Sentenza Lodo Alfano

Mancino: nessuna contraddizione rispetto alla decisione sul Lodo Schifani  8/10/09

 

«La Corte Costituzionale ha svolto il suo ruolo. La sentenza sul lodo Alfano va rispettata», avverte il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, che giudica «strano che si dica che la Corte Costituzionale abbia affrontato una questione non giuridica, ma di altra natura»                                            .

Mancino si sofferma poi su uno degli argomenti tecnici utilizzati dal Pdl per contestare la decisione della Consulta. E spiega che non c’è nessun problema di coerenza tra la sentenza di ieri e quella con la quale nel 2004 la Consulta bocciò il lodo Schifani, senza dire però che ci voleva una legge costituzionale.

 

«Nella precedente sentenza – spiega infatti Mancino – sono stati affrontati i problemi sollevati dal giudice del rinvio».

 

In questa occasione, invece, «i giudici dovevano valutare se bastasse una legge ordinaria o ci volesse una copertura costituzionale». E la Corte ha scelto questa seconda strada, fa notare Mancino, «anche per reggere lo squilibrio che si trova leggendo l’articolo 3 della Costituzione», quello che sancisce il principio di uguaglianza                           .

Ma era appunto la prima volta che la Consulta si trovava a dirimere questa specifica questione, sottolinea Mancino.

 

Da qui l’impossibilità di sovrapporre le due sentenze della Corte Costituzionale, che rispondevano a quesiti diversi                                       .

Il vicepresidente del Csm fa invece notare che sono state tante negli anni le leggi annullate dalla Consulta per illegittimità costituzionale.

 

Nota di Reterache

In sostanza la presunta contraddizione fra la sentenza sul lodo Schifani e quella sul lodo Alfano è priva di fondamento in quanto i quesiti posti dall’autorità giudiziaria che ha posto la questione di legittimità costituzionale erano diversi. Le eccezioni di incostituzionalità per il lodo Schifani non facevano riferimento esplicito all’art. 138 (revisione legge Costituzionale). Tale art. veniva menzionato nelle argomentazioni.

La Corte nel giudicare la legittimità costituzionale del lodo Schifani evidenziò profili di incostituzionalità con riferimento agli artt . 3 e 24, ma aggiunse questa espressione:

“Resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale”

 

Che significa che erano possibili altri profili di incostituzionalità non esaminati perché non era necessario per la decadenza del lodo Schifani.

 

Ecco perché la Consulta ha bocciato il Lodo Alfano

Claudia Fusani L’Unità 8/10/09

È come se avessero preso una pianta e l’avessero sradicata dalle radici. Il lodo Alfano è stato smontato dopo nove ore di camera di consiglio da 9 alti giudici della Consulta contro 6 che erano invece favorevoli.

Un voto a maggioranza netta che spazza via ogni ipotesi di salvezza parziale dello scudo giudiziario per le quattro più alte cariche dello Stato e che ha dilaniato l’ambiente per solito rarefatto dell’alta Corte.

Un voto che appena rimbalza fuori dal palazzo settecentesco sul colle del Quirinale scatena l’inferno politico e mediatico e che dice con chiarezza che l’immunità parlamentare, abolita nel 1993, non può essere ristabilita con legge ordinaria                      .

Il lodo Alfano è stato bocciato nel metodo e nel merito perché viola due principi cardine della Carta,

·                   l’articolo 3 che stabilisce il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alle legge e

·                   l’articolo 138 che fissa l’iter di approvazione delle leggi che correggono le norme della Carta.

È l’abc di ogni buon legislatore. E invece per quindici mesi il Lodo è stato legge dello Stato e ha consentito al premier di non farsi processare.

L’illegittimità costituzionale era l’ipotesi peggiore per i legali del premier che martedì nell’udienza pubblica avevano tirato ancora di più per la giacca la Costituzione sostenendo che «la legge è uguale per tutti ma non per tutti si applica allo stesso modo» (Ghedini) e che il premier «con la nuova legge elettorale non è più primus inter pares ma primus super pares»(Pecorella).

Forzature, specie la prima, che devono aver irritato i guardiani della Costituzione.

Le conseguenze pratiche e politiche della bocciatura sono infinite. Prima di tutto i processi. «Vorrà dire che d’ora in poi il premier toglierà tempo al governo del paese per essere presente a processi evanescenti» dice un irritato Ghedini che, pessimista dalla mattina, ha atteso la pronuncia della Corte tra Montecitorio e palazzo Grazioli.

Il processo per la compravendita per i diritti tv e cinematografici riprenderà già la prossima settimana dal punto dove era stato interrotto un anno fa. Il premier è imputato per falso in bilancio e appropriazione indebita.

Più complessa invece la situazione per il processo Mills che è già arrivato alla sentenza di primo grado                                 .

Questo procedimento dovrà ricominciare da capo ed è a rischio prescrizione (l’ipotesi di reato è corruzione in atti giudiziari) entro pochi mesi.

Per il Presidente del Consiglio esiste il rischio di altri due procedimenti: il primo, sempre a Milano, riguarda la vicenda Agrama (diritti tv) e i pm devono chiedere il rinvio a giudizio per appropriazione indebita.

Deve decidere cosa fare anche il gip di Roma a cui l’accusa ha chiesto l’archiviazione per la compravendita dei senatori                          .

