Sardegna. Sempre più isola.

Sempre più Isola. Non con il Sud. E non contro l’amico del Nord

di Marco Bucciantini  Unità 19 luglio 2009

Venne sull’Isola da padrone e spese quasi 3 miliardi di euro in ventinove secondi, cronometrati al centesimo.

Era il 13 febbraio e nel palasport di Cagliari il premier Silvio Berlusconi si teneva a fianco, accucciato («per favore, scendi dalla pedana che sennò sembro più basso», gli disse, e l’altro scese all’istante) Ugo Cappellacci, il figlio del suo amico commercialista, che sarebbe diventato tre giorni dopo presidente della Sardegna.

Vinse, l’ex ragazzo «cresciuto nel giardino di Arcore», proprio rivendicando quel rapporto privilegiato che avrebbe inondato d’oro l’Isola.

Ma invece che in scia alla Brianza, la Sardegna s’è ritrovata sotto lo Stivale, nel posto più a sud della crisi. Se c’è una cosa che i sardi pensano di loro stessi è che non vivono al Sud, così come inteso nell’immaginario del Paese, ma sulla loro isola. Lo dicono senza razzismo, e con un po’ d’orgoglio autonomista                        .

In quei 27 secondi Berlusconi si comprò le elezioni, con il solito sfacciato ammiccamento al voto di scambio: «Per voi mi risultano già stanziati 2 miliardi e 700 milioni di euro». Vai col battimani. «Dalla Carlo Felice (ss 131) alla Sassari-Olbia, dal molo a Porto Torres alla nuova caserma dei carabinieri di Cagliari, e ci sono anche i soldi per sistemare l’acquedotto». Costosa, la Sardegna.

Imbrogliò i lavoratori: «Ieri notte ho trovato un compratore per la chimica, il signor Sartor…». C’era Cappellacci a fianco del premier (un gradino sotto), e c’è anche la sua faccia su queste illusioni. E gli brucia, adesso, con la fabbrica dell’Eni di Porto Torres distante dieci giorni dalla chiusura del suo cuore, il cracking.

Un passaggio simbolico della crisi che dall’industria sassarese piano piano affliggerà tutto il territorio, già depresso dalla chiusura dell’Eurallumina di Portovesme: da marzo 450 operai sono senza lavoro, un mese dopo il bacio della morte di Berlusconi: «Impediremo il blocco di quest’azienda».

E dopo 39 anni le ciminiere hanno smesso di fumare                                      .

Il governatore ha mostrato i denti al suo pigmalione, parlando a nuora perché suocera intendesse: «Così non va bene, l’Eni è irresponsabile», e ieri Gianni Letta l’ha ricevuto a Palazzo Chigi, per parlare, rimediare, tentare un tavolo.

Quello che non può fare è attaccare l’Isola alla terraferma: nel Partito del Sud la Sardegna non può entrare. Per storia, volontà, distanza. E se il ministro Raffaele Fitto (che un tempo si vantava dell’appellativo di «protesi di Berlusconi») dice: ci penserà il premier, allora il figlio dell’amico commercialista ripeterà: ci penserà il premier. Anche se si guarda attorno e non ci crede più                                                     .

Aprì gli occhi il 23 aprile: quel giorno Berlusconi annunciò il trasferimento del G8 dalla Maddalena all’Aquila, senza aver avvertito nessuna istituzione locale.

Per l’appuntamento sull’arcipelago, voluto da Prodi e Soru per mostrare al mondo il superamento della servitù militare, dopo la chiusura della base americana di Santo Stefano, “ballavano” mille milioni.

Fondi vieppiù garantiti dall’Europa, destinati alla Sardegna nel progetto Fas (per le aree svantaggiate).

Servivano per opere dirette e per opere collegate, fra cui la tanto reclamizzata Olbia-Sassari, strada a 4 corsie che renderebbe meno impervio muoversi nel nord dell’Isola. Quei soldi sono spariti: «Se la Sardegna vuole completare le opere avviate per il G8 e se vuole realizzare quelle programmate e poi bloccate, lo faccia pure: ma se le paghi, lo Stato non metterà un euro». Scritto nero su bianco nell’emendamento che traslocava il G8 e i soldi in Abruzzo.

Da allora è una corsa a trovare cavillose ragioni, con Cappellacci che spulcia documenti per dimostrare che il finanziamento è da sempre a carico di Comuni e Regione.

È una difesa d’ufficio ridicolizzata dalla storia, che sa prendersi dolorose vendette: il giorno in cui il governatore presentava la sua giunta, il Cipe stralciò i fondi già stanziati per il risanamento dei siti industriali (Sulcis, Porto Torres…). Quel miliardo e mezzo serviva a Berlusconi per rimpolpare il decreto anti-crisi. Non certo quella della Sardegna.

Sardegna. Sempre più isola.ultima modifica: 2009-07-20T12:33:47+02:00da reterache
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