07/01/2012
Partito democratico e governo Monti
Premessa
Le persone “di sinistra” hanno una caratteristica specifica: sono coloro che non sopportano le ingiustizie, in particolare lo sfruttamento dell’uomo da parte di altri uomini.
Quando dico che “non sopportano” non mi riferisco tanto a un fattore razionale quanto ad un dato passionale . Chi è autenticamente “di sinistra” soffre di fronte all’ingiustizia.
Questo fattore che li distingue dagli altri, è, a mio avviso, il loro pregio principale ma anche l’elemento che li porta spesso ad agire istintivamente anziché razionalmente.
Troppa razionalità rischia di spegnere la loro ansia di giustizia, come forse succede a molti politici “di sinistra”, che finiscono per troppa razionalità per non esserlo più (di sinistra), ma poca razionalità li porta ad agire in maniera errata finendo per compromettere l’esito delle battaglie.
Mantenere la passione e la lucidità è la condizione per continuare ad essere se stessi (fattore principale, perché se divieni insensibile perdi definitivamente) e, contemporaneamente, agire con efficacia nelle diverse situazioni.
Chi (re)agisce sempre nello stesso modo in situazioni diverse compromette i risultati possibili.
In battaglia ci sono situazioni in cui devi attaccare e situazioni in cui devi difenderti, talvolta ripiegare. Devi saper valutare le forze nemiche, quelle di cui disponi e le possibili alleanze.
In ogni caso devi conoscere e tenere conto della realtà.
L’azione del partito democratico durante il governo Monti
I Dati della realtà (schematicamente) e la decisione di appoggiare il Governo Monti
• Crisi internazionale
• Crisi nazionale
• Attacco all’Italia
• Attacco all’euro
• Politica europea dettata da Germania e Francia e caratterizzata da imposizioni ai paesi sotto attacco; misure che innescano recessione in tutto il Continente;
• Interessi esorbitanti e crescenti sul debito pubblico italiano;
• Vecchio parlamento (maggioranza centrodestra);
• Blocchi di potere che, venuto in crisi il sistema berlusconiano, operano per una ristrutturazione del quadro politico italiano: creazione di un raggruppamento che comprenda gran parte del PDL, il Terzo Polo e parte del PD. Il tutto con il supporto della gerarchia vaticana che torna a parlare di vincolo per i cattolici all’osservanza dei dettami del Magistero Ecclesiastico.
• Parte del PD che appare sintonizzato con tali prospettive: si torna a parlare di possibili scissioni se non si mette in discussione la linea uscita dal congresso, si assiste quotidianamente ad interventi su giornali, anche di destra, di esponenti della minoranza che chiedono di troncare i rapporti con IDV e SEL per allearsi con Casini;
• recessione in atto;
• tasso disoccupazione
• cassa integrazione ai massimi storici;
• e altro ancora.
Potevamo scegliere le elezioni anticipate?
Il Partito Democratico, in questa situazione, apparentemente, poteva scegliere fra andare alle elezioni anticipate o sostenere il tentativo del governo Monti, sponsorizzato da Napolitano (anche questo è un fattore da tenere presente).
Ho scritto “apparentemente” perché non è certo che il mancato sostegno del PD avrebbe comportato elezioni anticipate.
Si dimentica che in questo Parlamento esiste una maggioranza ampia di centrodestra e che un governo presieduto da un esponente del centrodestra (Alfano, Letta,) o da Casini o anche dallo stesso Monti avrebbe potuto nascere (io sono convinto che sarebbe nato) anche senza l’appoggio del Partito Democratico. -
Sarebbe stato un governo di destra, in grado, proprio per la crisi in atto, di imporre riforme strutturali fortemente liberiste, sacrificando i diritti e i bisogni dei ceti popolari e rafforzando gli strumenti attraverso cui perpetuare lo sfruttamento dei lavoratori.
Io ritengo che in questa ipotetica situazione avremmo assistito anche ad una scissione nel PD.
In sostanza, a mio parere, l’obiettivo di scardinare gli attuali equilibri a favore della creazione di un raggruppamento ampio di centrodestra con Casini, PDL e parti del PD, ove il Partito Democratico avesse scelto di non appoggiare il governo Monti, si sarebbe avverato.
Certo il pericolo che ciò avvenga non è superato e chi critica il Partito Democratico, o meglio la linea tenuta dal segretario, dovrebbe tenerlo in debita considerazione.
Se l’analisi è corretta, l’operato del PD appare caratterizzato da grande consapevolezza e risultano irragionevoli le critiche che molti commentatori (colpevolmente) e moltissimi militanti (comprensibilmente) muovono alla linea seguita dal PD.
