Scuola 2009

Il nuovo anno della Gelmini: minacce, disinformazione, demagogia

 

Dal sito della CGIL settembre 2009-09-19

Il ministro Gelmini ha aperto il nuovo anno scolastico all’insegna delle minacce, della disinformazione e della demagogia. Ha iniziato attaccando gli insegnanti e i dirigenti che non condividono i suoi provvedimenti, definendoli “troppo politicizzati” e invitandoli a “lasciare la scuola”, ha poi continuato affermando che il tempo pieno è aumentato grazie alla sua riforma del maestro unico e proponendo il limite del 30% degli stranieri nelle classi e la riduzione della mobilità degli insegnanti                                       .

Vediamo punto per punto le questioni affrontate dal Ministro

 
Insegnanti politicizzati e maestro unico 


Il Ministro si rivolge con minacce non tanto velate a docenti e dirigenti scolastici, rei di  “far politica a scuola” perché non applicherebbero la riforma (“ad esempio vogliono mantenere il modulo anche se il modulo è stato abolito  con il passaggio al maestro unico/prevalente”).

Si tratta di un attacco molto grave all’autonomia culturale e professionale dei docenti e all’autonomia scolastica, entrambe tutelate dalla Costituzione.

 

Ma c’è di più. Oltre che in linea con la normativa sull’autonomia delle istituzioni scolastiche (DPR n.275/1999) – che è inequivocabile per quanto riguarda le competenze relative ai modelli di organizzazione didattica delle scuole – c’è la recente risoluzione della Corte dei Conti, che ha ribadito che il maestro unico non può essere obbligatorio.

 

Nel dare via libera al regolamento sul primo ciclo dell’istruzione la Corte dei Conti afferma che “in sostanza l’indicazione del modello non avrebbe alcun carattere prescrittivo, lasciando piena libertà alle scuole di strutturare orari e assetti didattico-organizzativi secondo la propria  programmazione e valutazione”.

 

Nella deliberazione di registrazione del regolamento, la Corte dei Conti fornisce una interpretazione corretta della legge 169/2008: il modello del maestro unico “viene sì indicato come modello da privilegiare nell’ambito delle possibili articolazioni del tempo-scuola, ma pur sempre tenuto conto della richiesta delle famiglie e nel rispetto dell’autonomia scolastica                                     .

La Gelmini già allora aveva dovuto far buon viso a cattiva sorte. Adesso ci riprova, facendo finta che questa sentenza non ci sia mai stata. Presa appunto da sacro furore ideologico (il “maestro unico” come ideologia di Stato?). Anche la Corte dei Conti allora fa politica? Anche qui, tutti a casa?                                                              .

Tempo pieno


Il ministro ha annunciato un aumento dell’8%, grazie all’opzione delle famiglie per il modello del maestro unico.

 

Difficile trovare un eguale concentrato di bugie in una sola affermazione, ma andiamo con ordine.

 

Innanzi tutto la Gelmini chiama tempo pieno ciò che spesso tempo pieno non è, perché in realtà trattasi di doposcuola senza corresponsabilità docente e senza compresenze.

 

Poi ingloba nel modello maestro unico anche l’opzione delle trenta ore settimanali, quando la stessa legge da lei voluta lo definisce come costituito da un docente e da 24 ore settimanali di lezione                                                     .

Come stanno andando in realtà le cose?

In assenza di dati ufficiali verificabili, utilizziamo come esempio i dati della provincia di Ancona, elaborati dalla Flc Cgil locale, sulla base delle informazioni fornite dall’Amministrazione Scolastica.

 

Al momento delle iscrizioni il modello del maestro unico non è stato sostanzialmente preso in considerazione dalle famiglie, mentre le richieste di tempo pieno sono salite di 344 unità (+5%).

 

Per soddisfare la nuova richiesta sarebbero necessarie 14 nuove classi e 28 docenti aggiuntivi. A fronte di questa richiesta sono state attivate 5 nuove classi di tempo pieno.

