Usa, sanatoria per i clandestini

Usa, sanatoria per i clandestini pugno duro con chi li sfrutta

 

Uno studio spiega che la legalizzazione non toglierà un posto di lavoro a chi è già occupato

 

 

Un sistema ordinato che non penalizzi i lavoratori e usi il pugno di ferro con chi sfrutta senza scrupoli la mano d’opera a basso costo. Questo il piano che Obama ha in mente per risolvere la questione dei clandestini.

 

 

Seri controlli alle frontiere, ma niente infami muri di cinta sovrastati da filo spinato. Naturalmente fatti costruire da lavoratori stranieri pagati in nero. Un altro capitolo dell’amministrazione Bush volge la termine, almeno dal punto di vista della propaganda.

 

Perché in quanto ad efficacia neppure il più sprovveduto dei repubblicani aveva mai pensato che fosse possibile bloccare il fenomeno dell’immigrazione ricorrendo alle ronde di notte e alla cellule fotoelettriche piazzate lungo la sterminata frontiera con il Messico.

 

APPUNTAMENTO PER MAGGIO

 

Fonti della Casa Bianca assicurano che non oltre il mese di maggio il presidente americano annuncerà alla nazione un piano comprensivo sull’immigrazione da sottoporre con urgenza all’esame del Congresso.

 

Le anticipazioni parlano di un’iniziativa destinava a scardinare stereotipi e pregiudizi radicati da anni per affrontare finalmente in modo pragmatico una delle questioni più controverse che riguardano il lavoro sommerso e il diritto di cittadinanza negli Stati Uniti d’America.

 

Il lasso di tempo che dovrebbe definireuna volta per tutte la questione, è definito dagli addetti ai lavori «strettamente tecnico».

 

Un particolare del tutto eccezionale, considerata la posta in gioco e lo strascico di controversie su cui le

opposte fazioni politiche hanno sinora abbondantemente marciato in modo talvolta pretestuoso.

 

 

Considerando soltanto la popolazione di origine ispanica, il tema riguarda almeno dodici milioni di lavoratori e le loro famiglie.

 

 «È la prima volta che un presidente eletto non ci prende per i fondelli – è stato il primo commento a caldo di Cecilia Munoz, direttore degli Affari intergovernamentali della CasaBianca – L’impegno preso con l’elettorato latino americano è stato rispettato prim’ancora di ogni più ottimistica previsione. E con tanto di corsia preferenziale».

 

INIZIATIVA SPINOSA

 

L’iniziativa non era affatto scontata:con una una crisi economica che ha portato la disoccupazione a galoppare in alcuni Stati nell’ordine di percentuali a due cifre, con sentimenti di xenofobia strisciante tra la popolazione più colpita dalla recessione, affrontare la questione di una sanatoria generale dei lavoratori clandestini, a giudizio degli esperti non è esattamente uno dei temi più popolari che il presidente potesse scegliere di affrontare per guadagnare facile consensi.

 

Si tratta piuttosto di una scelta coraggiosa e per molti versi lungimirante.

 

Lo stesso Obama aveva ammesso il mese scorso che la questione di una sanatoria sull’immigrazione era «un potenziale terreno minato ».

 

Sul piatto della bilancia ha pesato la considerazione che mantenere in uno stato di perdurante illegalità milioni di lavoratori che contribuiscono in modo sostanziale all’economia sarebbe stata una scelta miope e al limite dell’irresponsabilità.

 

Secondo gli ultimi calcoli del Congressional Budget Office, l’equivalente della Corte dei conti in Italia, legalizzare gli indocumentati non toglierebbe neppure un posto di lavoro a chi è già cittadino americano.

 

Ma avrebbe piuttosto l’effetto di far cessare i ricatti di datori di lavori senza scrupoli che utilizzano la condizione di clandestinità per sfruttare la mano d’opera e comprimere ulteriormente i salari verso il basso.

 

Questo a danno dei lavoratori di qualsiasi origine e nazionalità.

 

BARBARIE NEI CPT

 

Le ultime anticipazioni arrivano da Washington proprio mentre un nuovo reportage del Los Angeles Times denuncia un’altra serie di incredibili abusi avvenuti nei centri di detenzioni per immigrati clandestini in attesa di deportazione.

 

Storie di ordinaria barbarie che screditano l’immagine degli Stati Uniti di fronte alla comunità internazionale e che dimostrano ancora una volta come la repressione pura e semplice sia efficace nel contrastare gli ingressi illegali nel Paese tanto quanto il classico secchiello con cui si vorrebbe svuotare il mare.

 

Usa, sanatoria per i clandestiniultima modifica: 2009-04-11T07:36:00+02:00da reterache
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