Il ruolo e l’azione del PD in appoggio al Governo Monti.
Bersani ha precisato più volte che il governo Monti non è il governo del PD e che la decisione di sostenerlo parte dalla convinzione che il ricorso alle elezioni avrebbe comportato il fallimento dell’Italia, con conseguenze negative incommensurabili per tutti, ma in particolare per i meno abbienti.
Salvare l’Italia per difendere le condizioni di vita degli italiani che lavorano, di quelli che cercano lavoro e di coloro che sono in pensione.
Abbiamo visto in precedenza che esistevano ed esistono altre ragioni per ritenere preferibile un governo sostenuto dal PD, e quindi anche condizionato dal PD, ad un governo altro, possibile anche senza il PD.
L’azione concreta del governo Monti, allo stato attuale, è stata caratterizzata da notevoli sacrifici a carico di pensionati e pensionandi, da un allargamento e un incremento della imposizione fiscale sugli immobili di proprietà , dall’ elevazione delle aliquote IVA, qualche misura a favore delle imprese legate al costo del lavoro.
Il giudizio complessivo sulla manovra è negativo perché sono troppi i sacrifici a carico dei ceti non abbienti e scarsi quelli a carico dei “ricchi” (equità), inadeguati quelli volti allo sviluppo (crescita). Il rigore è rivolto quasi esclusivamente nei confronti dei ceti popolari.
Mancano, per i veti posti dal PDL, un incremento dell’irpef per i redditi più elevati, una vera patrimoniale, un maggiore costo a carico degli scudati, la negoziazione con la Svizzera per ottenere, come fatto da Germania ed Gran Bretagna, congrue imposte sui capitali italiani parcheggiati nella banche svizzere, le liberalizzazioni : farmacie, ordini professionali, taxi, assicurazioni, industrie farmaceutiche e petrolifere, ecc.), l’asta sulle frequenze televisive e misure per la crescita rese impossibili proprio per aver rinunciato alle risorse che da tali misure era possibile ricavare.
La presenza del PD ha consentito di ridurre gli squilibri ma non di eliminarli.
Il giudizio sul governo è più complesso di quanto non sia quello sulla manovra, perché mentre quella può essere valutata oggettivamente, nel giudizio sull’operato del governo non si può prescindere dalle condizioni in cui lo stesso è chiamato ad agire.
Il governo deve ottenere la fiducia del Parlamento, un Parlamento in cui la maggioranza è berlusconiana.
Ciò significa che il governo deve tenere conto dei veti posti dai partiti, cercando di rimuoverli in tutto o in parte, ma non potendo prescinderne totalmente.
Si può ritenere che Monti sia stato troppo arrendevole con il PDL su alcune questioni ma non si può non considerare i rapporti di forza attuali.
Vi sono una serie di provvedimenti nell’azione del governo Monti che il PDL ha dovuto subire e altri che rappresentano novità significative sia sul fronte del contrasto all’evasione fiscale, sia in relazione al mantenimento di servizi essenziali (rifinanziamento servizio di trasporto pubblico locale) e a sostegno dell’occupazione giovanile e femminile .
Particolarmente importante è l’annullamento della cosiddetta clausola di salvaguardia prevista dal governo Berlusconi .
Come è noto, in relazione alle richieste pervenute dall’Europa, Tremonti aveva definito una manovra complessiva che prevedeva di ricavare 20 miliardi di euro dalla futura riforma fiscale. Poiché, però, non è possibile utilizzare a copertura presunti recuperi di imposta, aveva inserito negli impegni una clausola di salvaguardia. Questa prevedeva che, in caso di mancato recupero di imposta, sarebbero state azzerate le detrazioni fiscali attualmente previste a favore dei redditi da lavoro, pensionati ecc. Una stangata terribile per i ceti meno abbienti.
Certo, la consapevolezza che si stanno subendo dei ricatti indigna ma “rompere”, come abbiamo visto, può determinare condizioni peggiori.
Esistono ovviamente dei limiti che non possiamo consentire vengano superati, ma, entro tali limiti, si deve lottare giorno per giorno, su ogni singolo aspetto, perché prevalgano le nostre posizioni, sapendo che la partita sarà lunga.
Naturalmente il PD deve rendere chiaro:
• che le decisioni del governo approvate in Parlamento non sono condivise dal PD; il PD sostiene il governo per evitare guai peggiori ma se governasse prenderebbe provvedimenti diversi;
• il progetto del PD per il futuro.
Mi sembra che lo stia facendo, vedi varie interviste di Bersani e l’ultima di Rosy Bindi. Vedi l’indisponibilità a creare una cabina di regia extraparlamento.
