L’ottimismo epigenetico

L’ottimismo epigenetico  di Rita Levi Montalcini

ROSALBA MICELI – La Stampa 6/5/09

 

La scienziata Rita Levi Montalcini parla spesso in pubblico del suo “ottimismo epigenetico”: “Dico sempre che il mio non è un ottimismo genetico, bensì epigenetico.

 

Questa è stata la mia fortuna”. Un fattore che le ha permesso di sostenere aspettative positive anche in circostanze problematiche e di portare avanti una vita produttiva pur dopo aver raggiunto i cento anni di età.

 

Ogni parola detta o scritta da Rita Levi Montalcini è carica di significato, rimanda ad evidenze scientifiche.

 

L’ottimismo epigenetico esiste – e la vita della scienziata ne è la testimonianza vivente – così come verosimilmente esiste il suo contrario, il pessimismo epigenetico

 

Negli ultimi anni lo studio delle emozioni come incrocio e intreccio fra biologico, psicologico e culturale, ha scandagliato i meccanismi con cui l’ambiente (famigliare, sociale, culturale) produce effetti sulla funzione dei geni.

 

E’ noto che le interazioni acquisite dal cervello in età precoce, in special modo le informazioni neurologiche fissate dall’ippocampo, sono cruciali nel determinare la sensibilità e la modalità di reazione di fronte al mondo.

 

Le ricerche sul pensiero positivo, portate avanti principalmente da Seligman e Csikszentmihalyi, indicano chiaramente che l’ottimismo, come fattore dell’azione diretta ad un obiettivo si apprende nel corso dell’infanzia e del’adolescenza, così come lo stile mentale del pessimista può essere ricondotto ad una sorta di “impotenza appresa” (classici gli esperimenti condotti sui cani), che paralizza il pensiero e l’azione.

 

In particolare, i bambini vittime di abusi (maltrattamenti, violenze domestiche, abbandoni, abusi sessuali) possono presentare anche a distanza di tempo una vulnerabilità emozionale (tendenza ad inserire qualsiasi avvenimento o incontro in una cornice negativa ed alterazioni della risposta allo stress).

 

A livello molecolare entriamo nel campo dell’epigenetica (rimodellamenti nella struttura della cromatina che avvengono senza cambiamenti nella sequenza del DNA e rappresentano una sorta di codice in grado di modulare l’espressione di geni).

 

Le alterazioni nello spettro delle modifiche della cromatina sono alla base di diverse patologie umane, poichè i markers epigenetici sono sensibili alle influenze dell’ambiente, specialmente nelle fasi precoci della vita.

 

Uno studio di biologia molecolare effettuato alla McGill University di Montreal, pubblicato su PLoS One, il giornale interattivo open-access della Public Library of Science, ha comparato il profilo molecolare di un set di geni che codificano per l’rRNA – componente di base del macchinario per la sintesi delle proteine – nel cervello di suicidi che avevano subito abusi nella prima infanzia ed in quello di soggetti deceduti per cause naturali, riscontrando delle differenze nell’assetto dei markers epigenetici.

 

“E’ possibile che i cambiamenti nei markers epigenetici siano stati causati dall’esposizione ad abusi sessuali, anche se nell’uomo è difficile stabilire un rapporto di causa-effetto fra le esperienze infantili e modifiche nei markers epigenetici allo stesso modo in cui lo abbiamo dimostrato negli animali” – commenta Moshe Szyf, responsabile delle ricerche al Dipartimento di Farmacologia e Terapia della McGill University.

 

In precedenza, gli stessi ricercatori della McGill University avevano dimostrato in ratti con disturbi dell’attaccamento, che il marchio epigenetico può essere reversibile, agendo con farmaci in grado di modificare gli schemi di metilazione del DNA.

 

“La grande domanda che abbiamo di fronte è se gli scienziati possano rilevare modifiche dell’assetto epigenetico a livello del DNA del sangue – conclude Szyf – ciò potrebbe portare alla messa a punto di test diagnostici, e se sia possibile progettare interventi che eliminino le differenze rilevate nei markers epigenetici”.

 

Se è vero che, come affermava Thomas Mann: “L’interesse per la malattia è sempre e soltanto un’altra espressione dell’interesse per la vita”, gli studi sulla vulnerabilità emozionale contribuiranno anche a chiarire i processi intrinseci dell’ottimismo.

 

 

Significati

Per epigenetica si intende una qualunque attività di regolazione dei geni tramite processi chimici che non comportino cambiamenti nel codice del DNA, ma possono modificare il fenotipo dell’individuo e/o della progenie.

 

Il fenotipo è la effettiva, totale manifestazione fisica di un organismo, in opposizione al suo genotipo – le istruzioni ereditate che porta, che possono essere o non essere espresse. Questa distinzione genotipo-fenotipo fu proposta da Wilhem Johannsen nel 1911 per rendere chiara la differenza tra l’eredità di un organismo e cosa l’eredità produce.

 

L’ottimismo epigeneticoultima modifica: 2009-05-09T13:04:44+02:00da reterache
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