, «processo breve» non sia un altro modo – più ingannevole e subdolo per ottenere lo stesso effetto della prescrizione breve.

Ora, il disegno di legge presentato proprio oggi in Senato si limita a introdurre semplicemente un tetto temporale (6 anni per i tre gradi di giudizio) oltre il quale il processo non si può più fare.

L’effetto, come può capire chiunque, non sarà per nulla quello di arrivare velocemente a sentenza definitiva, bensì quello di non arrivarci mai:

i tempi dei processi saranno identici a quelli di oggi, solo che, trascorsi 6 anni, si bloccano e tutto il lavoro fatto va al macero.

Non per prescrizione ma per ‘tempo scaduto’: nella sostanza quel reato rimane egualmente impunito.

E allora signori, non ci venite a raccontare balle.

E soprattutto, non fate passare Fini per quel galantuomo difensore della legalità costituzionale contro il mariuolo Berlusconi che proprio non è.

La bufala del processo breveultima modifica: 2009-11-14T12:21:50+01:00da reterache
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