La presenza del PD nella maggioranza condiziona l’operato del governo al di là delle misure specifiche adottate, vedi tra l’altro l’importanza della netta presa di posizione di Bersani in merito all’art. 18, pur in presenza di minoranze nel partito favorevoli alla revisione di tale norma.
Fra le altre, sono state ottenute significative revisioni sul tema delle indicizzazioni delle pensioni, in un primo momento precluse , totalmente o parzialmente, per le pensioni maggiori di 496,00 euro lordi, massimale portato a 1.400 euro mensili lordi, l’attenuamento degli effetti su alcune fasce di età. L’introduzione dei capitali scudati fra le categorie da assoggettare a contributo e l’ aumento del contributo inizialmente fissato al 1,5%. Senza la presenza del PD sarebbe stato possibile l’imposta sugli immobili?
Bersani ha dichiarato che la battaglia continua e indicato i temi, fra cui una maggiore gradualità nell’attuazione delle norme relative alle pensioni di anzianità, norme specifiche per i lavoratori in mobilità, vera patrimoniale, e crescita volta in primo luogo a creare lavoro.
I ruoli del Partito democratico e quelli dei sindacati confederali CGIL,CISL, UIL sono diversi
Dovrebbe essere inutile sottolinearlo, ma non sembra sia così.
I sindacati confederali hanno il dovere di difendere i lavoratori e i pensionati e ricevono da essi il loro mandato. Essi sanno per lunga esperienza che tale difesa presuppone di far sentire la loro voce anche sul piano delle misure complessive decise dai governi , non limitando la propria azione ai rapporti con le Imprese, ma non siedono in Parlamento e da loro non dipende direttamente la sopravvivenza di un governo. Diversa è la responsabilità di un partito presente in Parlamento.
I sindacati fanno sentire la loro voce con gli strumenti a loro disposizione, i partiti con l’azione parlamentare.
Senza il Partito Democratico non esiste possibilità di un governo che attui una politica di redistribuzione del reddito a favore dei lavoratori, che colpisca le rendite, l’evasione fiscale, la corruzione e operi, anche a livello europeo, per la crescita.
A coloro che giudicano negativamente l’appoggio del PD al governo Monti, e in ragione di questo giudizio, intendono far venire meno il loro voto, dico:
senza il Partito democratico non può nascere un governo di centrosinistra;
se non sosteniamo il Partito Democratico, avremo un governo di destra;
partecipate ai movimenti, fate azione politica in ogni dove, utilizzate internet e qualsiasi altro strumento, criticate il Partito Democratico e chiunque altro soggetto : partito, istituzione, apparato , vi appaia criticabile;
iscrivetevi al partito che vi sembra più consono al vostro modo di essere;
ma sappiate che non esiste alternativa possibile alla destra che possa fare a meno del Partito Democratico.
Se non vi piace com’è e come opera, l’unica azione utile è iscriversi e migliorarlo.
Per la sinistra vale il motto sindacale: “uniti si vince , divisi saremo sconfitti”.
17:38 Scritto da: reterache in cronaca politica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: monti, bersani, governo, partito democratico, pd, equità, rigore, crescita | OKNOtizie |
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23/12/2011
Riconoscere lo Stato palestinese
«Riconoscere loro tutela la mia gente»
La scrittrice e politica, figlia d Moshe Dayan non ha dubbi: «Solo così si liberano due popoli»
24/9/2011
Una pace fondata sul principio “due popoli, due Stati, non è una gentile concessione ai palestinesi, tanto meno un cedimento a quanti vorrebbero liquidare Israele.
La nascita di uno Stato palestinese è nel nostro interesse.
L’indipendenza parallela dei due popoli, rafforzerebbe alla fine l’uno e l’altro». A sostenerlo è Yael Dayan, scrittrice, più volte parlamentare della sinistra israeliana, figlia dell’eroe nazionale Moshe Dayan.
Lei è tra le personalità del mondo politico e intellettuale israeliano che hanno promosso un appello, seguito da iniziative di piazza, a sostegno di uno Stato palestinese indipendente.
Cosa c'è alla base di questa iniziativa
«La convinzione che la fine totale dell'occupazione è precondizione fondamentale per la liberazione dei due popoli.
Non solo di quello palestinese, ma anche di noi israeliani.
La creazione di uno Stato palestinese è del tutto naturale, essa avrebbe dovuto aver luogo da una sessantina di anni».
Dalla tribuna delle Nazioni Unite, il premier d’Israele, Benjamin Netanyahu ha spiegato perché l’iniziativa del presidente Abu Mazen è un pericolo per Israele...
«Il pericolo per Israele è rappresentato da un governo dominato dai falchi più oltranzisti, il peggiore che lo Stato d’Israele ha conosciuto dai giorni dell’Indipendenza.
