Italia più ricca della Gran Bretagna

L’Italia più ricca della Gran Bretagna?  Le illusioni ottiche, i dati reali

di Antonio Misiani  – novembre 2009

“L’Italia è la sesta nazione più ricca del mondo tra i paesi industrializzati, visto che il suo Pil ha ormai superato quello della Gran Bretagna”. Silvio Berlusconi, 6 novembre 2009

 

In tempi di (dura) crisi, la fiducia è un capitale prezioso, da alimentare ad ogni costo. E il nostro Governo, tutto proteso ad enfatizzare i timidi venticelli di ripresa, non si è lasciato sfuggire l’occasione dell’annuncio, da parte del settimanale The Economist, del sorpasso del Pil pro-capite italiano nei confronti di quello britannico.

 

La diatriba, in realtà, ha radici antiche: nel 1986 (Governo Craxi), grazie all’inclusione nei dati di contabilità nazionale dell’economia sommersa, per la prima volta il Pil pro-capite dell’Italia sopravanzò quello del Regno Unito.

 

La superiorità italiana fu però relativamente breve, poiché nel 1995 il nostro Paese fu nuovamente superato dai britannici.

 

Nel 2009 ci sarà la nostra rivincita? Dipende da chi fa le previsioni. E, soprattutto, dagli indicatori utilizzati.

 

Il reddito pro-capite

Se si considera il Pil pro-capite calcolato:

                        · a prezzi correnti

                        · a tassi di cambio correnti

 

nel 2009 secondo i dati di The Economist (che utilizza le previsioni dell’Economist Intelligence Unit) l’Italia dovrebbe superare il Regno Unito.

 

Utilizzando invece le previsioni del FMI (World Economic Outlook Database, ottobre 2009), più che di un sorpasso bisognerebbe parlare di un avvicinamento: posto a 100 il Pil pro-capite del Regno Unito, il livello di quello italiano dovrebbe salire da 89,17 nel 2008 a 97,84 nel 2009. Il divario, peraltro, tornerebbe ad allargarsi nel 2010, con un Pil pro-capite italiano previsto al 94,68 per cento di quello britannico.

 

L’utilizzo nei confronti internazionali del Pil a prezzi e tassi di cambio correnti subisce, nei confronti internazionali, l’influenza di due rilevanti fattori distorsivi:

                        · il livello e la fluttuazione dei tassi di cambio (che non riflette necessariamente il livello e l’andamento del potere d’acquisto di una valuta)

                        · le differenti dinamiche inflazionistiche, che possono “gonfiare” il Pil a prezzi correnti di un Paese rispetto ad un altro

 

Nel 2009 la netta svalutazione della sterlina rispetto all’Euro (secondo le stime del FMI la media del cambio sterlina/euro dovrebbe passare da 1,259 nel 2008 a 1,142 nel 2009) è decisiva per spiegare il presunto “sorpasso” italiano.

 

Ben diverso è il quadro se si guarda al Pil pro-capite calcolato

                        · a prezzi correnti

                        · a parità di potere d’acquisto – PPA (eliminando, cioé, il primo elemento distorsivo: i livelli e le fluttuazioni dei tassi di cambio delle valute)

 

Sempre secondo il database del FMI, il Pil pro-capite italiano misurato in PPA – superiore a quello britannico fino al 1995 – ha subito dalla metà degli anni novanta in avanti un progressivo indebolimento relativo, fino a scendere nel 2009 (l’anno del presunto “sorpasso”) ad un livello pari all’83,29 per cento del Pil pro-capite del Regno Unito.

 

Nel 2010 la situazione dovrebbe ulteriormente peggiorare, con una riduzione del Pil pro-capite italiano a 82,44 (sempre ponendo a 100 quello del Regno Unito).

 

 

Terzo possibile metro di misura, il Pil pro-capite calcolato:

                         

                        · a prezzi costanti (depurato dall’inflazione)

                        · a parità di potere d’acquisto – PPA

 

Anche in questo caso, ciò che emerge inequivocabilmente dai dati FMI è l’inesorabile indebolimento della posizione relativa dell’Italia dal 1995 in poi. Il Pil pro-capite a PPA e a prezzi costanti dell’Italia , pari all’84,87 per cento di quello britannico nel 2008, dovrebbe ridursi all’83,91 per cento nel 2009, per calare ulteriormente all’83,05 per cento nel 2010.

 

Il Prodotto Interno Lordo

Se si guarda al complesso delle due economie, i termini dell’analisi non cambiano. Secondo i dati di fonte FMI l’Italia aveva sopravanzato il Regno Unito dal 1986 in avanti, per poi subire il sorpasso britannico nel 1995. Le stime 2009 indicano un riavvicinamento delle due economie, ma solo relativamente al Pil misurato a prezzi e tassi di cambio correnti, mentre il Pil valutato a parità di potere d’acquisto (PPA) evidenzia dal 1995 in poi una tendenza all’allargamento del divario tra le due economie. I dati confermano anche in questo caso il ruolo determinante, nel 2009, della svalutazione della sterlina. Analizzando il “peso” delle due economie sul totale mondiale, sia l’Italia che il Regno Unito da un decennio registrano una progressiva erosione della loro quota.

 

Conclusioni.

La misurazione in termini “reali” (cioé depurati dall’inflazione e dagli effetti distorsivi dei tassi di cambio correnti) del Pil non evidenzia alcun sorpasso dell’Italia ai danni del Regno Unito. Anzi, ciò che sta accadendo da oltre un decennio è esattamente il contrario: i cittadini italiani, che dal 1986 al 1995 erano riusciti a sopravanzare i britannici come prodotto interno pro-capite, stanno diventando sempre più poveri in relazione alla posizione del Regno Unito.

 

Nel 2009 il Pil pro-capite dell’Italia – misurato in termini reali – sarà nettamente inferiore al livello del 2000.

 

Ben diversa la tendenza del Regno Unito, che nonostante la pesante crisi economica potrà godere quest’anno di un prodotto per abitante ben superiore a quello di nove anni prima.

 

L’avvicinamento (o, secondo The Economist, il sorpasso) del Pil italiano rispetto a quello del Regno Unito nel 2009 è dunque un’illusione ottica, legata esclusivamente alla svalutazione di oltre il 10% del cambio medio sterlina/euro.

 

Italia più ricca della Gran Bretagnaultima modifica: 2009-11-14T12:20:04+01:00da reterache
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