 

I dieci posti necessari per attivare le nuove cinque classi sono il residuo di un taglio di 102 posti, poi diventati 92, realizzato azzerando tutte le compresenze della classi a modulo e aumentando il numero degli alunni per classe.

 

In sintesi: il maestro unico non c’è, le compresenze sono sparite, il tempo pieno aumenta molto meno delle richieste (Berlusconi non aveva assicurato che ci sarebbe stato per tutti?), già da quest’anno (ma i tagli continuano per altri due anni) si capisce che è gravemente a rischio il modello di scuola elementare che fino ad oggi ha dato ottimi risultati.

 

La realtà, quindi, è molto distante dalla versione Gelmini: non è stata la libera scelta delle famiglie per il maestro unico a mettere a disposizione  poche nuove risorse per il tempo pieno – comunque almeno ad Ancona molto inferiori alle cifre ministeriali – ma un taglio pesantissimo a tutta la scuola, e il conseguente peggioramento complessivo delle condizioni di lavoro e di apprendimento, hanno reso disponibile qualche briciola per un aumento insufficiente delle classi a tempo pieno                                                        .

Tetto del 30% per gli extracomunitari                                        .

Il Ministro dopo aver già assentito alla proposta della Lega di ghettizzare nelle classi ponte gli alunni extracomunitari, ora lancia l’idea di imporre alle scuole un tetto massimo di accoglienza del 30% per evitare il formarsi di scuole ghetto quasi esclusivamente frequentate da stranieri.

Mentre la prima soluzione è di stampo sostanzialmente razzista, volta a segregare gli alunni stranieri per un indefinito periodo iniziale, questa seconda parte da un problema effettivo: evitare il formarsi di scuole ghetto.

 

Se il problema è effettivo, la soluzione è rozza e demagogica, perché non si ottiene una distribuzione equilibrata degli alunni stranieri imponendo rigidi tetti percentuali, riducendo la questione in termini di allarme sociale e alimentando paure e pregiudizi sul supposto scadimento  della qualità scolastica derivante dalla presenza degli stranieri.

 

Tutte le indagini (vedi anche Ocse –Pisa) dimostrano che la presenza degli stranieri migliora il livello di apprendimento di tutti, mentre i livelli si abbassano nelle scuole dove si concentrano alunni (italiani e stranieri) provenienti da contesti socio-culturali bassi.

 

Le soluzioni sono quindi da cercare nella programmazione territoriale, nella collaborazione tra scuola ed enti locali, nella costruzione di reti di scuole per migliorare i servizi e l’offerta formativa interculturale.

 

Molte scuole sono impegnate a realizzare queste buone pratiche, ma sono ostacolate dai tagli del Governo che colpiscono in particolare il personale impegnato nell’integrazione degli alunni stranieri                                                .

Riduzione della mobilità degli insegnanti                                      .

Anche in questo caso il Ministro affronta una questione importante per la qualità della scuola, l’eccessiva discontinuità didattica degli insegnanti nelle classi.

 

Ma continua a prospettare soluzioni del tutto inadeguate e unilaterali, più finalizzate a colpire lavoratori e sindacati che a risolvere il problema.

 

Più della metà dei cambiamenti di sede annuali, infatti, non derivano da trasferimenti volontari degli insegnanti, ma da precari cui viene cambiata le sede perché il loro rapporto di lavoro è annuale.

 

La politica di stabilizzazione rivendicata dai sindacati è allora la via maestra per ridurre la mobilità degli insegnanti.

 

In sede contrattuale si sono poi già messe in atto limitazioni – impossibilità per i docenti neoassunti a trasferirsi per tre anni – e altre forme di stabilizzazione possono essere realizzate attraverso l’attuazione degli organici funzionali connessi all’autonomia scolastica.

 

Ma anche in questo caso il Ministro sta marciando in direzione opposta.

Scuola 2009ultima modifica: 2009-09-23T09:21:00+02:00da reterache
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