Obama e la politica del rinnovamento

OBAMA E LA POLITICA DEL RINNOVAMENTO

 

Rino Falcone – Unità 26/10/09

 

Il Nobel per la pace a Obama ha sollevato qualche perplessità.

 

È vero infatti che, sebbene promettenti, le politiche finora adottate non possono essere considerate un significativo avanzamento nel processo di pace mondiale.

 

 Ciò che si può leggere nel premio al presidente americano è tuttavia qualcosa di diverso e di nuovo.

 

Per due ragioni. Innanzitutto, si tratta di un riconoscimento al popolo Usa e al suo coraggio di promuovere un candidato capace di collezionare tanti elementi simbolici di rinnovamento e di riscatto da essere da soli uno straordinario patrimonio a favore della pacificazione del mondo.

 

Nel contempo, premiando lo stesso Obama si è voluta rafforzare in lui e nell’opinione pubblica mondiale la convinzione di rappresentare un elemento di svolta nella storia recente, disponendo il premio come un presidio rafforzativo e non solo riconoscitivo della contribuzione alla pace.

 

Per entrambe le facce di questo premio si può parlare quindi di un premio “sulla fiducia”.

 

Nel primo caso, sulla fiducia assegnata in una prospettiva d’apertura piuttosto che di chiusura pur in presenza di una crisi grave e incombente.

 

Nel secondo caso, sulla fiducia nelle future azioni del nuovo Presidente.

 

In effetti la fiducia svolge parte fondamentale per gli obiettivi degli esseri umani.

 

Essa è uno degli elementi fondativi del vivere in società e della possibilità stessa che le società esistano, permettendo di riconoscere negli altri e nel mondo in cui operano le giuste caratteristiche.

 

Della fiducia va considerato non solo il senso stabilizzato: ciò che permette (a “bocce ferme”) di valutare e basarsi sulle potenzialità delle situazioni e degli interlocutori; ma è importante valutarne anche il ruolo dinamico: la capacità d’influenza che dalla sua presenza consegue e che può profondamente modificare relazioni e comportamenti.

 

Ma affinché questo meccanismo si scateni efficacemente e diffusamente è determinante una prospettiva collettiva credibile, una “visione” sociale che faccia da attrattore; è necessario avere la capacità d’immaginare un futuro rinnovato e rispondente alle nuove domande.

 

Obama ha intuito tutto questo e ha messo in campo alcuni grandi scenari di cambiamento (l’ambiente, la salute, l’economia misurata su obiettivi credibili, un cambio di strategia sui conflitti) e gli strumenti della conoscenza e del sapere come mezzi indispensabili per questi ottenimenti.

 

Sembra quindi che il messaggio inviatoci dagli accademici svedesi sia ben più profondo e non vada relegato al solo ambito, pur rilevantissimo della pace: l’uscita dalle crisi economiche e di sistema può realizzarsi aprendo con fiducia a quegli scenari che presentano grandi potenzialità di rinnovamento e speranza.

 

In tal modo la giuria del Nobel si è trasformata in attore protagonista e non solo in passivo spettatore e giudice della scena mondiale.

 

Obama e la politica del rinnovamentoultima modifica: 2009-10-28T12:03:55+01:00da reterache
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