Presentare Abu Mazen come un pericoloso estremista è semplicemente ridicolo.
Netanyahu ha avuto tutto il tempo e le possibilità per riaprire il tavolo del negoziato. Non lo ha fatto. E ora parla di provocazione palestinese. La sua è solo propaganda».
Contro la dichiarazione unilaterale dello Stato palestinese si è schierato il presidente Usa, Barack Obama...
«Ho ascoltato con attenzione il suo discorso alle Nazioni Unite. Con l’attenzione e il rispetto che si devono ad un leader che aveva suscitato aspettative e speranze in tutti i popoli del Medio Oriente.
Devo dire che Obama non mi ha convinto, anzi mi ha deluso. Perché la scelta di Abu Mazen è il portato di uno stallo del processo di pace le cui responsabilità sono innanzitutto di chi oggi governa il mio Paese, di chi pensa di poter mantenere lo status quo fondato sull’occupazione dei Territori.
Il presidente Obama dovrebbe chiedersi perché oggi ad applaudire alla sua posizione sia quella destra nazionalista israeliana che lo aveva additato come un nemico solo perché aveva chiesto il blocco degli insediamenti».
La nascita di uno Stato di Palestina per l’Israele del dialogo sarebbe un atto di giustizia o cos’altro ancora?
«Giustizia, certo,ma anche interesse. La nascita di uno Stato palestinese è necessaria per assicurare l'esistenza di Israele, per porre termine all'occupazione e per evitare che gli ebrei non diventino una minoranza in un grande Stato binazionale ».
I palestinesi festeggiano, Israele si blinda... «La destra cavalca la paura e alimental’ostilità verso la realtà checi circonda. Ma non possiamo vivereperennemente in trincea. Lo Statopalestinese non è una minacciaper Israele».❖
14:08 Scritto da: reterache in palestina, politica internazionale | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Contratto a tempo indeterminato non significa posto fisso
Posto fisso
Tremonti ha parlato di “posto fisso” e così facendo ha posto le premesse perché su tale esternazione fosse facile fare il “tiro al piccione”
La locuzione “posto fisso” esprime un’idea di situazione immutabile nel tempo che cozza evidentemente con l’evolversi della società e come tale rappresenta quindi un obiettivo irrealizzabile.
Diversa è la questione se si parla di “contratto di lavoro a tempo indeterminato”.
L’indeterminatezza della durata non preclude la definizione del rapporto in relazione a motivazioni previste nei contratti o nelle leggi.
Infatti, si contano a migliaia i lavoratori che nel corso della storia del dopoguerra, in Italia, hanno perduto il loro posto di lavoro per crisi, ristrutturazioni e quant’altro.
Nei “contratti di lavoro a tempo determinato”, la perdita del lavoro avviene. nella maggior parte dei casi, per decisione del datore di lavoro, senza cioè una causa oggettiva.
E’ quindi irrealizzabile una normativa che preveda la garanzia del posto fisso, ma è perfettamente plausibile, anzi, economicamente vantaggioso, che il rapporto fra lavoratore e azienda sia impostato sulla base di un contratto che preveda una collaborazione nel tempo.
Il rapporto a tempo indeterminato nasce dalla fiducia. Ciò implica il riconoscimento della persona e della sua dignità.
Da tale fiducia, in un rapporto che nelle intenzioni nasce stabile, scaturiscono una serie di fattori positivi: l’importanza della formazione, l’interesse del lavoratore al buon andamento dell’azienda in cui lavora (da cui dipende il suo futuro), la comunanza di interessi e valori con i compagni di lavoro, ecc..) .
Spetta alla società far si che la perdita del posto di lavoro non si traduca in una sorta di esclusione dal vivere civile.
E’ la società che, mediante leggi, utilizzo di risorse, strumenti di vario genere, deve consentire alla persona che ha perso il posto di lavoro la possibilità di continuare a svolgere ruoli utili alla società, favorire il rientro nel mondo del lavoro e, nel contempo, garantire risorse, economiche e non, nella misura necessaria a consentire una vita dignitosa.
Una politica che, per ragioni elettorali, rinunci a chiedere ai cittadini abbienti di contribuire nella misura adeguata alle necessità, tenendo conto delle disponibilità individuali, rinuncia nello stesso momento a garantire a tutti quella serenità a cui ognuno ha diritto.
Tale serenità consente di assumersi oneri e impegni e si traduce in una economia più stabile e ricca.
Scritto in occasione di una intervista a Tremonti che risale al 2009, nella quale il furbo faceva l’elogio del posto fisso
Scritto da Reterache
11:38 Scritto da: reterache in cronaca politica, lavoro, sindacato | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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