Tensione tra i giudici Dai processi alla politica, passando per l’attacco alle istituzioni come la Consulta. «I giudici hanno voluto alzare i cavalli di Frisia davanti ad ogni ipotesi di compromesso che pure era stata loro indicata» osserva amaro Gaetano Pecorella. I giudici si sono spaccati.

Si racconta che quando i 15 hanno comunicato il verdetto avevano «facce contrariate», «umori neri», segno che nella camera di consiglio la contrapposizione è stata durissima e che i favorevoli al Lodo – sei erano e sei sono rimasti – non sono riusciti in alcun modo a convincere i tre colleghi indecisi che poi hanno fatto la differenza                                   .

Mentre la notizia usciva dal portone della Consulta e rotolava per Roma e nel mondo – tutti i canali news hanno interrotto i notiziari – la prima a finire sotto accusa è stata proprio la Consulta                                        .

«Sentenza politica» ha tuonato il Pdl. «La Corte è di sinistra, ben undici su quindici» ha fatto i conti il premier. «Si è contraddetta» ha osservato il ministro Alfano che ha annunciato: «non ci sarà una riforma costituzionale» (del resto, non arriverebbe in tempo per i processi).

La Corte nel 2004, quando bocciò il lodo Schifani, non aveva messo nero su bianco che per quella modifica serviva una legge costituzionale.

Anche allora ci fu una spaccatura. Amirante, oggi presidente, era allora relatore. E per lui, allora come oggi, non c’era dubbio che quella era da bocciare.

La Corte ha scritto, non è certo la prima volta, una pagina di storia ma non ha fatto politica. Ha custodito la Carta di cui è garante e guardiana.

 

Quello scudo fuori dalla Costituzione

di Paolo Biondani 23/9/09

Nel lodo Alfano gli stessi vizi già bocciati. Parla l’ex presidente della Consulta Valerio Onida  L’Espresso

Il lodo Alfano continuerà a salvare Silvio Berlusconi dai suoi processi o verrà annullato dalla Corte costituzionale? Valerio Onida, che della Corte costituzionale è stato presidente, non ha dubbi: quella legge è “palesemente incostituzionale”. Giurista tra i più autorevoli, Onida insegna diritto costituzionale e non ha paura di pronunciarsi proprio alla vigilia dell’udienza, fissata il 6 ottobre, che il mondo politico vive come un’ora cruciale. Secondo l’avvocatura dello Stato, sarebbe in gioco la “serenità istituzionale” del capo del governo: se dovesse tornare imputato a Milano, dove il tribunale ha già condannato per corruzione il suo coimputato David Mills (4 anni e mezzo in primo grado), Berlusconi potrebbe essere addirittura “condizionato a dimettersi

Professor Onida, perché prevede che il lodo Alfano verrà bocciato?
“Io non faccio previsioni: sarà la Corte a decidere. Posso solo esprimere la mia convinzione personale”.

E perché è convinto che il lodo violi la Costituzione                                ?
“Perché prevede una sospensione automatica e generalizzata di tutti i processi penali che non ha alcun fondamento nella Costituzione. Sono gli stessi due vizi fondamentali che avevano già portato la Corte a dichiarare incostituzionale la precedente legge che puntava a fermare i processi alle più alte cariche dello Stato”                                              .

Cioè il cosiddetto lodo Schifani. La maggioranza però sostiene che la nuova legge intitolata al ministro Angelino Alfano avrebbe già superato quelle vecchie obiezioni                                               .
«È vero che ci sono alcune modifiche, che riguardano in particolare la durata della sospensione, la facoltà per l’imputato di rinunciarvi e la possibilità per la parte lesa di continuare la causa in sede civile.

Ma i punti essenziali restano gli stessi: la sospensione dei processi penali è automatica e illimitata, cioè dovrebbe applicarsi indistintamente a tutti i reati e senza alcuna possibilità di esaminare il caso concreto.

La Costituzione prevede alcune prerogative solo per reati commessi nell’esercizio delle funzioni istituzionali.

Non è ammissibile una situazione di privilegio estesa anche a reati comuni, come la corruzione o il furto e perfino l’omicidio, tanto più se commessi prima dell’entrata in carica».

E l’automatismo che principi viola                                                ?
“Anche la vecchia autorizzazione a procedere, che peraltro è stata abolita, in pratica portava a una sospensione del processo, sempre limitata alla durata del mandato elettorale, ma poteva essere negata solo dopo un esame del caso concreto.

Il Parlamento doveva spiegare per quali motivi specifici fosse necessario sacrificare le esigenze di giustizia.

 

E l’autorità giudiziaria poteva chiedere alla Corte costituzionale di dirimere l’eventuale conflitto con il potere politico.

Con questo lodo invece la sospensione è inevitabile e insindacabile                .


Il governo ribatte che il lodo è sicuramente costituzionale perché è stato promulgato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano                     .

«Tutte le leggi esaminate dalla Corte costituzionale sono state prima promulgate. Il capo dello Stato ha un potere di rinvio di carattere altamente politico, che non può certo sostituire il giudizio della Consulta»                                            .

Se venisse rivotato con legge costituzionale, un futuro lodo-tris sarebbe valido?
«Si potrebbe discuterne, perché anche una legge costituzionale deve rispettare i principi fondamentali e inviolabili. Ma di fronte a una legge ordinaria, l’incostituzionalità a me sembra palese».

 

Sentenza Lodo Alfanoultima modifica: 2009-10-09T21:36:53+02:00da reterache
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