Crisi economica e occupazione

Parma e dintorni, perdere il posto nell’Eldorado d’Italia

di Rinaldo Gianola  4 ottobre

 

La strada dello struscio è via Cavour. Bar per l’happy hour, vetrine alla moda, il signor Parmacotto s’è comprato lo storico ristorante delle Sorelle Picchi (la polemica vola alta in città sul valore della cucina…), una proliferazione di negozi di inquietante lingerie.

 

Ma finita la curiosità, arrivati nella piazza del comune, anche l’opulenta Parma mostra un volto oggi familiare in tutt’Italia, quello della crisi, di lavoratori che perdono il posto, di famiglie che non ce la fanno.

 

Tocca alle operaie della Battistero, azienda dolciaria, presidiare il consiglio comunale e scuotere la serenità cittadina. Sono lavoratrici “stagionali”: per mettere assieme uno stipendio che copra tutto l’anno o quasi devono avere due o tre contratti di lavoro.

 

La signora Anna Maria, scatola di cartone da panettone in mano, illumina la situazione: «Vengo dalla bassa Italia, provincia di Campobasso.

 

Noi stagionali siamo le ultime ruote del carro, prendiamo i lavori che gli altri non fanno.

 

Siamo quasi tutte donne, perchè per un verso o per l’altro non siamo mai riuscite a entrare stabilmente in qualche azienda.

 

C’è chi prima ha messo su famiglia e poi ha cercato lavoro, c’è chi ha iniziato tardi, ci prendiamo quello che rimane.

 

Per dodici anni ho sempre lavorato come stagionale alla Nestlè e alla Battistero.

 

Ora sono guai: se salta la stagione dei panettoni qui non tiriamo avanti. Parma è una città cara, mio marito prende 700 euro di pensione. Non ce la facciamo»                            .

Sono circa 250 le lavoratrici che rischiano di non avere il lavoro in questa Battistero che è un’azienda con un bel marchio. Giovanna, la delegata, fa la stagionale da 15 anni:

 

«Noi siamo l’eccellenza della flessibilità, i padroni ci chiamano quando hanno bisogno e ci cacciano quando vogliono. Le aziende della zona vivono sul lavoro stagionale».

 

Paolo Maraglione, da 30 anni in fabbrica, dice che oggi «il problema sono i soldi, i padroni non hanno fatto l’aumento di capitale di 5 milioni di euro e le banche non vogliono anticipare i quattrini, così non possiamo comprare le materie prime, uova, farina, canditi.

 

Ma noi abbiamo ordini per 11 milioni di pezzi, circa 23 milioni di euro». I

 

nteressante è scoprire l’identità del proprietario: è Gianni Varasi, ex industriale delle vernici, nella seconda metà anni Ottanta fu per qualche tempo il padrone della Montedison. Adesso lo ritroviano tra panettoni e colombe. L’Italia non finisce mai di stupire                                                   .

Il caso delle “stagionali” è il paradigma di una situazione economica e sociale che caratterizza questo autunno.

 

Le difficoltà si sentono anche in questo Eldorado italiano,

·          la crisi morde la ceramica di Modena,

·          la metalmeccanica di Reggio Emilia,

·          sorprende le multinazionali attorno a Parma come l’americana Spx che vuole chiudere la produzione.

·          C’è il problema dell’industria del vetro e dei Bormioli.

·          La Nestlè qui fa i gelati, ma ha tagliato linee e ritmi: vuole portare la Coppa del Nonno in Polonia dove l’operaio costa 4 euro all’ora.

·          Mancano i soldi alle Terme di Salsomaggiore che dà lavoro a 450 dipendenti diretti e 4.500 dell’indotto turistico.

·          Anche la Faram (arredi per ufficio) è rimasta senza liquidità e i dipendenti rischiano il posto                                                .

Navigano bene, invece, i colossi della food valley come Barilla e Parmalat (Calisto Tanzi, condannato a dieci anni per lo storico crac, vive nella sua bella villa vicino Collecchio e vuole lanciare un’azienda di merendine…), perchè, dicono gli economisti, l’agroalimentare è anticiclico: anche se c’è la recessione la gente, comunque, deve mangiare                                           .

Paolo Bertoletti è il segretario della Camera del lavoro, viene da Cavriago dove ancora conservano la statua di Lenin. Ecco la sua analisi:«Abbiamo perso finora 4000 posti di lavoro, l’80% di questi sono interinali, contratti a termine scomparsi da un giorno all’altro.

 

Le aziende hanno cacciato prima i più deboli, adesso ci sono vertenze in imprese più strutturate, come le multinazionali che pensano di spostare produzioni altrove.

 

La cosa più preoccupante, in prospettiva, è che chi perde il posto non passa in un’altra azienda come avveniva in passato, non si creano nuove occasioni di occupazione.

 

Nuovi investimenti non se ne vedono, le piccole aziende hanno problemi con le banche.

 

Anche le imprese che vanno bene non assumono più, troppe incertezze, casomai ti chiedono lo straordinario per brevi periodi.

 

Qui naturalmente non c’è l’emergenza sociale di altre zone del Paese, tuttavia assistiamo a fenomeni non usuali per quest’area»                                                     .

E la città, la politica? Difficile trovare un disegno organico e coerente. La destra governa la città, ma sulla crisi balbetta, ha lanciato un corso anti-stress per chi rischia il posto.

 

La politica e gli industriali, il vero centro di potere, non vogliono che la serenità venga turbata. Meglio occuparsi di affari, e poi ci sono sempre Verdi e il culatello per consolarsi. Aggiunge Bertoletti: «Parma vive ancora nel mito di Maria Luigia, il sogno del Ducato.

 

È una città abituata a mettere i problemi sotto il tappeto, così non si vedono. Ma le mense della Caritas sono piene, ci sono poveracci che dormono sotto la Pilotta.

 

E il pestaggio del giovane ai giardini pubblici da parte dei vigili urbani testimonia di una brutta aria politica. Il sindaco Pietro Vignali ha imbarcato An, mentre il suo predecessore Ubaldi aveva sempre rifiutato: “Con me i fascisti mai” diceva.

 

Qui si discute sul progetto di metropolitana che è una cosa assurda in una città che in venti minuti l’attraversi tutta.

 

Se non si fa, come pare, troveranno qualche progetto alternativo per consegnare qualche ricco appalto ai costruttori come Pizzarotti. Qui comanda l’Unione industriali, col suo giornale la Gazzetta di Parma che si occupa di buche e di sagre… ci vorrebbe qualche personaggio coraggioso, in politica e nell’industria».

In provincia si muove bene il presidente Vincenzo Bernazzoli (centrosinistra), che ha un buon rapporto con il mondo delle imprese.

 

Gli industriali sono sempre i soliti, la nomenklatura sta tra l’Unione e il consiglio della Gazzetta di Parma, Il personaggio emergente era Matteo Cambi, inventore del marchio Guru, ma l’hanno messo in galera e ora frequenta la comunità Betania                            .

I lavoratori chiedono alle imprese un po’ di responsabilità in questa fase delicata.

 

Prendiamo il caso della Spx: azienda americana, centro di ricerca e di produzione per sistemi diagnostici per auto, 147 dipendenti, sempre in utile. «Da un giorno all’altro – racconta Antonio Morini, 38 anni, delegato – ci hanno comunicato la chiusura della produzione con 40-50 esuberi e il trasferimento dell’attività in Germania.

 

Ma qui le cose vanno bene, non c’è ragione per buttar fuori le persone.

 

In azienda c’è una professionalità elevata, l’integrità della fabbrica è importante: se si lascia solo la ricerca rischiamo di chiudere nel breve periodo».

 

La Spx è un bel caso: evidenzia come la crisi possa essere presa a pretesto dalle multinazionali per riorganizzare le attività, rinunciando anche a quelle che fanno profitti.

 

Fabio Garavina, giovane sindacalista, commenta: «Se dall’altra parte dell’Atlantico hanno deciso che Parma deve essere tagliata hai voglia a far capire al padrone americano che non ha senso chiudere, è difficile persino farsi sentire».

 

Davanti allo stabilimento della Spx presidiato dai lavoratori si è presentato Antonio Di Pietro, insieme all’ex Fiom Maurizio Zipponi, con le bandiere dell’Italia dei valori: l’ex pm ha lasciato 500 euro per sostenere la lotta.

Crisi economica e occupazioneultima modifica: 2009-10-04T19:55:43+02:00da reterache
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